Maltempo Nord Africa, grandinate sempre più violente e frequenti: cosa sta cambiando tra Marocco, Algeria e Tunisia | FOTO

Marocco, Algeria e Tunisia fanno i conti con un clima più 'energico': ondate di calore e violenti temporali si alternano, rendendo gli eventi estremi sempre più frequenti

Negli ultimi anni le immagini che arrivano dal Nord Africa sono cambiate. Accanto alle solite tempeste di sabbia e alle ondate di calore estremo, compaiono sempre più spesso video di strade imbiancate dalla grandine, auto danneggiate, campi devastati da chicchi grandi come noci o addirittura palline da tennis. Marocco, Algeria e Tunisia, regioni che nell’immaginario collettivo associamo al sole e alla siccità, stanno diventando teatro di temporali sempre più violenti. La domanda è inevitabile: che cosa sta succedendo al clima del Maghreb?

La risposta va cercata in una parola chiave: energia. Il Nord Africa è uno degli hotspot del caldo, cioè una delle aree del pianeta che si scaldano più rapidamente. Le estati sono sempre più lunghe e le ondate di calore sempre più intense, con temperature che in alcune zone interne superano con facilità i 45 gradi. Questo calore in eccesso non resta ‘fermo’ vicino al suolo: diventa carburante per l’atmosfera. Quando un’aria così calda e leggera viene sollevata, ad esempio dal passaggio di una depressione o da un fronte atlantico che scende di latitudine, può innescare temporali molto più energici rispetto al passato.

Grandinata Nord Africa

A questo si aggiunge un secondo elemento, meno intuitivo ma decisivo: l’umidità. Un’atmosfera più calda riesce a trattenere più vapore acqueo. Anche in un’area arida come il Nord Africa, basta che l’aria calda proveniente dal Sahara si mescoli con l’umidità del Mediterraneo o delle coste atlantiche per diventare una miscela esplosiva. Negli strati più bassi dell’atmosfera si forma così un cuscino d’aria calda e umida, pronto a salire con violenza appena trova lo ‘slancio’ giusto: un vortice di bassa pressione tra Marocco e Algeria, una goccia fredda che affonda dal vicino Atlantico, una linea di convergenza tra venti di diversa provenienza.

Il terzo ingrediente è il contrasto. Sempre più spesso, sopra questo strato caldo e umido nei bassi livelli arriva aria più fredda in quota, legata a saccature o minimi di pressione che si spingono fin sul Maghreb. Il risultato è un’atmosfera fortemente instabile: in poche ore possono nascere temporali organizzati, talvolta vere e proprie supercelle, cioè quelle strutture che in altre parti del mondo associamo a grandinate estreme e tornado. All’interno di queste nubi le correnti ascensionali sono così intense da far compiere ai chicchi di ghiaccio numerosi “giri” su e giù, accumulando strati di ghiaccio fino a raggiungere dimensioni impressionanti prima di cadere al suolo.

Chicchi di grandine Nord Africa

La geografia fa il resto. Le catene dell’Atlante, le alture dell’Algeria interna e le zone di transizione tra pianura e rilievi costringono l’aria a salire, favorendo la nascita dei temporali proprio lungo queste fasce. Non è un caso se molte delle grandinate più violente documentate di recente arrivano da aree collinari o pedemontane, dove l’aria calda spinta dal deserto incontra l’aria più fresca che scivola dai rilievi. In pochi minuti il cielo si chiude, la pioggia lascia spazio a chicchi sempre più grossi, le strade si trasformano in torrenti “bianchi” e il traffico va in tilt.

L’impatto è tutt’altro che spettacolare: è drammatico. In agricoltura, già messa a dura prova da siccità cronica, stress idrico e ondate di calore, una sola grandinata può cancellare intere stagioni di lavoro. Vigneti, oliveti, frutteti e ortaggi vengono colpiti in un momento delicatissimo del ciclo vegetativo, con perdite economiche pesanti per migliaia di piccoli produttori. Nelle città, costruite spesso senza tenere conto di eventi così estremi, la grandine danneggia tetti, parabrezza, facciate, manda in tilt la rete elettrica e intasa le fognature, sommando i suoi effetti a quelli di improvvisi nubifragi.

Il quadro che emerge è chiaro: il Nord Africa non sta ‘diventando Europa’, ma sta entrando in una nuova fase climatica in cui gli estremi si sommano. Da un lato aumentano il caldo, la siccità e le ondate di calore; dall’altro, quando l’atmosfera decide di scaricare l’energia accumulata, lo fa sempre più spesso sotto forma di temporali violenti e grandine distruttiva. Non è una contraddizione, ma il rovescio della stessa medaglia: un clima più caldo e carico di energia rende più probabili proprio gli eventi che un tempo potevano sembrare eccezioni.