Missione Luna: la capsula Orion torna a casa mentre si prepara il prossimo balzo

Dopo il successo di Artemis II, la NASA analizza i dati del volo circumlunare e accelera l'assemblaggio del mastodontico razzo SLS per la missione del prossimo anno

La navicella spaziale che ha trasportato 4 astronauti in un viaggio da record intorno alla Luna è finalmente tornata a casa, proprio nel luogo dove la sua straordinaria avventura ha avuto inizio. La capsula Orion di Artemis II, battezzata Integrity dal suo equipaggio, è giunta al Kennedy Space Center in Florida ieri, circa un mese dopo il lancio della prima missione umana verso l’orbita lunare in oltre mezzo secolo. Dopo l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico avvenuto l’11 aprile alle 02:07 ora italiana, il modulo è stato trasportato via terra da San Diego fino a Cape Canaveral per essere sottoposto a una serie di analisi tecniche approfondite. In questo momento, gli ingegneri della NASA stanno lavorando per smontare le scatole elettroniche e le apparecchiature di ricerca, mentre iniziano le ispezioni dettagliate sullo scudo termico e sulle altre componenti strutturali del veicolo. Questo ritorno rappresenta la conclusione di una tappa fondamentale e l’inizio della fase operativa verso le prossime sfide spaziali che vedranno l’uomo tornare a calcare il suolo del nostro satellite naturale entro la fine del decennio in corso.

Il rientro di Integrity e i test post-volo

Durante i 10 giorni di missione, la navicella ha spinto l’equipaggio composto dal comandante Reid Wiseman, dal pilota Victor Glover e dagli specialisti Christina Koch e Jeremy Hansen più lontano nello Spazio di quanto qualsiasi essere umano sia mai arrivato. Nonostante un piccolo inconveniente tecnico al sistema dei servizi igienici, la NASA ha confermato che le prestazioni generali del veicolo sono state eccellenti. I dati raccolti da “Integrity” saranno ora fondamentali per perfezionare le procedure di volo e garantire la massima sicurezza per le missioni future.

Artemis III: la costruzione del razzo più potente del mondo

Parallelamente al rientro di Artemis II, l’attività all’interno del Vehicle Assembly Building (VAB) è frenetica. Per la prima volta nella storia del programma, le operazioni di assemblaggio dello stadio centrale del razzo SLS si stanno svolgendo direttamente al Kennedy Space Center. Questa struttura colossale, alta oltre 64 metri, ospita 2 serbatoi capaci di contenere più di 2,7 milioni di litri di propellente liquido criogenico, necessario per alimentare i quattro motori RS-25 che spingeranno la missione verso l’orbita.

Oltre allo stadio centrale, sono già arrivati in Florida i segmenti dei booster a propellente solido prodotti in Utah. Questi componenti, trasportati su rotaia attraverso 8 Stati, genereranno oltre il 75% della spinta totale al momento del decollo. Una volta completato il montaggio, il sistema raggiungerà una potenza di 8,8 milioni di libbre di spinta, confermandosi come il pilastro tecnologico per la nuova era dell’esplorazione lunare.

Un ponte verso lo sbarco lunare del 2028

La missione Artemis III, prevista per il prossimo anno, non prevede ancora l’allunaggio, ma rappresenta un passaggio tecnico obbligatorio. L’equipaggio rimarrà infatti in orbita terrestre per testare le capacità di aggancio con i lander lunari commerciali sviluppati da SpaceX e Blue Origin. Questa esercitazione è vitale per convalidare i sistemi che permetteranno agli astronauti della successiva missione Artemis IV di scendere effettivamente sulla superficie della Luna.

Gli ingegneri stanno già completando i test funzionali sulla nuova capsula Orion destinata a questo volo. Tutti i 186 blocchi dello scudo termico potenziato sono stati installati e ispezionati con ultrasuoni, superando i rigorosi cicli termici. Il cronoprogramma della NASA punta a integrare il modulo dell’equipaggio con il sistema di aborto del lancio entro la fine dell’anno, preparando il terreno per il ritorno del primo uomo e della prima donna sulla Luna, attualmente programmato non prima del 2028.