Rischio idrogeologico e siccità nell’Appennino Centrale, Aubac chiede 4 miliardi di euro

Appello di Marco Casini, segretario generale dell'Autorità del bacino distrettuale dell'Appennino centrale (Aubac), per finanziamenti annui regolari per l’ambiente

“Stiamo mappando le frane con i livelli di pericolo e di rischio dell’area dell’Appennino centrale con un piano di interventi che andrebbero fatti su un territorio che occupa circa 45 mila km quadrati e sette Regioni, alcune solo in parte come il Molise e l’Abruzzo, molte altre interamente. Il problema principale però sono i fondi: per questo distretto servirebbero 8 miliardi e mezzo di euro solo per superare la severità idrica, quindi la siccità da qui al 2030″, ha detto all’ANSA Marco Casini, segretario generale dell’Autorità del bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac), a margine della presentazione di 10 nuove parole e neologismi dedicati all’ambiente che entrano nell’Enciclopedia Treccani all’Istituto della Enciclopedia Italiana di Roma.

Abbiamo proposto che si stanzino come investimento 2 miliardi l’anno per la parte idrica e due per il rischio idrogeologico che corrispondono allo 0,18% del PIL – spiega -, teniamo conto che in Germania ne investono lo 0,25%. Teniamo soprattutto conto che si tratterebbe di un costo inferiore a quello che sosteniamo per fronteggiare le emergenze che si succedono ogni anno. Oggi è impensabile non avere spese fisse per l’ambiente, andiamo invece avanti a singhiozzo con fondi dal PNRR e bandi straordinari con stanziamenti che vengono erogati negli anni successivi. Ci vogliono finanziamenti regolari, coinvolgendo gli enti così da far realizzare progetti risolutivi”.

Sta migliorando la consapevolezza e l’attenzione da parte dei cittadini nei confronti della salvaguardia dell’ambiente, in particolare dell’acqua – conclude – ma siamo comunque tutti abbastanza demoralizzati perché si progettano opere sul territorio che poi non vengono finanziate”.