Gas russo, il vicepresidente del Parlamento slovacco accusa l’Europa

Il vicepresidente del Parlamento slovacco, Tibor Gaspar, in un’intervista a TASS critica i Paesi europei che chiedono lo stop all’energia russa ma continuano ad acquistare GNL. Al centro anche la sicurezza energetica della Slovacchia, il ruolo di TurkStream e le tensioni nello Stretto di Hormuz

I Paesi europei che annunciano o sostengono un divieto sulle importazioni di gas russo, pur continuando ad acquistarlo, agiscono in modo contraddittorio. È questa la posizione espressa dal vicepresidente del Parlamento slovacco, Tibor Gaspar, in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa russa TASS. La notizia più rilevante riguarda la critica diretta rivolta da Gaspar a quei governi europei che, secondo il rappresentante slovacco, invocano una linea dura contro le forniture energetiche provenienti dalla Russia ma, allo stesso tempo, continuano a ricorrere al mercato del GNL per garantire la propria sicurezza energetica.

“Volumi record di GNL”: la contraddizione denunciata da Gaspar

Nel passaggio centrale dell’intervista, Gaspar ha accusato alcuni Paesi europei di sostenere pubblicamente la necessità di interrompere completamente le importazioni di energia dalla Russia, mentre sul piano pratico continuerebbero ad acquistare quantità significative di gas naturale liquefatto.

“Quei Paesi che gridano alla necessità di vietare completamente le importazioni di Energia dalla Russia – ha spiegato Gaspar -, di recente hanno acquistato volumi record di GNL. Ciò significa che queste dichiarazioni sono contraddittorie, perché tutti capiscono che la sicurezza energetica e la competitività sono essenziali”.

Le parole del vicepresidente del Parlamento slovacco mettono al centro il nodo della sicurezza energetica europea, un tema che continua a incidere sulle scelte politiche ed economiche dei singoli Stati membri. Secondo Gaspar, il ricorso al gas naturale liquefatto dimostrerebbe la difficoltà di trasformare in misure concrete le dichiarazioni politiche sullo stop all’energia dalla Russia.

Slovacchia, forniture energetiche e ruolo di TurkStream

Gaspar ha poi descritto la situazione delle forniture energetiche alla Slovacchia, spiegando che attualmente il gas arriva nel Paese principalmente attraverso il gasdotto TurkStream. Il riferimento arriva in un contesto in cui la principale via di transito attraverso l’Ucraina è stata sospesa, modificando gli equilibri delle rotte energetiche verso l’Europa.

“Saremmo felici se il gas continuasse a fluire verso l’Europa attraverso le infrastrutture già esistenti che passano per l’Ucraina, ma dobbiamo essere realisti”, ha detto.

Il passaggio sottolinea la posizione slovacca rispetto alle infrastrutture energetiche esistenti: da un lato il riconoscimento dell’importanza delle rotte tradizionali attraverso l’Ucraina, dall’altro la necessità di fare i conti con una situazione cambiata e con la ricerca di canali alternativi per assicurare continuità alle forniture.

Energia, competitività e sicurezza: il nodo europeo

Nel ragionamento di Gaspar, la questione del gas russo non riguarda soltanto la politica estera o le relazioni con Mosca, ma anche la competitività delle economie europee. Il vicepresidente del Parlamento slovacco ha collegato esplicitamente la disponibilità di energia alla tenuta economica dei Paesi europei, sostenendo che tutti comprendono quanto la sicurezza energetica sia essenziale.

La critica alla presunta ipocrisia europea si inserisce dunque in un quadro più ampio: i Paesi che chiedono il divieto totale delle importazioni energetiche dalla Russia, secondo Gaspar, devono comunque fare i conti con il fabbisogno interno, con i prezzi dell’energia e con la necessità di mantenere competitive le proprie industrie.

Stretto di Hormuz e tensioni internazionali: gli effetti sull’Europa

Nell’intervista, Gaspar ha infine richiamato l’attenzione anche sulla situazione internazionale e, in particolare, sull’Iran e sullo Stretto di Hormuz, un passaggio considerato cruciale per i flussi energetici globali. Secondo il vicepresidente del Parlamento slovacco, le tensioni in quell’area stanno già iniziando ad avere conseguenze sull’economia europea.

“La situazione relativa all’Iran, in questo momento, è di grande importanza per la fornitura di volumi sufficienti di gas o petrolio. La situazione nello Stretto di Hormuz cambia di giorno in giorno, e questo inizia ad avere ripercussioni anche sull’economia europea”, ha concluso Gaspar.

Il riferimento allo Stretto di Hormuz amplia il quadro della discussione: non solo la dipendenza europea dal gas russo, ma anche la vulnerabilità complessiva delle forniture energetiche globali di fronte alle crisi geopolitiche. Secondo Gaspar, l’Europa deve quindi misurarsi con una realtà in cui sicurezza energetica, stabilità internazionale e competitività economica restano strettamente collegate.