L’Ocse: “energia e tensioni globali, Italia vulnerabile tra prezzi in salita e crisi nello Stretto di Hormuz”

L’Ocse avverte sui rischi immediati legati a petrolio e gas, mentre il conflitto con l’Iran e le rotte strategiche mettono sotto pressione economia e famiglie

“Nel breve periodo il rischio maggiore non solo per l’Italia, ma anche per gli altri Paesi, è quello legato all’andamento dei prezzi” delle materie energetiche, petrolio e gas, perché “l’Italia è molto esposta per la sua dipendenza significativa da fonti fossili e questo porta al rischio di ricadute sulle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti e anche sulle imprese”. È questo l’allarme lanciato da Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse, durante la presentazione dell’Economic Survey dedicato all’Italia. Le tensioni sui mercati energetici, già elevate negli ultimi anni, si intrecciano oggi con uno scenario geopolitico sempre più fragile, dove le rotte di approvvigionamento risultano esposte a shock improvvisi.

L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di energia, si trova così in una posizione particolarmente delicata, con effetti diretti su bollette, inflazione e competitività delle imprese. In questo contesto, il rincaro di petrolio e gas non rappresenta solo una variabile economica, ma un fattore strutturale che può incidere sulla stabilità sociale.

Guerra in Iran e nodo strategico dello Stretto di Hormuz

“La sfida nel breve periodo è fare fronte alla crisi energetica che si può risolvere con una pace più duratura e con l’apertura dello Stretto di Hormuz” così “da ridurre la pressione sull’economia italiana ma anche su quella mondiale”. Il riferimento è diretto al delicato equilibrio geopolitico che coinvolge l’Iran e l’area del Golfo Persico, dove lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi più cruciali per il commercio globale di petrolio. Circa un quinto del petrolio mondiale transita da questo stretto, rendendolo un punto nevralgico per la sicurezza energetica internazionale. Eventuali escalation militari o blocchi della navigazione, anche temporanei, possono avere effetti immediati sui prezzi globali.

La guerra in Iran o tensioni con attori regionali rischiano dunque di amplificare l’incertezza, incidendo direttamente sui costi dell’energia in Europa e in Italia. In un contesto già segnato da instabilità, la sicurezza delle rotte marittime diventa una priorità strategica tanto quanto le politiche economiche interne.

Debito, Pnrr e crescita: le sfide strutturali

Più in generale, ha ribadito Scarpetta, “l’Italia deve assolutamente ridurre il debito pubblico, proseguire con gli interventi previsti dal Pnrr e migliorare il quadro regolamentare che permette alle imprese di crescere, fare investimenti e beneficiare delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale”. Oltre all’emergenza energetica, dunque, restano aperti i nodi strutturali dell’economia italiana. Il peso del debito pubblico limita i margini di manovra del governo, mentre l’attuazione efficace del Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta una leva fondamentale per rilanciare la crescita.

In parallelo, la modernizzazione del sistema produttivo e normativo è cruciale per attrarre investimenti e favorire l’innovazione. In un quadro globale segnato da crisi e transizioni, la capacità dell’Italia di rafforzare le proprie basi economiche interne sarà determinante per affrontare shock esterni come quelli legati all’energia e alle tensioni geopolitiche.