La Russia ha confermato ufficialmente che, a partire dal primo maggio, interromperà il flusso di petrolio kazako diretto in Germania attraverso l’oleodotto Druzhba. A comunicarlo è stato il vice primo ministro Alexander Novak, parlando con i giornalisti al Cremlino. Secondo Novak, i volumi precedentemente destinati al mercato tedesco verranno reindirizzati verso altre rotte logistiche disponibili, senza però chiarire quando o se le forniture potranno riprendere. La motivazione ufficiale riguarda “attuali capacità tecniche”, una formula che lascia spazio a interpretazioni più ampie legate anche al contesto geopolitico. Il petrolio coinvolto, pur essendo di origine kazaka, transitava attraverso infrastrutture controllate da Mosca, confermando quanto la rete energetica eurasiatica resti profondamente interconnessa e politicamente sensibile.
La scelta evidenzia ancora una volta come la Russia stia progressivamente riorientando i propri flussi energetici verso mercati alternativi, in particolare asiatici, in risposta alle politiche europee di riduzione della dipendenza dal greggio russo.
Berlino minimizza, ma osserva il mercato
Dal lato tedesco, il governo ha cercato di smorzare i timori di una possibile crisi energetica. Berlino sostiene infatti di non aspettarsi ripercussioni significative sulle forniture, anche se la sospensione riguarderà una raffineria strategica gestita dalla controllata tedesca di Rosneft. Questo impianto è particolarmente rilevante perché rifornisce gran parte della regione della capitale e l’aeroporto internazionale di Berlino. Il portavoce governativo Stefan Kornelius ha dichiarato che l’interruzione non comprometterà in modo significativo le operazioni delle raffinerie, pur ammettendo che le autorità stanno monitorando con attenzione la disponibilità di cherosene. Le parole di Novak, secondo cui “i tedeschi hanno rifiutato il petrolio russo, quindi per loro va tutto bene”, riflettono però una tensione politica ancora evidente tra Mosca e Germania. In questo equilibrio precario, Berlino continua a puntare sulla diversificazione delle fonti energetiche, ma resta esposta alle fluttuazioni del mercato globale.
Il contesto globale: Iran e lo Stretto di Hormuz
La decisione russa si inserisce in un quadro internazionale già estremamente complesso. Le tensioni legate alla possibile escalation della guerra in Iran rappresentano un fattore di rischio cruciale per i mercati energetici. In particolare, lo Stretto di Hormuz continua a essere uno dei punti nevralgici per il traffico mondiale di petrolio: circa un quinto del greggio globale passa attraverso questo stretto corridoio marittimo. Qualsiasi interruzione o minaccia alla navigazione in quest’area potrebbe causare un’impennata dei prezzi e difficoltà di approvvigionamento su scala globale. In questo scenario, la riduzione dei flussi verso l’Europa attraverso vie terrestri come il Druzhba assume un peso ancora maggiore. La combinazione tra tensioni mediorientali e riorganizzazione delle rotte energetiche eurasiatiche rischia quindi di aumentare la volatilità del mercato, rendendo più fragile la sicurezza energetica europea.
