Esplosione del New Glenn a Cape Canaveral: distrutti la rampa LC-36 e il Transporter Erector di Blue Origin

I primi rilievi fotografici aerei svelano la gravità dell'incidente avvenuto durante lo static fire test in Florida. Crollata anche una torre parafulmini: l'impatto sui piani di Amazon e sul programma Artemis della NASA

La scorsa notte, lo scenario aerospaziale internazionale è stato scosso da un gravissimo incidente che ridefinisce gli equilibri operativi sulla Space Coast, in Florida. Il primo stadio del quarto vettore pesante New Glenn, sviluppato dalla compagnia privata Blue Origin, è esploso improvvisamente durante una sessione programmata di static fire test. La procedura, che prevede l’accensione controllata a terra dei sette potenti motori BE-4 alimentati a metano e ossigeno liquido per verificarne la piena operatività prima del lancio effettivo, si è trasformata in una violenta deflagrazione intorno alle ore 21:00 locali. Il booster, battezzato con il nome emblematico “No, It’s Necessary“, e il secondo stadio soprastante sono andati interamente distrutti, generando una colossale palla di fuoco visibile a chilometri di distanza dall’infrastruttura di lancio Launch Complex 36 (LC-36), situata presso la Cape Canaveral Space Force Station.

A poche ore dal disastro, la reale portata dei danni strutturali è emersa con chiarezza grazie alle prime e straordinarie immagini aeree scattate da Asher B. di Launch Heaven X. I rilievi fotografici dall’alto offrono una testimonianza incontrovertibile della violenza dell’onda d’urto e del calore estremo generato dalla detonazione dei propellenti criogenici. Al centro della scena spiccano i resti completamente carbonizzati e accartocciati del Transporter Erector, il mastodontico sistema meccanico orizzontale utilizzato per movimentare il razzo dal capannone di assemblaggio fino alla piattaforma e innalzarlo in posizione verticale. Accanto alla distruzione di questo componente critico, le riprese aeree evidenziano il clamoroso crollo della torre parafulmini, una delle gigantesche strutture verticali poste a protezione dell’area dai fenomeni atmosferici, letteralmente spezzata e abbattuta dalla forza dell’esplosione. Gli esperti del settore sottolineano come il ripristino dell’infrastruttura di LC-36 – attualmente l’unica rampa attrezzata per ospitare il New Glenn – richiederà mesi di complessi lavori ingegneristici, congelando di fatto le attività di volo della compagnia per il prossimo futuro.

Esplosione del New Glenn a Cape Canaveral

Nonostante la magnitudo dell’esplosione, che molti osservatori e analisti hanno paragonato storicamente ai più gravi fallimenti dei test missilistici del secolo scorso, non si registrano fortunatamente perdite di vite umane né feriti. Attraverso una nota istituzionale diramata sulla piattaforma X, Blue Origin ha prontamente dichiarato che l’evento è stato classificato come un’anomalia tecnica e che tutto il personale operativo è stato rintracciato ed è al sicuro. La conferma della riuscita dei protocolli di evacuazione è arrivata anche dai canali ufficiali dello Space Launch Delta 45, la divisione della US Space Force incaricata della sicurezza e della gestione operativa del poligono di Cape Canaveral. Il fondatore dell’azienda, Jeff Bezos, ha commentato pubblicamente l’accaduto descrivendolo come una giornata estremamente dura, ma ha fermamente ribadito l’intenzione di avviare immediatamente un’indagine approfondita per individuare le cause del guasto e di procedere senza indugio alla ricostruzione di ogni elemento danneggiato della rampa di lancio.

L’incidente si è verificato in un momento cruciale, a pochi giorni dalla prevista missione NG-4, che avrebbe dovuto rappresentare il quarto volo orbitale del programma. Il vettore avrebbe dovuto trasportare nello spazio profondo un prezioso carico utile composto da 48 satelliti per la costellazione a banda larga Amazon Project Kuiper, il network concepito dal colosso dell’e-commerce per rivaleggiare con la rete Starlink di SpaceX. Un portavoce ufficiale di Amazon ha prontamente rassicurato i mercati e le istituzioni comunicando che, fortunatamente, i dispositivi satellitari non erano ancora stati installati sulla sommità del razzo al momento dell’esplosione. Pur avendo evitato la perdita diretta del carico, il programma di distribuzione della rete internet satellitare subirà inevitabili e pesanti battute d’arresto nella propria tabella di marcia, proprio mentre il concorrente principale si avvia a consolidare il proprio primato commerciale.

Esplosione del New Glenn a Cape Canaveral

Le conseguenze del fallimento dello static fire si estendono ben oltre l’ambito strettamente commerciale, toccando direttamente i piani strategici per l’esplorazione civile dello spazio profondo. Il New Glenn di Blue Origin è infatti tra i vettori pesanti selezionati dalla NASA per supportare le attività logistiche della futura Moon Base e per il trasporto dei moduli nell’ambito del Programma Artemis. Solo pochi giorni prima del disastro, l’agenzia spaziale aveva assegnato a Blue Origin un contratto da 188 milioni di dollari per l’invio di rover lunari tramite il lander automatizzato Blue Moon Mark 1. L’amministratore della NASA, Jared Isaacman, è intervenuto ufficialmente sull’accaduto ricordando che il volo spaziale non perdona e che lo sviluppo di nuove capacità di lancio pesante rappresenta una sfida ingegneristica straordinariamente complessa. Isaacman ha garantito che la NASA fornirà tutto il supporto necessario ai propri partner industriali per condurre un’indagine approfondita e valutare gli impatti a breve termine sulle missioni lunari. Dal canto suo, la Federal Aviation Administration (FAA) ha fatto sapere di monitorare la situazione, specificando tuttavia che, non trattandosi di un’attività coperta da licenza di volo attivo al momento della deflagrazione, l’evento non ha inficiato il traffico aereo civile.