Turismo Spaziale, Virgin Galactic accelera: i voli commerciali ripartono entro fine anno

Con il nuovo spazioplano in fase di test e l'aumento del costo dei biglietti, la compagnia di Richard Branson punta a trasformare il turismo spaziale in un business di massa entro il 2026

Il sogno del turismo spaziale sta per accendersi di nuovo sotto l’egida di Virgin Galactic, che ha confermato ufficialmente l’intenzione di riprendere i voli commerciali suborbitali entro la fine di questo 2026. Durante l’ultima chiamata agli investitori svoltasi il 30 marzo, il CEO Michael Colglazier ha dipinto un quadro decisamente ottimista, rivelando che il primo spazioplano di nuova generazione è ormai prossimo al completamento strutturale nella fabbrica nei pressi di Phoenix. Con i test a terra programmati per aprile e il successivo trasferimento allo Spaceport America in New Mexico fissato per il mese di luglio, la tabella di marcia sembra puntare con estrema decisione verso il traguardo del quarto trimestre dell’anno. Questa nuova fase non rappresenta soltanto un ritorno operativo atteso da tempo, ma l’inizio di un’era caratterizzata da un’alta frequenza di lancio che mira a trasformare l’accesso allo Spazio in una routine industriale ben oliata e, finalmente, redditizia per gli stakeholder coinvolti.

Un calendario di test senza sosta

La tabella di marcia per il nuovo SpaceShip è serrata. Dopo la conclusione dell’assemblaggio strutturale, prevista per le prossime 2 settimane, il veicolo affronterà una serie di rigorosi test a terra per verificare le prestazioni dei sottosistemi. Una volta trasferito nel New Mexico a luglio, inizieranno i test di volo a planata (glide tests), seguiti dai voli a propulsione. Mike Moses, presidente della divisione spaceline, ha spiegato che il programma di test sarà “spedito” grazie all’esperienza accumulata con il precedente modello, Unity. Sono previsti 3 voli chiave: un volo a propulsione parziale per testare velocità comprese tra Mach 1 e Mach 1.5; un volo suborbitale completo con payload della NASA; un ultimo volo di convalida con 5 dipendenti della compagnia per testare l’esperienza in cabina. Mentre il nuovo veicolo viene messo a punto, i piloti continueranno ad addestrarsi proprio su Unity, sfruttando il fatto che i 2 spazioplani condividono la stessa sagoma esterna e dinamica di volo.

Evoluzione tecnologica e nuovi vettori

Non è solo lo spazioplano a evolversi. La “nave madre” Eve, l’imponente velivolo che trasporta SpaceShip in quota prima del lancio, è stata sottoposta a significativi aggiornamenti. Ora è in grado di sostenere tra i 12 e i 15 voli al mese e la sua vita operativa è stata estesa almeno fino al 2032. Tuttavia, Virgin Galactic guarda già oltre. È in fase di progettazione un nuovo velivolo di lancio denominato LV-X, che dovrebbe affiancare o sostituire Eve a partire dal 2030. L’obiettivo a lungo termine è impressionante: una volta a regime, la compagnia punta a passare da 4 voli al mese a oltre 10 entro il secondo trimestre del 2027, garantendo una continuità operativa senza precedenti nel settore.

Il mercato dello Spazio: tra rincari e sfide finanziarie

Con la ripartenza ormai vicina, Virgin Galactic ha riaperto ufficialmente le vendite dei biglietti, ma a un prezzo aggiornato: 750mila dollari per posto, un salto significativo rispetto ai 600mila precedenti. La domanda non sembra mancare, con una lista d’attesa che conta oltre 650 clienti pronti a decollare. Nonostante l’entusiasmo, i dati finanziari del 2025 mostrano le tipiche sfide di una startup spaziale: a fronte di ricavi per 2 milioni di dollari, l’azienda ha registrato una perdita netta di 279 milioni. Sebbene i revisori abbiano sollevato dubbi sulla continuità aziendale (il cosiddetto “going concern”), il CFO Doug Ahrens si è mostrato tranquillo. La previsione di flussi di cassa significativi legati all’inizio del servizio commerciale nel quarto trimestre del 2026 dovrebbe stabilizzare il bilancio, portando finalmente la compagnia di Branson fuori dalla fase sperimentale e dentro quella del profitto stellare.