La Commissione Europea ha ricevuto la lettera inviata ai vertici delle istituzioni Ue dal premier Giorgia Meloni, che ha chiesto un maggiore coordinamento nei controlli di frontiera alla luce dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. A confermarlo è un portavoce della Commissione Europea, precisando che Bruxelles risponderà “a tempo debito”. Per il momento, la linea indicata dall’esecutivo Ue è quella di adottare misure di screening per le persone che provengono dalle zone colpite dall’epidemia. La notizia centrale riguarda dunque la posizione della Commissione: la richiesta italiana è stata presa in carico, ma la raccomandazione operativa resta al momento concentrata sullo screening in uscita dalle regioni colpite, considerato lo strumento prioritario in questa fase.
Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la posizione della Commissione Europea
L’esecutivo Ue ribadisce che “la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino l’evolversi della situazione. Si tratta di una situazione che richiede vigilanza e coordinamento. Disponiamo dei canali e degli strumenti necessari per agire rapidamente. L’Ue sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria per aiutare i Paesi colpiti a contenere l’epidemia e a ridurre il rischio di ulteriore trasmissione”.
La Commissione Europea sottolinea quindi la necessità di mantenere alta la vigilanza sanitaria, in un quadro che richiede coordinamento tra istituzioni europee e Stati membri. L’obiettivo dichiarato è contribuire al contenimento dell’epidemia e alla riduzione del rischio di ulteriore trasmissione, anche attraverso l’attivazione degli strumenti europei già disponibili.
Controlli di frontiera e screening: la raccomandazione dell’Ue
Sul tema dei controlli di frontiera, Bruxelles non annuncia al momento nuove misure generalizzate, ma indica come prioritaria l’adozione di procedure di screening per chi proviene dalle aree interessate dall’epidemia di Ebola.
Il portavoce della Commissione Europea spiega che i rappresentanti degli Stati membri nel Comitato per la sicurezza sanitaria “si confrontano regolarmente anche sul tema della gestione dei viaggi dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda. La scorsa settimana il Comitato per la sicurezza sanitaria, in accordo con gli Stati membri, ha espresso un parere in cui si afferma che, in questa fase, la misura più importante da adottare è lo screening in uscita dalle regioni colpite”.
Il riferimento allo screening in uscita evidenzia una strategia orientata a intervenire direttamente nelle aree interessate dall’epidemia, prima che le persone lascino le regioni colpite. È questa, secondo il parere espresso dal Comitato per la sicurezza sanitaria, la misura più importante da adottare nell’attuale fase.
Il ruolo del Comitato per la sicurezza sanitaria
Il Comitato per la sicurezza sanitaria rappresenta il luogo di confronto tra gli Stati membri sulla gestione dei rischi sanitari e, in questo caso, anche sulla gestione dei viaggi dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda.
Secondo quanto riferito dal portavoce della Commissione Europea, i rappresentanti degli Stati membri si confrontano regolarmente sulla situazione. Il coordinamento europeo viene quindi presentato come già attivo, con canali e strumenti disponibili per agire rapidamente qualora l’evoluzione dell’epidemia lo rendesse necessario.
In questo contesto si inserisce la richiesta del premier Giorgia Meloni, che ha sollecitato un maggiore coordinamento nei controlli di frontiera. Bruxelles conferma di aver ricevuto la lettera e fa sapere che la risposta arriverà “a tempo debito”.
Aiuti Ue, risorse logistiche e strumenti di sicurezza sanitaria
La Commissione Europea evidenzia anche l’impegno dell’Ue sul fronte del sostegno ai Paesi colpiti dall’epidemia. L’esecutivo Ue afferma infatti che sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria.
L’obiettivo indicato è aiutare i Paesi colpiti a contenere l’epidemia di Ebola e ridurre il rischio di ulteriore trasmissione. La risposta europea si muove quindi su un doppio binario: da un lato il monitoraggio e il coordinamento tra Stati membri, dall’altro il sostegno operativo alle aree direttamente interessate dall’emergenza sanitaria.


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