Il dibattito europeo su ETS, energia e competitività industriale torna al centro dell’agenda politica con l’intervento di Stefano Cavedagna, eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR, che richiama l’allarme lanciato da Confindustria sul rischio di un progressivo indebolimento del sistema produttivo europeo. Secondo Cavedagna, il tema non riguarda soltanto la tenuta delle imprese, ma investe direttamente la capacità dell’Europa di garantire occupazione stabile, crescita economica e prospettive per i territori. Al centro della riflessione ci sono il costo dell’energia, la pressione normativa, il sistema ETS e la necessità di strumenti europei capaci di sostenere investimenti e lavoro.
“L’allarme lanciato da Confindustria va preso molto sul serio: l’Europa rischia di indebolire la propria industria mentre avrebbe bisogno di rafforzarla. Servono una revisione del sistema ETS, una politica energetica meno penalizzante e strumenti capaci di sostenere investimenti, competitività e lavoro. Quando si parla di rischio deserto industriale, di debito comune europeo e di salari troppo bassi, si pone un tema politico centrale: senza industria non c’è ricchezza da distribuire, non c’è occupazione stabile e non c’è futuro per i territori”.
La richiesta di revisione del sistema ETS
Nel suo intervento sul dibattito europeo relativo a ETS, energia e competitività industriale, Cavedagna richiama l’impegno del gruppo ECR su uno dei dossier più sensibili per il tessuto produttivo europeo. L’eurodeputato ricorda anche l’iniziativa promossa a marzo al Parlamento europeo, durante la quale è stato presentato un documento che chiede la sospensione e la revisione del sistema ETS.
Il punto politico sollevato riguarda l’impatto trasversale che l’attuale impostazione del sistema potrebbe avere sui comparti produttivi europei, in una fase già segnata da costi energetici elevati e da una competizione internazionale sempre più complessa. “Bisogna fermare un sistema che oggi rischia di colpire trasversalmente interi comparti produttivi europei”.
Industria europea, debito comune e salari: il tema politico centrale
Nel ragionamento di Cavedagna, il rischio di deserto industriale non è separabile dal tema della ricchezza prodotta, dei salari e della capacità dell’Europa di sostenere la propria base manifatturiera. La questione industriale viene presentata come una priorità politica, economica e sociale.
Il richiamo al debito comune europeo e ai salari troppo bassi si inserisce in una lettura più ampia: senza una politica industriale capace di difendere la produzione, gli investimenti e la competitività, l’Europa rischia di perdere la propria capacità di generare valore. Per l’eurodeputato, la difesa dell’industria è quindi anche difesa del lavoro e della coesione dei territori.
Emilia-Romagna, Motor Valley e distretto ceramico sotto pressione
Per Cavedagna, la questione riguarda direttamente anche l’Emilia-Romagna, una delle regioni italiane più esposte alle dinamiche della manifattura europea. Il riferimento va alla Motor Valley, al distretto ceramico e all’intero sistema produttivo regionale, fatto di imprese che esportano, investono e danno lavoro a migliaia di persone.
“Dalla Motor Valley al distretto ceramico, passando per tutta la manifattura regionale: imprese che investono, esportano e danno lavoro a migliaia di persone, ma che oggi competono in condizioni sempre più difficili a causa del costo dell’energia e della pressione normativa”.
Il passaggio evidenzia il legame tra le scelte europee su energia, ETS e regolazione ambientale e la tenuta concreta dei comparti produttivi territoriali. In Emilia-Romagna, la competitività industriale si intreccia con filiere strategiche e con un sistema economico fortemente orientato all’export.
L’impatto dell’ETS su agricoltura e filiera agroalimentare
L’eurodeputato richiama inoltre le recenti parole del ministro Francesco Lollobrigida sul tema dei fertilizzanti, collegando l’impatto dell’ETS non solo all’industria in senso stretto, ma anche all’agricoltura e alla filiera agroalimentare.
Secondo Cavedagna, gli effetti del sistema si riflettono su comparti essenziali per la sicurezza alimentare e per l’equilibrio economico dei territori. Il tema assume particolare rilevanza in una regione come l’Emilia-Romagna, dove industria e agricoltura sono profondamente integrate e dove le filiere produttive dipendono da costi sostenibili, investimenti e stabilità normativa.
L’impatto dell’ETS “si scarica anche sull’agricoltura e sull’intera filiera agroalimentare, sulla sicurezza alimentare e sull’intera filiera. In una regione come l’Emilia-Romagna, dove industria e agricoltura sono profondamente integrate, questo tema è decisivo”.
L’intervento di Stefano Cavedagna si inserisce in un confronto europeo sempre più acceso sul rapporto tra transizione ecologica, politiche energetiche e tenuta della base produttiva. La posizione espressa punta a rimettere al centro la competitività industriale, sostenendo la necessità di una revisione degli strumenti che oggi incidono sui costi delle imprese.


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