Esiste una forma di oscurità che non coincide con il semplice “buio”, ma che si avvicina piuttosto a una trasparenza assoluta, quasi cristallina. È questa la sensazione che emerge dagli scatti realizzati in Islanda da Francesco Ianniello, Sottotenente dell’Aeronautica Militare e appassionato di astronomia, durante un viaggio nel gennaio 2026. In un contesto remoto, lontano da qualsiasi fonte luminosa diretta, il cielo ha raggiunto un valore SQM di 21,97, ovvero uno dei livelli più alti di oscurità naturale misurabili, corrispondente a un rarissimo cielo di classe Bortle 1. In queste condizioni estreme, l’atmosfera non scompare, ma si manifesta: diventa visibile, quasi tangibile, rivelando fenomeni che normalmente restano nascosti all’occhio umano. Il risultato è una visione immersiva e totale della volta celeste, dove ogni stella sembra sospesa in uno spazio perfettamente limpido, senza interferenze, come se il cielo stesso respirasse.
L’Airglow: il fenomeno invisibile che colora la notte
Ciò che colpisce immediatamente osservando queste immagini non è l’aurora boreale, come si potrebbe pensare, bensì un fenomeno molto più sottile e diffuso: l’Airglow. Si tratta di una debole luminescenza naturale dell’atmosfera terrestre, generata da processi di chemiluminescenza dovuti alla rieccitazione degli atomi di ossigeno e azoto. Questo “bagliore dell’aria” si manifesta con delicate sfumature di verde e rosso, spesso invisibili a occhio nudo ma rivelate dalla fotografia a lunga esposizione. A differenza dell’aurora, che appare come strutture dinamiche e luminose, l’Airglow è uniforme, quasi etereo, e avvolge l’intera volta celeste come un velo impalpabile. La sua presenza indica condizioni atmosferiche eccezionalmente pure e prive di disturbi, rendendolo uno dei fenomeni più affascinanti e meno conosciuti dell’astronomia osservativa.
L’inquinamento luminoso che viaggia per centinaia di chilometri
Nonostante l’apparente isolamento del luogo, un elemento sorprendente emerge all’orizzonte: un intenso anello arancione che circonda la scena. Questo non è né il residuo della luce solare né un fenomeno aurorale, ma il risultato dell’inquinamento luminoso proveniente da centri abitati situati a distanze considerevoli. In condizioni atmosferiche così limpide e con strumenti così sensibili, la luce artificiale può propagarsi per centinaia di chilometri, riflettendosi sulle particelle presenti nell’aria e diventando visibile anche in luoghi remoti. Questo dettaglio, apparentemente secondario, racconta molto sull’impatto globale dell’illuminazione artificiale e sulla sua capacità di alterare anche gli ambienti più incontaminati. È un contrasto potente: da un lato la purezza estrema del cielo, dall’altro la traccia lontana ma persistente della presenza umana.
Tecnologia e tecnica al servizio della meraviglia
La realizzazione di queste immagini è il risultato di una combinazione precisa tra competenza tecnica e attrezzatura altamente specializzata. Per catturare l’intera volta celeste in un unico scatto, Ianniello ha utilizzato un obiettivo AstroHori 6mm f/1.8, un fisheye circolare capace di coprire circa 220 gradi di campo visivo su sensore full-frame, proiettando l’intero emisfero in un cerchio perfetto. Il corpo macchina, una Sony A7 III, ha lavorato con un’esposizione singola di 20 secondi a ISO 2000 e apertura f/1.8, parametri ideali per raccogliere la luce più debole senza compromettere la nitidezza. Fondamentale anche il ruolo del treppiede in carbonio, che ha garantito stabilità assoluta nonostante il forte vento islandese, assorbendo vibrazioni e permettendo uno scatto perfettamente definito. Ogni elemento, dalla scelta dell’ottica alla gestione dell’ambiente, ha contribuito a trasformare un momento fugace in un’immagine scientificamente significativa e visivamente straordinaria.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?