La guerra non si ferma neanche nel giorno di Pasquetta. Nelle prime ore di questo lunedì 6 aprile 2026, una serie coordinata di esplosioni ha illuminato il cielo sopra Novorossijsk, uno dei porti più strategici della Russia meridionale. Secondo quanto riportato da fonti locali e confermato da agenzie internazionali come il Kyiv Independent, l’Ucraina ha lanciato un attacco su larga scala impiegando droni aerei e marittimi per colpire i centri nevralgici della logistica nemica. Testimoni oculari nel distretto Yuzhny hanno riferito di aver udito almeno dieci forti detonazioni, mentre i sistemi di difesa contraerea russi entravano in funzione tracciando scie luminose e fasci laser nel tentativo di intercettare le minacce in arrivo. Frammenti di droni abbattuti sono precipitati su alcuni edifici residenziali, ma il bersaglio principale dell’operazione è apparso fin da subito essere la flotta del Mar Nero, che utilizza questo scalo come base logistica alternativa dopo i ripetuti attacchi subiti in Crimea.
Colpito il terminale petrolifero di Sheskharis e le infrastrutture critiche
Il cuore dell’attacco ha riguardato il terminale petrolifero di Sheskharis, un’infrastruttura vitale per l’esportazione di greggio gestita dalla società russa Transneft. Le fonti ufficiali e i media indipendenti indicano che il primo e il secondo molo del terminal sono stati centrati, provocando un incendio di vaste proporzioni visibile a chilometri di distanza. Oltre ai danni strutturali alle banchine, l’attacco avrebbe messo fuori uso i nodi SCADA (Sistemi di controllo e acquisizione dati), ovvero i complessi hardware e software che regolano il flusso del greggio e la sicurezza degli impianti. Colpire Sheskharis rappresenta un duro colpo economico per la Russia, poiché questo terminale è il punto di arrivo di importanti oleodotti che servono i mercati globali, finanziando direttamente lo sforzo bellico del Cremlino nella guerra in corso.
Caos nei trasporti e chiusura dello spazio aereo a Krasnodar
Le ripercussioni dell’azione militare ucraina si sono estese rapidamente a tutto il territorio di Krasnodar. Le autorità aeroportuali ruse hanno disposto l’immediata sospensione delle attività operative per motivi di sicurezza nazionale. All’aeroporto di Krasnodar sono stati cancellati oltre 180 voli, lasciando migliaia di passeggeri a terra e isolando di fatto la regione dai collegamenti civili. La chiusura dello spazio aereo è stata resa necessaria dalla persistente presenza di velivoli senza pilota non identificati e dalla necessità di liberare i corridoi per i mezzi di soccorso e i jet della difesa russa. Le fonti istituzionali locali hanno dichiarato lo stato di emergenza in diverse aree portuali, invitando i cittadini a non avvicinarsi alle finestre e a seguire le direttive della protezione civile.
Le reazioni istituzionali e l’impatto strategico dell’operazione
Sebbene il Ministero della Difesa russo abbia dichiarato di aver neutralizzato la maggior parte dei droni ucraini, le immagini satellitari e i video diffusi su canali social come Telegram (tra cui il canale Astra) mostrano fiamme persistenti presso le aree di stoccaggio carburante. Da parte ucraina, pur mantenendo il consueto riserbo operativo, fonti vicine allo SBU (Servizio di sicurezza dell’Ucraina) hanno lasciato intendere che l’operazione fa parte di una strategia sistematica per indebolire il potenziale finanziario e logistico dell’avversario. Questa incursione dimostra ancora una volta la capacità di Kiev di colpire obiettivi a lunga distanza con estrema precisione, mettendo in discussione la sicurezza dei terminali energetici russi e la tenuta della protezione marittima nel quadrante orientale del Mar Nero.




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