Cinquant’anni dal terremoto in Friuli: la corsa contro il tempo e il coraggio dei soccorritori tra le macerie | VIDEO

La sera del 6 maggio 1976 una devastante scossa di magnitudo 6.5 rase al suolo oltre 120 comuni. Attraverso le memorie del vigile del fuoco Giorgio Godina, il ricordo di un evento che ha segnato la storia del nostro Paese, tra scenari apocalittici, salvataggi miracolosi e il sacrificio di chi operò per aiutare la popolazione

Terremoto Friuli: la corsa contro il tempo e il coraggio dei soccorritori

Il 6 maggio ricorre l’anniversario del disastroso terremoto che nel 1976 sconvolse il Friuli Venezia Giulia, incidendo una cicatrice indelebile nella storia d’Italia. Una scossa magnitudo 6.5 sprigionò la sua forza distruttrice, colpendo con inaudita ferocia oltre 120 comuni distribuiti su un’area immensa di 3mila km quadrati. Il bilancio definitivo di quella tragica notte restituì al Paese un quadro drammatico e doloroso, con 965 vittime rimaste tragicamente intrappolate sotto i crolli delle proprie abitazioni. In quegli istanti di assoluto caos, le comunicazioni si interruppero brutalmente e il territorio sprofondò in un’oscurità irreale, isolando quasi completamente intere comunità dal resto della regione. La consapevolezza della gravità dell’evento fu fortunatamente immediata per le squadre di pronto intervento, pronte a gettarsi senza esitazione in un ambiente diventato ostile e irriconoscibile. Iniziò in quei precisi minuti una frenetica corsa contro il tempo per portare soccorso a una popolazione in ginocchio, scavando a mani nude nel buio più totale.

L’impatto brutale e la mobilitazione nazionale

In quegli istanti drammatici, l’intuizione di chi opera sul campo si rivelò fondamentale. “Sapevo che la lotta contro il tempo era iniziata“, ricorda Giorgio Godina, all’epoca funzionario del Comando dei Vigili del Fuoco di Udine. “Nonostante le persone già in salvo non sarebbero rientrate in casa per telefonare ai pompieri, decisi che se non fossero giunte richieste di soccorso, saremmo stati noi a cercarle“. L’impatto con la realtà all’esterno della caserma fu spaventoso. I soccorritori si ritrovarono immersi in un vero e proprio scenario apocalittico, caratterizzato da un buio profondo e dalla totale mancanza di energia elettrica. Tutto era avvolto da una spessa e sconfinata nube di polvere generata dal crollo continuo degli edifici.

Le strade, ostruite da ruderi e da enormi porzioni di abitazioni collassate, rendevano l’ingresso nei centri abitati un’impresa titanica. In quel “mondo rovesciato“, la prima reazione emotiva delle squadre fu durissima, segnata, come sottolinea Godina, “da un intenso senso di sconforto, da un’angoscia profonda e da un sentimento di completa impotenza e grande vulnerabilità“. La risposta dello Stato prese rapidamente forma: il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco mise in campo 1.500 uomini e 558 automezzi, giunti in massa da tutta la Penisola per assistere i cittadini e rimuovere le macerie.

La bambina di Gemona e la speranza ritrovata

In mezzo alla distruzione, le operazioni di scavo portarono alla luce episodi di inestimabile valore umano. Tra le testimonianze più toccanti vi è il salvataggio di una bambina a Gemona, avvenuto in condizioni ambientali disperate. Il racconto di Godina restituisce la tensione di quei minuti: “La luce era scarsa e i miei occhi erano gonfi e irritati dalla polvere. Mi parve di scorgere uno straccio pendente dal tetto ma al tatto capii che si trattava di una lunga ciocca di capelli“.

Avvicinandosi a quel varco tra i calcinacci, il vigile del fuoco intravide “un volto polveroso con due occhi spalancati, lo sguardo fisso di una bambina che piangeva in assoluto silenzio“. La piccola era rimasta intrappolata sotto l’enorme peso di una trave in cemento armato. Con grande perizia tecnica, la squadra riuscì a tagliare la struttura e a sollevare la bambina, portandola in salvo attraverso un lucernaio. “Fu un momento di estrema gioia e soddisfazione“, conclude il funzionario. “Il nostro primo soccorso con esito favorevole, un episodio che ha segnato per sempre la mia vita professionale“.

Il prezzo del coraggio

Lo sforzo immane per strappare le persone alla morte pretese un conto altissimo anche da parte di chi era giunto per aiutare. Nel tragico bilancio finale delle 965 vite perdute, si piangono 4 vigili del fuoco che persero la vita in un fatale incidente in elicottero durante lo svolgimento delle complesse operazioni.