Oltre il collaudo: la scienza a bordo di Artemis II e i segreti del lato nascosto della Luna

Dai "mini-organi" su chip allo studio delle radiazioni cosmiche, la storica missione della NASA trasforma l'equipaggio in un laboratorio vivente per preparare le future spedizioni verso Marte

La storica missione Artemis II non rappresenta soltanto una spettacolare prova di forza ingegneristica o il tanto atteso ritorno dell’umanità nei pressi della Luna dopo oltre mezzo secolo di assenza, ma costituisce anche un’inestimabile opportunità scientifica senza precedenti. A bordo della navicella Orion, l’equipaggio composto dai veterani della NASA Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, affiancati dall’astronauta canadese Jeremy Hansen, non si limiterà a testare i sistemi di volo in vista dei futuri atterraggi. Durante questo epico viaggio di 10 giorni, che spingerà la capsula a circa 7.560 km oltre la faccia nascosta del nostro satellite, gli astronauti diventeranno i protagonisti di sofisticati esperimenti biomedici. L’obiettivo primario di questi studi è raccogliere dati vitali sull’esposizione alle radiazioni e sulla risposta fisica e psicologica del corpo umano nello Spazio profondo, spingendosi molto oltre la protettiva magnetosfera terrestre per porre le basi indispensabili per le future missioni su Marte.

AVATAR: il midollo osseo “in miniatura”

Tra gli esperimenti più all’avanguardia a bordo della navicella Orion spicca il progetto AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response). Si tratta di uno studio sofisticato che utilizza modelli di tessuto coltivati in laboratorio, grandi quanto una chiavetta USB, contenenti cellule umane vive ingegnerizzate per simulare il comportamento di organi reali. Nello specifico, AVATAR si concentra sul tessuto del midollo osseo, generato a partire dalle donazioni di sangue effettuate dagli astronauti prima del lancio. Poiché il midollo osseo è responsabile della produzione di cellule sanguigne e immunitarie ed è particolarmente vulnerabile alle radiazioni, rappresenta un indicatore fondamentale per valutare i rischi per la salute oltre l’orbita terrestre. Al termine della missione, i ricercatori analizzeranno i campioni a livello molecolare per capire come migliaia di geni abbiano reagito allo stress spaziale, confrontando poi i risultati con i dati provenienti dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), dove gli astronauti subiscono perdite ossee pur trovandosi in orbita bassa.

Vivere nello Spazio profondo: il progetto ARCHeR e il sistema immunitario

Un’altra indagine cruciale è ARCHeR (Artemis Research for Crew Health and Readiness), progettata per studiare come gli esploratori affrontano la vita nei ristretti spazi di Orion, paragonabili a un piccolo monolocale. L’equipaggio indosserà dispositivi da polso per monitorare costantemente i livelli di stress, il movimento, la qualità del sonno e le prestazioni cognitive, offrendo dati in tempo reale su come il confinamento influisca sul lavoro di squadra e sulla salute.

A questo si aggiunge un attento monitoraggio del sistema immunitario. Poiché la capsula non dispone di refrigerazione, gli astronauti raccoglieranno campioni di saliva tamponandoli su un’apposita carta speciale. Questi dati, uniti ai prelievi di sangue pre e post-volo, permetteranno agli scienziati di tracciare le alterazioni immunitarie legate allo stress e all’isolamento. I ricercatori verificheranno anche l’eventuale riattivazione di virus dormienti (come quelli della varicella o dell’herpes zoster), un fenomeno già osservato a bordo della ISS. Il percorso di controllo medico proseguirà anche al rientro sulla Terra, con test di equilibrio e simulazioni di passeggiate spaziali per misurare i tempi di riadattamento alla gravità.

Monitoraggio attivo delle radiazioni cosmiche

A differenza degli astronauti sulla ISS, l’equipaggio di Artemis II viaggerà ben al di fuori della magnetosfera protettiva della Terra, esponendosi a livelli di radiazioni spaziali significativamente più elevati. Per tenere sotto controllo questa invisibile minaccia, gli esploratori porteranno in tasca dei dosimetri personali per tracciare l’esposizione in modo costante. Questi strumenti lavoreranno in sinergia con 6 sensori di radiazioni installati in vari punti della cabina della Orion. Il sistema è concepito per rilevare picchi improvvisi – come quelli causati da un’intensa tempesta solare – consentendo all’equipaggio di ricevere allarmi immediati e adottare tempestivamente misure protettive.

Uno sguardo inedito sui misteri del lato nascosto della Luna

Nonostante l’intensa attività biomedica, il culmine visivo ed esplorativo della missione coinciderà con il sorvolo del nostro satellite. Mentre Orion disegnerà il suo arco attorno al lato nascosto della Luna, gli astronauti sfrutteranno una finestra di circa 3 ore per osservare un paesaggio che nessun occhio umano ha potuto scrutare da vicino dai tempi dell’era Apollo. Da quella prospettiva unica, la Luna apparirà grande all’incirca come un pallone da basket tenuto a un braccio di distanza.

artemis II

Durante questo lasso di tempo, l’equipaggio metterà a frutto il proprio addestramento geologico per fotografare e descrivere crateri da impatto e antichi flussi di lava. Uno degli obiettivi più affascinanti è il Bacino Orientale, un’immensa cicatrice larga quasi 960 km e risalente a 3,8 miliardi di anni fa, situata al confine tra le 2 facce della Luna. L’osservazione diretta potrebbe spingersi fino a catturare i brevi bagliori dei meteoriti che colpiscono la superficie, o l’enigmatica polvere sollevata sopra l’orizzonte lunare. Queste preziose testimonianze visive saranno la vera e propria bussola per le future missioni Artemis, aiutando la NASA a selezionare i siti di atterraggio più promettenti vicino al Polo Sud lunare.