Secondo il Financial Times, il sistema energetico globale si trova in un momento estremamente delicato. Le ultime petroliere che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz prima dello scoppio della guerra con l’Iran, avvenuto il 28 febbraio, stanno per raggiungere le raffinerie di destinazione. Questo passaggio rappresenta un vero spartiacque: una volta esauriti questi carichi, potrebbero emergere carenze fisiche di petrolio in Europa e negli Stati Uniti già nelle prossime settimane. Nel frattempo, le navi dirette verso Asia-Pacifico completeranno le consegne entro il 20 aprile, aggravando ulteriormente uno shock dell’offerta che si sta già propagando a livello globale. La situazione è resa ancora più critica dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, un’arteria fondamentale attraverso cui transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
L’Asia assorbe le forniture e mette sotto pressione l’Occidente
Le raffinerie asiatiche si sono mosse rapidamente per proteggere i propri approvvigionamenti, acquistando grandi quantità di greggio originariamente destinate ai mercati occidentali. Questo comportamento ha creato una competizione globale per le risorse disponibili. Secondo Nic Dyer di Energy Aspects, l’impatto di questa corsa si farà sentire in Europa e negli Stati Uniti entro circa un mese, quando le scorte disponibili nell’Atlantico saranno state completamente drenate. Nonostante gli acquisti record da Stati Uniti, Canada, Mare del Nord e Africa, molte raffinerie asiatiche stanno già riducendo la produzione per la difficoltà nel reperire greggio. Prima del conflitto, circa l’80% del petrolio asiatico proveniva dal Medio Oriente, ma queste forniture si sono praticamente interrotte all’inizio di aprile, lasciando il sistema in forte tensione.
Prezzi in impennata e segnali di stress nei mercati
I segnali di crisi sono evidenti anche nei mercati finanziari. I prezzi spot del petrolio stanno superando nettamente quelli dei contratti futures, indicando una forte domanda immediata. Secondo dati del London Stock Exchange Group, il greggio Forties Blend del Mare del Nord ha raggiunto quasi i 149 dollari al barile, superando i livelli precedenti alla crisi del 2008. Questo premio anomalo rispetto al Brent futures riflette l’urgenza delle raffinerie nel garantirsi forniture. Anche analisti di JPMorgan, come Natasha Kaneva, sottolineano come il sistema globale sia sotto crescente pressione, con Europa e Asia in competizione diretta per le ultime risorse disponibili.
Interventi internazionali e rischio razionamenti
Di fronte a questa crisi, le istituzioni internazionali stanno valutando contromisure. International Energy Agency (IEA) ha già mobilitato 400 milioni di barili dalle riserve strategiche e, secondo il direttore Fatih Birol, è pronta ad agire ulteriormente se necessario. Tuttavia, le prospettive restano preoccupanti. Patrick Pouyanné, CEO di TotalEnergies, ha avvertito che se il blocco dello stretto dovesse durare oltre tre mesi, potrebbero verificarsi gravi carenze di carburanti, incluso il carburante per l’aviazione. In uno scenario simile, non si esclude l’introduzione di razionamenti per diesel e jet fuel, mentre anche il gas naturale liquefatto potrebbe diventare scarso.
Impatti globali: emergenze energetiche e crisi sociale
Le conseguenze della crisi non si limitano ai mercati industrializzati. Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche stanno già affrontando situazioni critiche. Le Filippine hanno dichiarato un’emergenza energetica nazionale dopo il raddoppio dei prezzi della benzina. Indonesia e Vietnam hanno invitato la popolazione a lavorare da casa per ridurre i consumi. L’Australia, in procinto di ricevere l’ultima fornitura dal Medio Oriente, ha attivato riserve strategiche e introdotto misure straordinarie. Secondo un rapporto del United Nations Development Programme, fino a 32,5 milioni di persone potrebbero cadere in povertà a causa dell’aumento dei costi energetici, dei prezzi alimentari e del rallentamento economico globale. Una crisi che, partita da un conflitto regionale, rischia ora di trasformarsi in uno shock sistemico su scala mondiale.
