Negli ultimi mesi, il numero di satelliti Starlink in orbita terrestre ha superato quota 10.000, segnando un punto di svolta per l’osservazione astronomica amatoriale e professionale. Una fotografia scattata da Dan Bush il 16 aprile ad Albany lo dimostra chiaramente: quella che doveva essere un’immagine della cometa PanSTARRS (C/2025 R3) si è trasformata in un mosaico di scie luminose. Nel fotogramma completo sono visibili più di 35 satelliti Starlink, un numero che supera di gran lunga quello degli oggetti celesti di interesse. Il fenomeno non è isolato, ma rappresenta una tendenza sempre più evidente. Come riportato da spaceweather.com, il numero di immagini astronomiche “contaminate” dai satelliti è aumentato drasticamente nell’ultimo anno, rendendo sempre più complessa la documentazione pulita del cielo notturno.
Astrofotografia sotto pressione
Gli astrofotografi stanno adottando strategie sempre più sofisticate per contrastare questo problema. Tecniche come la sovrapposizione di esposizioni multiple o l’uso di software dedicati, come StarXTerminator e Cosmic Clarity, permettono di rimuovere parzialmente le tracce lasciate dai satelliti. Tuttavia, questi interventi comportano un’alterazione dell’immagine originale e spesso non vengono dichiarati quando le foto vengono condivise. Questo solleva anche una questione etica, oltre che tecnica. Il risultato è che molte immagini apparentemente “perfette” nascondono in realtà un pesante lavoro di pulizia digitale. La crescente presenza dei satelliti sta quindi cambiando non solo il modo in cui si fotografa il cielo, ma anche il modo in cui lo si rappresenta e lo si interpreta.
Il caso della cometa PanSTARRS
La cometa PanSTARRS è un esempio emblematico della vulnerabilità di questi oggetti alle interferenze satellitari. Situata vicino all’orizzonte mattutino, in una zona del cielo ancora illuminata dal Sole, si trova esattamente dove i satelliti Starlink risultano più visibili. In queste condizioni, i satelliti riflettono la luce solare ad alta quota, diventando particolarmente brillanti e invadenti nelle immagini. L’astrofotografo David Blanchard, osservando la stessa cometa dall’Arizona, ha riportato che alcuni satelliti apparivano luminosi quanto Venere. Questo accade soprattutto nelle ore successive al lancio, quando i satelliti si trovano in orbite basse e altamente riflettenti. La combinazione tra posizione della cometa, campo visivo ampio ed esposizioni lunghe rende praticamente inevitabile la presenza di scie nelle fotografie.
Le prospettive future
Secondo i piani di SpaceX, il numero totale di satelliti Starlink potrebbe arrivare fino a 42.000 nei prossimi anni. Se questa previsione verrà confermata, l’impatto sull’osservazione astronomica sarà ancora più significativo. La Space Weather Photo Gallery, attiva da oltre un decennio prima dell’arrivo di Starlink, mostra chiaramente come le immagini di comete siano tra le più colpite da queste interferenze. Questo perché le comete si trovano spesso vicino al Sole, proprio dove i satelliti sono più luminosi. Ciò che oggi appare come un fastidio crescente potrebbe presto diventare la norma. Non a caso, alcuni osservatori suggeriscono che tra qualche anno si guarderà a questo periodo come ai “bei vecchi tempi”, quando il cielo era ancora relativamente libero.



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