Caldo estremo sul nord Africa: valori record fino a +44°C sulla costa atlantica e non sul Sahara per via dell’effetto Foehn

Tra Atlante e costa atlantica si sta sviluppando una delle ondate di caldo più intense del Nord Africa, con temperature superiori persino a quelle registrate in molte aree del Sahara centrale

Oggi il caldo più estremo non si trova nel cuore del Sahara, ma lungo il lato atlantico del Marocco. L’aria rovente che arriva dal Sahara, con valori in quota molto elevati, viene sospinta oltre la catena montuosa dell’Atlante e ridiscende rapidamente verso le pianure occidentali. Durante questa discesa si comprime e si riscalda ulteriormente a causa dell’effetto Foehn, facendo impennare le temperature al suolo. Il risultato è sorprendente: città come Taroudant, Agadir e l’entroterra atlantico registrano picchi di +42/+45°C, localmente anche oltre, mentre diverse aree del Sahara restano su valori leggermente inferiori, spesso tra +38 e +42°C.

A favorire questa inversione termica contribuiscono anche le polveri desertiche e anche una minore ventilazione nei bassi strati sul versante sahariano, che limitano il riscaldamento al suolo, mentre sul versante atlantico il forte rimescolamento porta l’aria torrida direttamente in superficie. Il classico effetto föhn, quindi, ma piuttosto amplificato: il caldo rovente si sposta verso l’Atlantico, trasformando le aree pedemontane in veri e propri forni.

In Marocco, l’effetto Foehn si manifesta principalmente con il Chergui, un vento caldo e secco che può far salire le temperature anche di 10/20 gradi in poche ore, portando picchi che in primavera ed estate possono facilmente superare appunto i +40°C.

L’aria estremamente secca prosciuga rapidamente la vegetazione e i terreni agricoli, aumentando notevolmente il rischio di incendi. Spesso il Chergui solleva polveri e sabbia dal deserto, riducendo la visibilità e rendendo l’aria irrespirabile.