Oggi è Venerdì 17: le origini della superstizione e perché la sfortuna è solo un’illusione

Tra antichi romani, anagrammi funesti e credenze religiose, esploriamo i motivi storici dietro la paura del numero 17 e sfatiamo il mito

Oggi, venerdì 17 aprile 2026, i più superstiziosi avranno forse esitato un attimo prima di affrontare la giornata. La paura per questa data genera un timore diffuso noto come eptacaidecafobia, una peculiarità radicata in modo profondo nella cultura italiana. Mentre il mondo anglosassone guarda con sospetto al venerdì 13, in Italia è l’abbinamento tra il 17 e il 5° giorno della settimana a innescare i classici rituali scaramantici tramandati nel tempo. Questa combinazione sul calendario si trasforma per alcuni in un ostacolo psicologico, spingendo a rimandare decisioni importanti, evitare viaggi lunghi o semplicemente vivere le ore con un sottile senso di inquietudine. Analizzando il fenomeno da vicino, scopriamo radici storiche, linguistiche e culturali affascinanti, del tutto slegate dalla reale probabilità che si verifichi qualcosa di negativo o spiacevole.

L’anagramma di VIXI e l’Antica Roma

La genesi di questa superstizione risale in gran parte all’Antica Roma e a un dettaglio linguistico. Il numero 17, scritto in numeri romani, corrisponde a XVII. Spostando queste lettere si ottiene facilmente l’anagramma “VIXI“, un termine latino che significa “ho vissuto”. Nell’uso comune dell’epoca, questa espressione veniva regolarmente incisa sulle lapidi funerarie per indicare in modo eufemistico che la vita del defunto era ormai giunta al termine, rendendo il messaggio di fatto sinonimo di “sono morto”. A causa di questa connessione linguistica, il numero 17 divenne rapidamente un emblema di cattivo presagio. Questa associazione macabra si è sedimentata nel sostrato culturale della penisola italica, attraversando i secoli per arrivare intatta ai giorni nostri.

L’influenza religiosa e il venerdì

Al significato infausto del numero si aggiunge il forte peso simbolico del venerdì, un giorno tradizionalmente associato al lutto nella cultura di matrice cristiana. Secondo i testi sacri, il venerdì rappresenta il giorno della morte di Gesù Cristo (il Venerdì Santo). La sovrapposizione di un giorno di lutto a un numero già percepito come sfortunato crea l’ambiente ideale per la proliferazione della superstizione. Diverse interpretazioni esegetiche legano inoltre il 17 ad altri eventi biblici catastrofici: l’Antico Testamento riporta infatti che il Diluvio Universale ebbe inizio proprio il diciassettesimo giorno del secondo mese. L’unione di questi elementi storici e religiosi ha blindato la cattiva reputazione della data.

La scienza della superstizione: il pregiudizio di conferma

Dal punto di vista razionale e scientifico, il venerdì 17 è una giornata identica a tutte le altre, priva di qualsiasi influsso cosmico o magico. La psicologia moderna spiega la persistenza di questa credenza collettiva attraverso il concetto di “pregiudizio di conferma” (confirmation bias). La mente umana ha una forte tendenza a notare e ricordare vividamente i dettagli che confermano le proprie convinzioni preesistenti, ignorando sistematicamente le prove contrarie. Se una persona buca una ruota o perde le chiavi di casa di venerdì 17, attribuirà immediatamente la colpa alla data cerchiata in rosso sul calendario. Se lo stesso esatto imprevisto dovesse verificarsi in un anonimo martedì 12, la data verrebbe del tutto trascurata. La sfortuna è un semplice costrutto della nostra mente, un meccanismo irrazionale che adottiamo per dare un senso all’imprevedibilità del caso e della vita quotidiana.