Lago Maggiore, via libera a storico innalzamento: 30 milioni di metri cubi di acqua in più contro la siccità

Accordo storico tra Autorità di Bacino, Regioni e Consorzio del Ticino per portare il livello a 1,40 metri e sostenere l'agricoltura e l'ecosistema del Po senza nuove infrastrutture

La Conferenza Istituzionale Permanente ha ufficialmente approvato l’innalzamento del livello delle acque del Lago Maggiore fino alla quota di 1,40 metri, una decisione che permetterà di incrementare la disponibilità idrica del bacino con un volume compreso tra i 20 e i 30 milioni di metri cubi supplementari. Il provvedimento è il risultato di un lungo percorso di mediazione coordinato dall’Autorità di Bacino del Distretto del Fiume Po, che ha saputo armonizzare le istanze delle Regioni Piemonte e Lombardia, del Consorzio del Ticino e dell’Organismo bilaterale Italia-Svizzera. In un contesto climatico sempre più incerto, caratterizzato da inverni poveri di neve e riserve idroelettriche ridotte ai minimi termini, questa misura si presenta come un tassello fondamentale per la resilienza del sistema idrico padano. L’accordo risponde alle urgenze del comparto agricolo e punta a garantire il deflusso vitale del fiume Po fino alla foce, tutelando al contempo la sicurezza idraulica delle popolazioni rivierasche e l’integrità dell’ambiente naturale senza la necessità di ricorrere alla costruzione di nuove e impattanti opere infrastrutturali o cementificazioni del territorio.

Adattamento climatico e gestione delle risorse

L’innalzamento di ulteriori 15 centimetri rispetto ai limiti precedenti rappresenta una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici basata sull’ottimizzazione delle risorse esistenti. Alessandro Delpiano, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino, ha sottolineato come il raggiungimento di una disponibilità aggiuntiva fino a 30 milioni di metri cubi sia un risultato straordinario: “Innalzare fino a 15 centimetri in più il livello del Lago Maggiore è uno straordinario esempio di come possiamo e dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici. Siamo riusciti ad avere la disponibilità fino a 30 milioni di metri cubi in più di acqua senza nuove opere o infrastrutture. Più acqua per l’agricoltura, per la mitigazione ambientale e la vita del Po fino alla foce, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza idraulica e di tutela ambientale. La collaborazione tra tutte le istituzioni, tra cui Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia, Regione Piemonte e Consorzio del Ticino, che ringrazio a nome dell’Autorità di Bacino, ha consentito di ottenere un risultato importante“.

L’obiettivo primario è la creazione di una “scorta” idrica capace di mitigare i periodi di siccità, fornendo ossigeno all’agricoltura e garantendo la vita del fiume Po lungo tutto il suo percorso. Il piano è stato strutturato per operare nel pieno rispetto dei parametri di sicurezza idraulica, assicurando che la maggiore pressione sulle sponde non comprometta la tutela ambientale o la stabilità delle infrastrutture esistenti.

Soddisfazione istituzionale e tutela del bacino

Il provvedimento ha incassato il parere favorevole dei principali attori regionali. Gli assessori Matteo Marnati (Piemonte) e Massimo Sertoli (Lombardia) hanno espresso soddisfazione per una decisione che giunge in un momento critico. La situazione attuale del bacino idrico montano, infatti, soffre per lo scarso innevamento delle vette, con i serbatoi idroelettrici che si trovano attualmente al minimo del loro volume di invaso. Anche il Consorzio del Ticino e il Regolatore delle acque del Lago Maggiore hanno accolto positivamente l’intesa, evidenziando come la collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente e le istituzioni locali sia stata il motore di questo importante traguardo. L’accordo permette di guardare alla stagione irrigua con maggiore ottimismo, offrendo uno strumento concreto per bilanciare le esigenze produttive e la protezione degli ecosistemi fluviali.