Un super tifone di inaudita potenza ha implacabilmente flagellato un gruppo di remote isole statunitensi nell’Oceano Pacifico, portando con sé venti feroci e piogge incessanti che hanno seminato distruzione ovunque. La furia del Super Tifone Sinlaku si è abbattuta sulle Isole Marianne Settentrionali, rallentando la sua corsa quasi a voler prolungare l’agonia dei territori di Tinian e Saipan, dove risiedono quasi 50mila persone. Con raffiche sostenute fino a 240 km/h nel momento del landfall, la tempesta ha divelto tetti in lamiera, sradicato alberi secolari e costretto la popolazione a cercare disperatamente riparo dai detriti volanti. Le strade si sono trasformate in fiumi in piena, sommergendo veicoli e abitazioni, mentre la rete elettrica è collassata lasciando interi quartieri al buio. Fortunatamente, nonostante la portata apocalittica dell’evento meteorologico, i primi rapporti ufficiali del sindaco di Saipan confermano che attualmente non si registrano vittime, un miracolo attribuito alla tempestività degli avvisi e alla resistenza delle strutture in cemento armato in cui i cittadini hanno trovato rifugio.
Danni diffusi e alluvioni lampo
A Susupe, un villaggio di Saipan, la forza del ciclone ha scoperchiato edifici commerciali e spezzato rami massicci. Le testimonianze dei residenti descrivono scenari di devastazione urbana, con automobili scaraventate le une sulle altre all’interno dei parcheggi e balconi strappati dalle facciate dei palazzi. Anche Guam, territorio statunitense situato più a Sud e sede di importanti installazioni militari con circa 170mila residenti, ha subito pesanti ripercussioni. Il maltempo estremo ha causato alluvioni lampo, costringendo i vertici militari a ordinare al personale di cercare immediatamente un riparo sicuro. La Croce Rossa Americana, in collaborazione con i suoi partner, si è subito attivata allestendo centri di accoglienza che stanno ospitando oltre 1.000 sfollati tra Guam e le Marianne Settentrionali.
Lo spettro del passato
La popolazione locale si ritrova ad affrontare questo disastro in un momento di grande vulnerabilità. L’economia di Saipan, nota per i suoi resort e fortemente dipendente dal turismo, non si era ancora completamente ripresa dalle devastazioni causate dal Super Tifone Yutu nel 2018, seguite a ruota dall’impatto della pandemia di COVID-19. Eventi di questa intensità nel mese di aprile risultano tra l’altro inusuali. Sebbene i tifoni siano frequenti nel Pacifico, la stagione di picco coincide generalmente con quella degli uragani atlantici, tra l’estate e l’autunno. Un ciclone tropicale di questa magnitudo in piena primavera rappresenta un’anomalia significativa.
Risposta governativa e previsioni
Di fronte alla gravità della situazione, il Presidente Donald Trump ha approvato le dichiarazioni di emergenza per Guam e le Isole Marianne Settentrionali prima ancora che la tempesta esaurisse la sua forza. L’Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze (FEMA) è intervenuta rapidamente, mobilitando un centinaio di operatori per coordinare gli aiuti e fornire supporto logistico sul territorio. Attualmente, l’occhio del ciclone si sta muovendo verso Nord/Ovest, allontanandosi da Saipan e Tinian per dirigersi verso isole vulcaniche scarsamente popolate. Il Servizio Meteorologico Nazionale ha tuttavia avvertito che i venti, seppur in graduale diminuzione attorno agli 80 km/h, rimarranno troppo pericolosi per consentire ai cittadini di uscire di casa in sicurezza per almeno un altro giorno e mezzo. Le autorità continuano a invitare la popolazione a rimanere al coperto in attesa che la situazione si stabilizzi definitivamente.

