Missione Artemis II in volo: 4 astronauti verso la Luna tra test e primi imprevisti tecnici, ed è solo l’inizio

Decollo perfetto per il razzo SLS dal Kennedy Space Center. L'equipaggio affronterà un viaggio di 10 giorni con un sorvolo lunare a distanza record, testando le manovre manuali e superando i primi imprevisti tecnici in vista dell'iniezione translunare

Per la prima volta da oltre mezzo secolo, un equipaggio di 4 astronauti ha lasciato l’orbita terrestre per intraprendere uno storico viaggio verso la Luna, segnando uno spartiacque per l’esplorazione spaziale del XXI secolo. Il gigantesco razzo Space Launch System (SLS), il vettore più potente mai costruito dalla NASA, ha illuminato i cieli della Florida decollando dal Kennedy Space Center e scagliando la navicella Orion, ribattezzata “Integrity“, verso lo Spazio profondo. Questa ambiziosa missione della durata di 10 giorni non prevede un atterraggio, ma un sorvolo lunare che spingerà l’equipaggio a una distanza record dalla Terra, superando persino lo storico traguardo dell’Apollo 13. Si tratta del primo passo concreto di un rinnovato programma spaziale che mira a stabilire una presenza umana permanente sul nostro satellite. Grazie a questo viaggio, la NASA raccoglierà dati fondamentali per preparare il terreno alle future spedizioni verso Marte, riaccendendo l’entusiasmo per le grandi esplorazioni cosmiche a livello globale e testando i limiti delle nuove tecnologie umane.

Un equipaggio di pionieri e nuovi traguardi

A bordo della navicella Orion viaggiano 4 esploratori d’eccezione, pronti a fare la storia. Il comandante della NASA Reid Wiseman è affiancato dal pilota Victor Glover, dalla specialista di missione Christina Koch e dall’astronauta canadese Jeremy Hansen, al suo debutto nello Spazio. La missione Artemis II porta con sé una serie di primati significativi: oltre a essere il primo volo con equipaggio per il sistema SLS/Orion, porta verso la Luna la prima donna, il primo astronauta afroamericano e il primo esploratore non statunitense. Il viaggio permetterà inoltre di infrangere il record assoluto di distanza dalla Terra per un volo umano. Navigando oltre il lato nascosto della Luna, gli astronauti si spingeranno a ben 406.841 km dal nostro pianeta, distanziando di oltre 6.400 km il record fissato dall’Apollo 13 nel 1970.

Il lancio e le manovre cruciali

Il decollo dal Launch Complex 39B è stato seguito da un pubblico stimato di oltre 400mila persone. Dopo la separazione dei potenti propulsori a combustibile solido a 2 minuti dal lancio, i 4 motori RS-25 hanno spinto Orion in orbita in circa 8 minuti. Le ore successive sono state fondamentali per modellare la traiettoria della navicella. Lo stadio di propulsione criogenico provvisorio (ICPS) ha acceso il suo motore RL10 in 2 fasi distinte, innalzando con successo prima il perigeo e poi l’apogeo dell’orbita. Durante queste operazioni si è registrata una momentanea interruzione dei dati telemetrici, prontamente risolta senza alcun impatto sulla sicurezza dell’equipaggio, che ha sempre mantenuto il contatto audio con la base.

Successo per la Proximity Operations Demonstration

Uno degli obiettivi primari delle prime ore di volo era la “Proximity Operations Demonstration“. Per circa 70 minuti, l’equipaggio ha testato la reattività e la precisione dei comandi manuali di Orion, utilizzando lo stadio superiore ICPS come punto di riferimento visivo e spaziale. Dopo una manovra automatizzata, gli astronauti hanno preso i comandi manuali a una distanza di circa 300 piedi, avvicinandosi poi fino a soli 30 piedi. I propulsori di controllo dell’assetto, montati sul Modulo di Servizio Europeo (ESA), hanno garantito movimenti millimetrici. Conclusa la dimostrazione, la navicella ha eseguito una manovra automatica di allontanamento, lasciando che l’ICPS si preparasse per il suo rientro atmosferico programmato sul Pacifico.

Scienza, CubeSat e imprevisti

Lo spazio a bordo dell’SLS è stato sfruttato al massimo anche per scopi di ricerca automatizzata. L’adattatore dello stadio ha trasportato 4 piccoli satelliti CubeSat, destinati a compiere esperimenti scientifici di varia natura: ATENEA (Argentina) studierà soluzioni per la schermatura dalle radiazioni; Space Weather CubeSat-1 (Arabia Saudita) monitorerà il meteo spaziale e l’attività solare; TACHELES (Germania) testerà componenti vitali per futuri moduli logistici lunari; K-Rad Cube (Corea del Sud) valuterà l’impatto biologico delle radiazioni nelle fasce di Van Allen.

Non è mancato il lavoro di risoluzione dei problemi, tipico dei voli di collaudo. Durante i test di routine dell’habitat, una spia di malfunzionamento ha segnalato un’anomalia nel sistema della toilette (Universal Waste Management System). La stretta collaborazione tra i controllori di volo di Houston e l’equipaggio ha permesso di risolvere l’inconveniente in breve tempo, ripristinando la piena operatività dei servizi igienici subito dopo i test di manovra.

Il prossimo passo: l’iniezione translunare (TLI)

Artemis II non è solo l’erede spirituale dell’Apollo 8, ma rappresenta la punta di diamante di un piano accelerato voluto dall’amministratore della NASA Jared Isaacman. Con la pressione di una competizione globale sempre più serrata, l’agenzia punta ad atterraggi umani già con Artemis IV e V a partire dal 2028, con l’obiettivo di un avamposto lunare entro il 2032. Attualmente, l’equipaggio è in fase di riposo, con la sveglia programmata per le 7 EDT (le 13 ora italiana). Al loro risveglio, gli astronauti affronteranno un’ulteriore manovra di innalzamento del perigeo per raffinare l’orbita terrestre finale. Subito dopo, tutti gli sforzi si concentreranno sulla Trans-Lunar Injection (TLI), la decisiva accensione dei motori che lancerà Orion verso l’abbraccio gravitazionale della Luna, dando ufficialmente inizio alla fase di volo profondo della missione.