Qualità dell’aria, nel 2025 segnali di miglioramento ma persistono criticità

Rispettati i valori limite per PM10 e PM2,5 su quasi tutto il territorio, ma permangono situazioni di superamento in diverse zone. Si riduce il biossido di azoto

Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) fotografa lo stato della qualità dell’aria in Italia nel 2025, confermando un trend di progressivo miglioramento ma evidenziando al contempo alcune criticità ancora rilevanti. Il rapporto annuale, elaborato da ISPRA insieme alle Agenzie ambientali regionali e delle Province autonome, sintetizza i dati raccolti dalla rete nazionale di monitoraggio. Per quanto riguarda il particolato PM10, tutte le regioni rispettano il limite annuale fissato a 40 microgrammi per metro cubo. Anche il limite giornaliero è rispettato nella grande maggioranza dei casi: il 92% delle stazioni non supera la soglia dei 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni l’anno. Tuttavia, restano aree critiche ben note, come il bacino padano, l’agglomerato Napoli-Caserta e la Valle del Sacco, nel Frusinate. Episodi isolati di superamento si registrano anche nella pianura venafrana e a Palermo.

Il ruolo del meteo

L’analisi del periodo 2015-2024 evidenzia una marcata riduzione delle concentrazioni nel primo quinquennio, seguita da una fase di sostanziale stabilità. A incidere sui superamenti giornalieri del 2025 sono state anche condizioni meteorologiche sfavorevoli: frequenti fenomeni di stagnazione atmosferica invernale – caratterizzati da inversioni termiche, assenza di vento e precipitazioni – hanno favorito l’accumulo degli inquinanti. Non va inoltre trascurato il contributo di eventi naturali, come le intrusioni di polveri desertiche provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente, la cui incidenza è attualmente oggetto di approfondimento da parte delle agenzie regionali. Segnali positivi arrivano anche dal PM2,5: il limite annuale di 25 microgrammi per metro cubo è rispettato quasi ovunque, con una riduzione media dei livelli del 14% rispetto al decennio precedente.

Biossido di azoto e ozono

Situazione generalmente sotto controllo anche per il biossido di azoto: il 99% delle stazioni rispetta il limite annuale, mentre il valore orario è ovunque nella norma. I pochi superamenti si concentrano nelle grandi aree urbane, soprattutto in prossimità delle principali arterie stradali, come a Milano, Genova, Napoli, Catania e Palermo. Anche per questo inquinante si conferma un trend di riduzione costante negli ultimi anni. Più critica, invece, la situazione dell’ozono: solo il 9% delle stazioni rispetta l’obiettivo a lungo termine. Le condizioni climatiche dell’estate 2025, caratterizzata da caldo estremo e siccità, hanno determinato numerosi superamenti della soglia di informazione, con potenziali effetti sulla salute della popolazione.

La Direttiva europea

Nel complesso, il 2025 consolida il miglioramento della qualità dell’aria in Italia. Tuttavia, il quadro resta impegnativo alla luce della nuova Direttiva europea entrata in vigore il 10 dicembre 2024, che dovrà essere recepita entro il 2026. I nuovi limiti, più stringenti e da raggiungere entro il 2030, risultano ancora lontani per molte aree del Paese. La sfida, dunque, è tutt’altro che conclusa: serviranno interventi aggiuntivi e più incisivi per ridurre ulteriormente le emissioni e avvicinarsi sia agli standard europei sia alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che continua a indicare l’inquinamento atmosferico tra i principali rischi ambientali per la salute.

“Un messaggio chiaro”

Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori. I risultati che emergono da questo rapporto ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente – ha dichiarato Alessandra Gallone, presidente di Ispra e di Snpa Abbiamo dimostrato che migliorare è possibile. Ora dobbiamo dimostrare che possiamo fare di più. La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi entro il 2030: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare, per rendere più sostenibili i nostri modelli di sviluppo, per costruire un futuro più sano e più giusto. Come Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, continueremo a mettere a disposizione del Paese il valore più importante che abbiamo: la credibilità scientifica, la qualità dei dati e la capacità di leggere i fenomeni per accompagnare le decisioni. Perché proteggere l’ambiente significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone. E questa è una responsabilità che ci unisce tutti”.

L’informativa annuale di Snpa mostra un trend di riduzione diffuso sul territorio e statisticamente significativo, che riguarda tutte le regioni coinvolte nelle procedure di infrazione Ue per superamenti di PM10 (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia) e per NO2 (Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia). Questo ha permesso il rientro nei limiti per il PM10 in Toscana, Umbria e Puglia e, per l’NO2, nelle zone agglomerato di Torino, Bergamo, Brescia, Firenze e Roma e nella zona A – Pianura ad elevata urbanizzazione, in Lombardia; si registra un progressivo avvicinamento alla conformità per le altre zone.

I dati che leggiamo oggi sono il frutto di un lavoro certosino, costante e continuativo che le Agenzie svolgono da quasi trent’anni – dichiara Anna Lutman, vicepresidente di Snpa – Per comprendere le tendenze climatiche e ambientali non bastano serie istantanee isolate: servono serie storiche di dati giornalieri, raccolti con rigore scientifico e presidio costante. È questa memoria storica, costruita giorno dopo giorno, che ci permette di fornire alle istituzioni un’analisi solida e non contestabile delle evoluzioni dell’aria che respiriamo. Dietro ad ogni numero del report ci sono tecnici, ricercatori e professionisti che ogni giorno escono sul campo, osservano e misurano. Questa presenza capillare è ciò che ci permette di verificare i modelli e cogliere segnali precoci di cambiamento. Un impegno che garantisce omogeneità nei dati su tutto il territorio nazionale, con informazioni robuste e certe, in grado di essere un riferimento tecnico ufficiale per la PA e per l’Europa”.