C’è chi quella notte pensò a un incendio lontano, chi uscì sul balcone incredulo con il cellulare in mano, e chi rimase semplicemente con il naso all’insù. Tra il 10 e l’11 maggio 2024, proprio durante il fine settimana della Festa della Mamma, il cielo sopra l’Italia si colorò di rosso e viola in uno degli eventi atmosferici più straordinari degli ultimi decenni. A distanza di 2 anni, quella notte continua a essere ricordata come uno dei fenomeni celesti più spettacolari del XXI secolo. Non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua eccezionalità scientifica: la tempesta geomagnetica che colpì la Terra fu infatti la più intensa degli ultimi 20 anni, tanto da entrare nella lista delle 10 più forti mai registrate dalla metà dell’Ottocento.
Gli scienziati internazionali la soprannominarono “The Mother’s Day Storm“, la tempesta della Festa della Mamma. Un nome poetico per un evento che trasformò il cielo in una gigantesca tela luminosa, osservabile contemporaneamente in entrambi gli emisferi: dalle Canarie alla Nuova Zelanda, fino alle basi scientifiche in Antartide.
L’origine della tempesta
Tutto ebbe origine l’8 maggio 2024, quando il Sole liberò nello spazio un’enorme espulsione di massa coronale, cioè una gigantesca nube di particelle cariche e plasma. Viaggiando a velocità impressionante, quel materiale raggiunse la Terra innescando una violenta perturbazione del campo magnetico terrestre. Ma ciò che apparve sopra l’Italia non era una classica aurora boreale. Secondo le analisi successive, il fenomeno osservato alle medie latitudini europee era riconducibile a un SAR, acronimo di Stable Auroral Red Arc, ovvero un “arco rosso aurorale stabile”. Si tratta di un fenomeno raro e affascinante. Le particelle provenienti dal Sole, invece di precipitare direttamente verso i poli come nelle normali aurore, rimangono intrappolate in una fascia che circonda la Terra. Qui generano correnti elettriche che riscaldano l’ossigeno presente negli strati più alti dell’atmosfera. L’eccitazione degli atomi produce così quel caratteristico bagliore rosso diffuso che milioni di persone osservarono increduli nel cuore della notte.
In Italia le immagini fecero rapidamente il giro dei social: montagne illuminate di cremisi, campagne avvolte da una luce irreale, coste meridionali tinte di porpora. Uno spettacolo che normalmente appartiene ai cieli del Circolo Polare Artico e che, per una notte, sembrò avvicinare il Mediterraneo all’Artico.
Oggi, 10 maggio 2026, mentre si celebra nuovamente la Festa della Mamma, quella notte rimane un simbolo perfetto della meraviglia che il cosmo riesce ancora a regalarci. Un promemoria luminoso della connessione invisibile tra il Sole e la Terra, e di quanto il cielo possa ancora sorprenderci quando alziamo lo sguardo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?