Il Piemonte continua a fare i conti con il maltempo Le aree tra Biella, Bra e Cuneo sono state interessate da temporali diffusi. Il contrasto tra l’aria fredda in quota e quella più mite presente nei bassi strati ha favorito lo sviluppo di celle temporalesche anche di forte intensità. In poche ore si sono registrati accumuli di pioggia significativi, con locali criticità soprattutto nelle zone urbane e lungo i corsi d’acqua minori. Il calo delle temperature è stato netto e improvviso, con valori scesi di diversi gradi rispetto alle giornate precedenti. Questo ritorno a condizioni quasi invernali ha sorpreso un territorio già proiettato verso la piena primavera.
I fenomeni intensi e le previsioni per i prossimi giorni
Le aree tra Bra e Cuneo sono state tra le più colpite dai fenomeni più organizzati. Qui i temporali hanno assunto carattere persistente, insistendo sulle stesse zone e aumentando il rischio di disagi alla viabilità. Anche il biellese ha visto rovesci frequenti e intensi. Quella che ha colpito il Piemonte è solo la prima fase di un peggioramento più ampio che interessa l’intera Italia per circa tre giorni. L’irruzione di San Giorgio ha riportato condizioni di stampo invernale. Dopo aver interessato il Nord, il baricentro del maltempo si è spostato progressivamente verso il versante adriatico. Le regioni di Marche, Abruzzo e Molise sono state investite da piogge abbondanti e temporali violenti, seguite poi dalla Puglia. Questo movimento è tipico delle irruzioni fredde primaverili, che scorrono lungo la penisola portando instabilità diffusa.
Evoluzione sul Piemonte
Con il progressivo spostamento del maltempo verso sud-est, anche il Piemonte si avvia verso una fase più stabile, ma non ancora pienamente primaverile. Nel corso delle giornate successive potranno ancora svilupparsi rovesci sparsi, soprattutto nelle zone montane e pedemontane durante le ore più calde. Tuttavia, l’intensità dei fenomeni sarà decisamente inferiore rispetto ai picchi registrati durante il passaggio perturbato. L’irruzione di San Giorgio lascia così in eredità un clima instabile e fresco, confermando quanto la primavera italiana possa essere dinamica e imprevedibile, soprattutto quando masse d’aria fredde riescono ancora a scendere fino alle nostre latitudini.
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