Il Centro/Sud adriatico ha fatto i conti con una configurazione meteorologica di rara violenza, che ha portato ad accumuli nevosi straordinari in un periodo dell’anno solitamente caratterizzato dal risveglio della natura. L’impatto sul territorio è stato immediato e profondo, mettendo a dura prova la resilienza delle infrastrutture e la sicurezza delle popolazioni montane e costiere. Questa ondata di maltempo, localizzata principalmente lungo la dorsale appenninica, rappresenta un caso di studio per comprendere l’estremizzazione dei fenomeni atmosferici attuali. La Società Italiana di Geologia Ambientale sta monitorando costantemente l’evolversi della situazione per fornire dati precisi sulle dinamiche in atto, che vedono la neve fresca protagonista assoluta di un paesaggio invernale fuori tempo massimo.
I numeri di un evento eccezionale
Quella che ha interessato le regioni centrali e meridionali non è stata una semplice perturbazione passeggera, ma un evento che riscrive le statistiche climatiche della zona. Secondo Massimiliano Fazzini, climatologo responsabile del Team sul Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale, è stata “mediamente la nevicata più abbondante mai verificatasi nella primavera meteorologica lungo la dorsale appenninica“. L’entità del fenomeno è confermata dai dati tecnici raccolti sul campo. “I numeri della nevicata“, ha spiegato Fazzini, “ci dicono che in numerose località dei grandi massicci appenninici (Gran Sasso – Laga, Maiella, dell’Italia centrale a vergenza adriatica) nel volgere di 48 ore si sono accumulati, intorno ai 1500 metri di quota – dal 140 ai 190 cm di neve fresca, per lo più caratterizzata da masse volumiche comprese tra i 90 e i 120 kg/mc“. Si tratta di volumi d’acqua allo stato solido che gravano sui versanti, creando una situazione di estrema instabilità.
Valanghe e rischio idrogeologico: un’emergenza in corso
La preoccupazione degli esperti non riguarda solo l’altezza del manto nevoso, ma la sua tenuta. Il climatologo ha sottolineato come la realtà stia superando le previsioni dei modelli di rischio classici: “Già si stanno verificando valanghe di dimensioni simili se non addirittura più estese a quelle cartografate sulle carte di localizzazione probabile di valanghe regionali o su carte della pericolosità valanghe o piani di zona esposti a valanghe“.
Accanto al problema della neve, si aggiunge l’emergenza idrica nei fondovalle. Le precipitazioni piovose che hanno colpito Abruzzo, Molise e Puglia hanno assunto proporzioni preoccupanti. “Senza considerare“, ha aggiunto il climatologo, “gli eventi meteorici pluviometrici che stanno interessando le regioni Abruzzo, Molise e Puglia, anch’essi aventi al momento tempi di ritorno almeno di 50 anni e che stanno provocando allagamenti estesi in fondovalle e danni alle infrastrutture viarie“.
Rialzo termico e pericolo persistente
Le previsioni per le prossime ore non permettono di abbassare la guardia. L’arrivo di un sensibile aumento delle temperature, specialmente nelle ore diurne, potrebbe fungere da innesco per nuovi fenomeni pericolosi. La neve fresca, appesantita dal calore e dalla possibile pioggia in quota, tende a scivolare verso valle con maggiore facilità. Fazzini ha infatti avvertito che il rialzo termico comporterà “un mantenimento del grado di pericolo valanghe su valori estremamente elevati, con la possibilità che possano verificarsi nuovi, frequenti e consistenti distacchi di neve più pesante, anche spontaneamente“.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?