Il Gran Sasso d’Italia continua a mostrare un volto sorprendentemente invernale anche nella parte finale della primavera. Nonostante il calendario indichi ormai la fine di maggio, sulle quote più alte del massiccio appenninico persistono condizioni tipiche della stagione fredda, con neve abbondante, temperature ancora contenute e scenari d’alta quota dominati da nevai, canaloni innevati e accumuli importanti. Le precipitazioni delle ultime settimane, unite a valori termici rimasti bassi per il periodo, hanno contribuito a mantenere un quadro ambientale decisamente insolito per questa fase dell’anno. In diverse zone del Gran Sasso, soprattutto oltre i 1900 metri, il manto nevoso risulta ancora esteso e compatto, con spessori che in alcuni punti raggiungono valori notevoli.
A rendere ancora più significativo il quadro è stato anche un raro avvistamento faunistico documentato in quota: quello di una arvicola delle nevi, piccolo mammifero alpino difficile da osservare nel suo ambiente naturale.
Raro avvistamento di arvicola delle nevi tra rocce e accumuli nevosi
In questi giorni, sulle aree più elevate del massiccio del Gran Sasso, è stata documentata la presenza di una arvicola delle nevi. L’animale è stato ripreso in un contesto ancora fortemente segnato dalla neve, tra rocce, pietraie e accumuli nevosi residui. Il video di Federico Castriota e ripreso da ‘L’AltraMontagna’ mostra l’esemplare muoversi in un ambiente che, per condizioni e aspetto, richiama più il pieno inverno che la fine della primavera. La presenza della arvicola delle nevi assume così un valore particolare, perché racconta in modo diretto le condizioni ancora rigide presenti sulle cime più alte.
Questa specie vive normalmente in ambienti freddi e rocciosi, trovando riparo tra pietraie, nevai e canaloni. Il suo avvistamento sul Gran Sasso conferma dunque la persistenza di condizioni ambientali pienamente compatibili con scenari d’alta quota ancora invernali.
Temperature basse e nuove precipitazioni: perché la neve resiste in quota
La persistenza della neve sul Gran Sasso è legata a una combinazione di fattori meteorologici. Le precipitazioni recenti hanno depositato nuovi accumuli alle quote più elevate, mentre le temperature rimaste basse per il periodo hanno rallentato la trasformazione e la fusione del manto nevoso.
In quota, il vento ha distribuito la neve in modo irregolare, creando aree con accumuli anche consistenti e zone più esposte dove il manto è stato invece parzialmente o completamente rimosso. Questa distribuzione disomogenea rende il quadro nivologico variabile da un settore all’altro del massiccio.
La limitata escursione termica degli ultimi giorni ha contribuito a mantenere il manto nevoso compatto in molte aree. Nevai estesi e canaloni ancora carichi caratterizzano tuttora diversi itinerari d’alta quota, confermando una situazione che, almeno temporaneamente, resta di impronta pienamente invernale.
Pericolo valanghe e condizioni in evoluzione sul Gran Sasso
Nei giorni delle ultime uscite, il pericolo valanghe sul Gran Sasso sarebbe stato relativamente basso. La situazione, tuttavia, resta da valutare con attenzione direttamente sul terreno, soprattutto in presenza di accumuli irregolari, canaloni carichi e possibili cambiamenti repentini legati all’evoluzione meteorologica. La fase attuale potrebbe inoltre modificarsi rapidamente con l’arrivo di temperature più alte nei prossimi giorni.
Il quadro che emerge dal Gran Sasso è quello di una montagna ancora immersa in una dimensione invernale, nonostante la stagione avanzata. L’abbondanza di neve, gli accumuli superiori ai due metri in alcuni settori, le temperature basse e il raro avvistamento dell’arvicola delle nevi compongono una fotografia particolarmente significativa della situazione attuale.


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