Terremoto Sicilia, scossa davanti alla costa nordorientale dell’isola | DATI e MAPPE

Una scossa di terremoto è stata avvertita in Sicilia alle 14:49 di oggi, venerdì 24 aprile

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Una scossa di terremoto è stata avvertita in Sicilia alle 14:49 di oggi, venerdì 24 aprile. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 3.3, con epicentro in mare, davanti alla costa nordorientale siciliana, ad una profondità di 6km, quindi molto superficiale. L’epicentro è stato localizzato davanti alla località di Sant’Agata di Militello (Messina). La scossa è stata avvertita anche sulla terraferma, dagli abitanti di località come Sant’Agata di Militello, Longi, Acquedolci, Bronte, Militello Rosmarino, Torrenova, Capo d’Orlando, Santo Stefano di Camastra. Il sisma è stato seguito da un’altra scossa di magnitudo 2.3 alle 15:03. Non sono noti danni a persone o cose.

La scossa odierna rientra nella categoria dei terremoti deboli, ma non è affatto un evento casuale. Al contrario, è l’espressione quotidiana di un territorio geologicamente molto attivo, inserito in uno dei contesti sismici più complessi del Mediterraneo. Anche una scossa superficiale, come quella avvenuta a circa 6km di profondità, è significativa perché testimonia che le strutture tettoniche della zona sono in movimento costante.

Questa porzione di Sicilia si affaccia sul Tirreno ma è fortemente influenzata dalla dinamica dello Stretto di Messina e dell’arco calabro-peloritano, un sistema geologico che rappresenta un punto di contatto tra grandi blocchi della crosta terrestre. È proprio questa posizione a rendere l’area particolarmente sensibile ai fenomeni sismici.

La geologia della Sicilia nordorientale: un mosaico di faglie attive

La Sicilia nordorientale, inclusa la zona dei Nebrodi e della costa tirrenica messinese, si trova lungo il margine di convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica. Questo lento ma continuo movimento – dell’ordine di pochi centimetri all’anno – genera deformazioni della crosta che si accumulano nel tempo e vengono rilasciate sotto forma di terremoti.

Il tratto marino davanti alla costa, dove è stato localizzato l’epicentro del sisma odierno, è attraversato da numerose faglie normali, cioè fratture della crosta lungo le quali i blocchi si muovono verticalmente. Lo Stretto di Messina, poco distante, è infatti descritto come una zona “ribassata” proprio a causa di queste faglie attive che modellano il territorio nel corso di milioni di anni.

Non si tratta di un sistema isolato: le faglie si estendono sia verso la Calabria sia lungo la costa siciliana, creando una rete complessa capace di generare terremoti di varia intensità. Alcuni studi recenti hanno anche individuato faglie sottomarine lunghe decine di chilometri, ancora attive e potenzialmente sismogenetiche.

Una sismicità diffusa e persistente

La scossa odierna si inserisce in un quadro di sismicità diffusa, caratterizzata da numerosi eventi di bassa e media magnitudo. Questo tipo di attività è tipico delle aree dove la deformazione crostale è continua ma frammentata, e dove l’energia si libera attraverso molti piccoli terremoti piuttosto che con pochi eventi molto grandi. Tuttavia, questa apparente “normalità” non deve trarre in inganno. La stessa area è in grado di produrre terremoti ben più forti, come dimostra la storia sismica della Sicilia orientale, una delle regioni italiane con il più alto livello di pericolosità sismica.