A Capracotta la neve eccezionale dei primi giorni di aprile ha lasciato il posto a un’altra emergenza: le frane. Nella contrada Macchia, da alcuni giorni, il terreno si muove e preoccupa residenti e amministrazione. Secondo i tecnici si tratta della riattivazione di una paleofrana, favorita dalla rapida fusione dell’abbondante manto nevoso e dalla saturazione dei terreni. La frana ha già causato danni importanti: un’abitazione è lesionata, così come un capannone-rimessa di una ditta edile del posto. La strada provinciale che attraversa la zona presenta criticità, ma per ora resta aperta al traffico. Per motivi di sicurezza il sindaco ha dichiarato temporaneamente inagibili gli immobili coinvolti, in attesa di capire come evolverà la situazione.
Il problema però non riguarda solo la contrada Macchia. Sul territorio comunale sono stati individuati altri movimenti franosi, che vengono tenuti sotto controllo con un monitoraggio costante. Il Comune è in contatto continuo con la Protezione civile regionale, mentre tecnici e geologi effettuano sopralluoghi per valutare i rischi e ipotizzare gli interventi necessari.

Per studiare da vicino il fenomeno, l’amministrazione ha incaricato un geologo di esperienza, che nei giorni scorsi è stato sui luoghi della frana insieme al tecnico comunale. L’obiettivo è progettare opere di consolidamento e di drenaggio che possano ridurre il rischio per le abitazioni e le infrastrutture, evitando che nuovi episodi metano ancora più in difficoltà un territorio già fragile. Ma dal Comune arriva un messaggio chiaro: il pericolo non è solo la frana, è lo spopolamento. Ogni emergenza, ogni casa dichiarata inagibile, ogni attività messa in dubbio rischia di diventare un motivo in più per andarsene, per abbandonare la montagna. L’amministrazione lo dice apertamente: la sicurezza non deve trasformarsi in un alibi per giustificare l’abbandono di questi luoghi.
Mettere in sicurezza il territorio, spiegano dal Municipio, non è solo una questione tecnica, ma una scelta politica. Vuol dire difendere il diritto delle persone a restare, a vivere e lavorare dove sono nate, senza sentirsi cittadini di serie B. Per questo si chiedono interventi rapidi, risorse adeguate e un impegno duraturo da parte di tutti i livelli istituzionali. Il Comune promette di fare la propria parte fino in fondo. Ma da solo non basta: serve uno sforzo collettivo, tra enti locali, Regione e Stato, per trasformare questa emergenza in un’occasione di cura del territorio, e non nell’ennesimo passo verso il silenzio delle montagne vuote.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?