Sicurezza nello Stretto di Hormuz: veto di Cina e Russia blocca la risoluzione ONU

Undici Paesi favorevoli, ma il Consiglio di Sicurezza resta diviso. Accuse incrociate tra Stati Uniti, Iran e membri permanenti

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è trovato profondamente diviso sulla gestione della sicurezza nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati per il commercio globale. La proposta di risoluzione, sostenuta da undici Paesi tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Francia, è stata però bloccata dal veto di Cina e Russia, mentre Colombia e Pakistan hanno scelto l’astensione. Il testo mirava a rafforzare la cooperazione internazionale per proteggere le rotte marittime commerciali nello stretto. Tra le misure previste figurava anche il coordinamento difensivo tra Stati interessati, inclusa la possibilità di scortare navi mercantili per garantire la sicurezza della navigazione. Il mancato accordo evidenzia ancora una volta le profonde fratture geopolitiche all’interno dell’organo più importante dell’ONU in materia di pace e sicurezza internazionale.

La risoluzione e le accuse contro l’Iran

Il documento presentato chiedeva esplicitamente all’Iran di cessare immediatamente ogni attacco contro il traffico marittimo e qualsiasi tentativo di ostacolare il libero transito nello Stretto di Hormuz. Secondo i promotori, tali azioni rappresentano una minaccia diretta alla stabilità economica globale, dato che una parte significativa delle forniture energetiche mondiali passa proprio attraverso questo corridoio marittimo. La proposta sottolineava inoltre la necessità di garantire la libertà di navigazione, principio fondamentale del diritto internazionale. Tuttavia, l’impostazione del testo è stata criticata da alcuni membri del Consiglio, che l’hanno ritenuta sbilanciata e incapace di affrontare le cause profonde delle tensioni nella regione. Questo elemento ha contribuito in modo decisivo al fallimento della votazione, impedendo l’adozione di misure concrete nel breve termine.

Reazioni dure: “un segnale sbagliato al mondo”

Dopo il voto, il ministro degli Esteri del Bahrain, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, ha espresso forte rammarico a nome dei Paesi promotori, tra cui diverse nazioni del Golfo. Secondo il ministro, il Consiglio di Sicurezza ha mancato di assumersi le proprie responsabilità di fronte a comportamenti illegali che richiederebbero un’azione immediata e decisa. Ha inoltre avvertito che il mancato passaggio della risoluzione invia un messaggio pericoloso alla comunità internazionale, suggerendo che le minacce alle vie marittime globali possano restare impunite. Anche gli Stati Uniti hanno assunto una posizione molto netta: l’ambasciatore Mike Waltz ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è troppo importante per essere “preso in ostaggio”, accusando l’Iran di mettere a rischio l’economia mondiale. Le parole di Washington riflettono un clima di crescente tensione e indicano che la questione potrebbe evolvere in scenari ancora più complessi.

Le ragioni del veto e la posizione dell’Iran

Cina e Russia hanno giustificato il loro veto sostenendo che la risoluzione fosse parziale e politicamente orientata. L’ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha criticato il testo per aver attribuito all’Iran l’intera responsabilità delle tensioni regionali, senza menzionare le azioni di Stati Uniti e Israele, definite “illegali”. Anche la Cina ha evidenziato come la proposta non riflettesse in modo equilibrato la complessità del conflitto, invitando piuttosto a intervenire sulle cause profonde. Dal canto suo, l’Iran ha respinto con forza le accuse, sostenendo di agire per difendere la propria sovranità e i propri interessi nazionali nel Golfo Persico. L’ambasciatore Amir Saeid Iravani ha accusato i promotori della risoluzione di voler “punire la vittima” e di fornire copertura politica ad azioni ostili. Queste posizioni contrapposte rendono evidente quanto sia difficile raggiungere un consenso su questioni così sensibili.