Un nuovo biopesticida “green” potrebbe rappresentare una svolta nella difesa delle api dai parassiti, con effetti mirati e senza impatti negativi per ambiente e salute umana. Il progetto è sviluppato dai ricercatori del Centro Ricerche Trisaia dell’ENEA di Matera, sotto il coordinamento dell’entomologo Salvatore Arpaia, nell’ambito dell’iniziativa RNApi, finanziata attraverso il 5×1000 destinato alla ricerca scientifica. Alla base dell’innovazione c’è una molecola progettata per agire come un vero e proprio “interruttore genetico”: il composto è in grado di riconoscere un gene essenziale del piccolo coleottero dell’alveare Aethina tumida e di silenziarlo, impedendo la produzione di una proteina indispensabile alla sua crescita e al suo sviluppo. In questo modo il parassita può essere controllato senza arrecare danni alle api.
I primi risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Pest Science, edita dal gruppo Springer Nature, aprendo prospettive concrete all’utilizzo di biotecnologie innovative per la protezione degli alveari. L’obiettivo è rafforzare la tutela delle api, considerate veri e propri indicatori della biodiversità e fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e dell’agricoltura.
“I nostri studi hanno dimostrato, per la prima volta, che è possibile silenziare efficacemente un gene chiave per lo sviluppo e la riproduzione del piccolo coleottero dell’alveare, Aethina tumida, somministrando la molecola alle larve. E la stessa molecola risulta innocua per le api”, spiega Salvatore Arpaia, ricercatore ENEA della Divisione Bioenergia, bioraffineria e chimica verde.
Per testare l’efficacia del nuovo biopesticida a base di RNA a doppio filamento contro le specie invasive, l’ENEA e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno hanno avviato una serie di prove sperimentali in laboratorio presso la sede di Reggio Calabria. Le attività sono state realizzate con il sostegno dei Ministeri della Salute e dell’Università e della Ricerca. Il progetto si inserisce nell’ambito dell’iniziativa RNApi dell’ENEA, che ha recentemente ottenuto dal Ministero della Salute l’accreditamento del laboratorio del Centro Ricerche di Trisaia per interventi di modificazione genetica su un ceppo non patogeno di Escherichia coli. Un passaggio chiave che consentirà di produrre in modo più efficiente e a costi ridotti le molecole di RNA a doppio filamento, considerate il principio attivo del futuro biopesticida.
Sulla base dei risultati già ottenuti, queste molecole verranno ora impiegate anche in prove su arnie infestate, con l’obiettivo di arrivare allo sviluppo di un prodotto specifico per la tutela dell’apicoltura. Al centro della ricerca c’è il controllo del piccolo coleottero dell’alveare Aethina tumida, specie invasiva originaria dell’Africa subsahariana che rappresenta una seria minaccia per le colonie di api europee. L’insetto si nutre di cera, uova e larve, compromette la qualità del miele e ne altera le condizioni di conservazione.
Classificato nell’Unione Europea come specie esotica invasiva di interesse prioritario dopo la sua comparsa in Calabria nel 2014, il parassita è oggi stabilmente presente nel territorio e ha recentemente mostrato segnali di espansione verso la Sicilia, con casi confermati in alcuni apiari della provincia di Messina. Una diffusione che rende ancora più urgente l’individuazione di strategie di contenimento efficaci. Il problema del controllo è particolarmente complesso: i trattamenti chimici devono essere sufficientemente efficaci contro il parassita, ma al tempo stesso non devono compromettere la salute delle colonie né la sicurezza dei prodotti dell’alveare. A complicare ulteriormente il quadro è la limitata disponibilità di medicinali veterinari autorizzati per le api, una criticità evidenziata anche a livello europeo dalla Federazione dei veterinari. Finora, la gestione delle infestazioni ha fatto ricorso soprattutto a misure di emergenza, tra cui restrizioni alla movimentazione di api vive e materiali apistici, limitazioni all’apicoltura migratoria e, nei casi più gravi, l’abbattimento obbligatorio delle colonie infestate in alcune aree della Calabria.
“Sebbene necessarie, queste misure comportano costi significativi per gli apicoltori, che si aggiungono alle perdite dirette causate dalle infestazioni. Proprio per questo è fondamentale continuare a sostenere la ricerca scientifica pubblica, per sviluppare soluzioni più efficaci e sostenibili dei pesticidi chimici, come punta a dimostrare il progetto di ENEA ‘RNApi’ sostenuto dai contribuenti italiani con il 5×1000”, conclude Arpaia.


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