La morte di Adriano d’Orso, un ragazzo di 16 anni, ha sconvolto la città di Casoria (Napoli) e tutta l’Italia. Il giovane, allergico alle proteine del latte, è deceduto dopo aver consumato un cono gelato, riportando l’attenzione sulla pericolosità delle allergie alimentari gravi e sulla differenza cruciale tra allergia e intolleranza al latte. Secondo Vincenzo Patella, presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic) e direttore dell’UOC Medicina Interna dell’azienda sanitaria di Salerno, “l’allergia alle proteine del latte scatena reazioni immunitarie immediate e violente come lo shock anafilattico, che può uccidere. L’intolleranza al lattosio, uno zucchero del latte, invece, non ha esiti fatali”.
L’allergia alle proteine del latte: una minaccia silenziosa e letale
L’anafilassi rappresenta la forma più grave di reazione allergica: un collasso dell’apparato cardiovascolare che impedisce al sangue di raggiungere organi vitali come cuore e cervello. Patella sottolinea che tra le proteine del latte, la caseina resta la più insidiosa poiché termostabile e gastrostabile, mantenendo intatto il suo potere allergizzante anche dopo la cottura o la lavorazione industriale.
La recente tragedia di Casoria giunge a poco più di un mese dalla morte per shock anafilattico di una studentessa di 15 anni a Ostia, anch’essa allergica alle proteine del latte, dopo aver consumato un panino in un ristorante. “Questa nuova tragedia riaccende i riflettori sulla fragilità di un sistema che sconta ancora troppa disinformazione sulle allergie severe e sulla crucialità dell’uso tempestivo dell’adrenalina“, afferma Patella.
Gestione dell’emergenza e importanza dell’adrenalina auto-iniettabile
A preoccupare maggiormente il presidente della Siaaic è la gestione dell’emergenza nei minuti immediatamente successivi al malore. Nel caso di Casoria, emerge il disperato tentativo di somministrare cortisone al giovane prima dell’arrivo del 118. Patella chiarisce: “il cortisone ha tempi di azione troppo lenti per un’anafilassi acuta. Ciò che un paziente allergico deve sempre portare con sé è l’adrenalina auto-iniettabile. È un farmaco di autosomministrazione che permette di guadagnare il tempo necessario per raggiungere il pronto soccorso”.
In Italia, si registrano mediamente tra i 40 e i 60 decessi all’anno per shock anafilattico, ma il numero potrebbe essere superiore a causa di morti improvvise non correttamente notificate. Proprio per colmare questa lacuna, Patella lancia un appello istituzionale: “in Italia non esiste un Registro nazionale sulle anafilassi. È auspicabile, come suggerito dalle associazioni dei pazienti, tra queste Federasma, che sia gestito direttamente dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con il coinvolgimento delle società scientifiche degli allergologi come Siaaic“.
Il pericolo del “cibo nascosto” e la formazione dei ristoratori
Nelle vicende che coinvolgono la ristorazione e la produzione artigianale, il rischio principale è rappresentato dalla contaminazione o dall’ingrediente non dichiarato. Gli esperti evidenziano come, sia che si tratti di tracce in un gelato, di formaggio nella pasta o di latte nelle polpette, il cosiddetto “cibo nascosto” rappresenti la maggiore minaccia per le persone allergiche.
Pur non avendo l’obbligo di detenere adrenalina, i ristoratori e gli artigiani del settore alimentare devono essere formati. La Siaaic mette a disposizione corsi e podcast su Siaaic Channel per aggiornare costantemente il personale sulla gestione del rischio allergeni. Patella conclude auspicando che la prevenzione e la chiarezza scientifica possano finalmente arrestare questa scia di drammi evitabili.


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