Nel 2026 l’estensione del ghiaccio marino artico ha segnato un nuovo record negativo, raggiungendo il punto più basso mai registrato dall’inizio delle osservazioni satellitari nel 1979. Questo dato segue il precedente primato al ribasso del marzo 2025. Secondo i dati raccolti dal National Institute of Polar Research e dalla Japan Aerospace Exploration Agency, l’estensione massima invernale si è fermata a quota 13,76 milioni di km quadrati. Tale risultato è il frutto di un monitoraggio costante effettuato attraverso radiometri a microonde avanzati montati sui satelliti della missione GCOM-W, che permettono di visualizzare le variazioni temporali e spaziali dei ghiacci polari con estrema precisione.
Analisi dei dati e regioni colpite
L’estensione massima annuale, raggiunta il 13 marzo 2026, è risultata inferiore di circa 0,03 milioni di km quadrati rispetto al record precedente. Il ghiaccio marino artico segue solitamente un ciclo di crescita tra ottobre e marzo, per poi ridursi nei mesi estivi. Tuttavia, durante l’inverno 2025-2026, i livelli sono rimasti costantemente al di sotto della media registrata negli anni 2010. L’analisi spaziale evidenzia che le anomalie più marcate si sono verificate nel Mare di Okhotsk e nella regione compresa tra la Baia di Baffin e il Mare del Labrador, tra la Groenlandia e il Canada. In queste aree, l’espansione del ghiaccio verso Sud è stata estremamente limitata, lasciando scoperte vaste porzioni di oceano che normalmente sarebbero state protette dalla coltre bianca.
Le cause del declino: temperature e venti
Il fattore determinante per questo nuovo record negativo è stato l’incremento delle temperature atmosferiche. Tra gennaio e febbraio 2026, le colonnine di mercurio nel Mare di Okhotsk e nel Mare del Labrador sono rimaste sensibilmente sopra la media stagionale, impedendo la formazione di nuovo ghiaccio. Nel Mare di Okhotsk, la situazione è stata aggravata dalla circolazione atmosferica. Da metà febbraio a metà marzo, la regione è stata interessata da venti prevalenti provenienti da Est e Sud/Est che hanno trasportato aria più calda rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A causa di queste condizioni, la superficie ghiacciata in quest’area ha iniziato a ritirarsi già dal 19 febbraio, agendo come un freno decisivo alla crescita complessiva della banchisa artica.
Verso il futuro: il ruolo delle nuove tecnologie satellitari
Il monitoraggio ambientale sta entrando in una nuova fase grazie al lancio del satellite “IBUKI GW” (GOSAT-GW), avvenuto nel giugno 2025. Questo strumento trasporta l’Advanced Microwave Scanning Radiometer 3 (AMSR3), un sensore di ultima generazione che sta completando le fasi di calibrazione. L’AMSR3 garantisce una qualità dei dati pari o superiore al suo predecessore, l’AMSR2, con la capacità aggiuntiva di rilevare le precipitazioni nevose. La disponibilità pubblica di questi nuovi dati è prevista per l’estate del 2026 e sarà fondamentale per comprendere le variazioni del sistema climatico artico.


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