Montagna e sicurezza: il richiamo alla prudenza dopo l’incidente al Lago di Braies

Il monito dei Carabinieri Meteomont: tra superficialità e “caccia al selfie”, aumentano i rischi in ambiente innevato

La montagna, soprattutto nel periodo invernale e primaverile quando è coperta di neve o ghiaccio, continua ad attrarre migliaia di appassionati e turisti. Tuttavia, dietro la sua bellezza incontaminata si nascondono rischi spesso ignorati o sottovalutati. A richiamare l’attenzione su questo tema è il Tenente Colonnello Emanuela Gini, capo del Centro Nazionale Meteomont dei Carabinieri, che sottolinea come molti incidenti siano legati a comportamenti imprudenti e a una scarsa preparazione. ”La montagna soprattutto quando innevata, con il suo fascino indiscusso, esige un approccio improntato al massimo rispetto e a una preparazione rigorosa. La maggior parte degli incidenti in ambiente alpino è riconducibile a comportamenti sbagliati, alla superficialità e sempre più spesso, alla smania di ricercare lo scatto perfetto per i social a discapito della sicurezza. L’errore più comune in montagna è la sopravvalutazione delle proprie capacità, la mancanza di esperienza e la disinformazione che lasciano campo libero a un approccio per lo più superficiale e all’ossessione diffusa di condividere in tempo reale, nello spazio virtuale, immagini di impatto. Questo ‘cocktail’ conduce a ignorare i pericoli insiti in luoghi naturali spesso estremi per la preparazione e le capacità – anche solo di lettura del paesaggio e del territorio – di chi li frequenta, trasformando un’escursione in un’emergenza”. 

Queste parole evidenziano un cambiamento culturale significativo: sempre più persone affrontano l’ambiente montano senza la necessaria consapevolezza, spinte da logiche social e da una percezione distorta della sicurezza. La montagna, invece, richiede conoscenza, rispetto e capacità di interpretare segnali spesso impercettibili ma fondamentali per evitare situazioni di pericolo.

Il caso del Lago di Braies: un incidente emblematico

Un esempio concreto di questa tendenza è rappresentato dal recente incidente avvenuto al Lago di Braies, dove cinque persone sono finite nelle acque gelide a causa del cedimento della superficie ghiacciata. L’episodio si è verificato in pieno giorno, nonostante la presenza di segnalazioni chiare sui rischi legati al ghiaccio.

”L’incidente avvenuto al Lago di Braies, dove cinque persone sono finite nell’acqua gelida a seguito del cedimento della superficie ghiacciata, è un chiaro esempio. L’incidente è avvenuto in pieno giorno e nonostante la segnaletica informativa presente sulla pericolosità della presenza di ghiaccio nell’invaso. Come accade spesso anche per gli incidenti per valanga,– continua Gini- la suggestione di un ambiente di rara bellezza, soprattutto se illuminato dal sole e magari caratterizzato da uno sfondo di cielo azzurro e temperatura mite, porta a non percepire né considerare possibili pericoli. I numerosi turisti che si sono avventurati sulla lastra di ghiaccio che ricopriva il lago di Braies, che in virtù degli sbalzi termici e dell’intensa esposizione al sole primaverile non poteva più essere portante, non hanno evidentemente riconosciuto né considerato il pericolo di cedimento e il rischio di un incidente ‘letale’ per grave ipotermia e perdita di coscienza in pochissimi minuti”.

L’episodio dimostra quanto la percezione visiva di un ambiente sicuro possa essere ingannevole. Condizioni apparentemente favorevoli, come il sole o le temperature miti, possono in realtà compromettere la stabilità del ghiaccio, rendendolo estremamente pericoloso anche in assenza di segnali evidenti.

Il ruolo dei social e l’effetto emulazione

Un altro elemento centrale evidenziato dal Tenente Colonnello Gini riguarda il comportamento collettivo e l’influenza dei social media. La ricerca dello scatto perfetto e la tendenza a seguire il gruppo possono portare a ignorare anche i rischi più evidenti, creando situazioni di pericolo diffuso. ”Come riportato dai soccorritori, subito dopo il salvataggio di cinque persone cadute nel ghiaccio, centinaia di altri turisti erano ancora sulla superficie del lago. Questo dimostra come la smania del selfie e la tendenza a seguire la folla possano annullare ogni logica individuale, spingendo a sfidare anche i divieti. È imperativo per la propria e altrui sicurezza rispettare le indicazioni delle autorità e ‘accendere la testa’, la montagna non perdona la distrazione e l’imprudenza, non ammette ignoranza. Il concetto chiave è non improvvisare. E’ fondamentale avere coscienza e consapevolezza che in ambiente montano, quando lo stesso è coperto dal ghiaccio o dalla neve, molti sono i fattori che concorrono alla stabilità. La neve e così il ghiaccio, è un elemento ‘animato’ la cui stabilità è in funzione di molteplici fattori tra cui la temperatura e l’umidità dell’aria, – spiega Gini- l’irraggiamento, le precipitazioni atmosferiche, il vento, lo strato sottostante, la stagionalità etc. che connessi tra loro e in continuo mutamento, determinano un punto di equilibrio del substrato che non può che essere in continua evoluzione. Per prevenire gli incidenti è fondamentale avere conoscenza, consapevolezza e coscienza. Il Servizio Meteomont dell’Arma dei Carabinieri, impegnato nella previsione e prevenzione del pericolo valanghe attraverso una complessa e capillare rete di monitoraggio diffusa su tutto il territorio nazionale, invita i fruitori della montagna a informarsi e adottare comportamenti idonei all’ambiente”.

Il messaggio finale è chiaro: la montagna non è un luogo da affrontare con leggerezza o improvvisazione. Solo attraverso informazione, preparazione e rispetto delle regole è possibile viverla in sicurezza, evitando che un’esperienza di bellezza si trasformi in una tragedia.