Gran Sasso sommerso dalla neve a fine maggio: il manto bianco supera i 3 metri

Un'incredibile misurazione nel Vallone delle Cornacchie mostra un accumulo nevoso fuori dal comune per la tarda stagione primaverile

La fine del mese di maggio ci riserva una sorpresa bianca che sfida le aspettative di chi immagina ormai l’estate alle porte. Sul Gran Sasso, a quote di circa 2.500 metri, il paesaggio mantiene un aspetto rigorosamente invernale, in forte contrasto con le vallate sottostanti. Questo fenomeno eccezionale testimonia la particolarità climatica e orografica del massiccio montuoso abruzzese, un ambiente capace di conservare accumuli nevosi impressionanti anche a primavera inoltrata. L’inverno sembra essersi letteralmente cristallizzato in alta quota, lasciando intatto un manto candido che continua a dominare cime e valloni, e regalando uno scenario magnifico per tutti gli appassionati. Gli esperti si avventurano costantemente tra queste spettacolari vette per monitorare lo stato delle precipitazioni accumulate durante i mesi più freddi, raccogliendo dati essenziali per comprendere a fondo l’evoluzione del nostro microclima montano.

Il Vallone delle Cornacchie e la prova della sonda

Il 23 maggio, Francesco Castriota, aspirante Guida Alpina e profondo conoscitore delle montagne dell’Abruzzo, si è spinto poco sotto la Sella dei Due Corni, nel celebre Vallone delle Cornacchie. L’obiettivo dell’escursione era quello di verificare l’accumulo nevoso ancora presente sul terreno. Con il Rifugio Franchetti a fare da suggestivo sfondo al paesaggio, la scena ripresa sul posto restituisce l’immagine di un territorio vasto completamente immerso in una veste candida e immacolata. Per misurare con precisione lo spessore del manto, Castriota ha utilizzato una sonda da valanga lunga 280 cm. Il risultato del test ha sorpreso lo stesso professionista, benché sia ampiamente abituato a frequentare questi ambienti estremi in ogni stagione dell’anno.

Un esperimento senza toccare il fondo

La verifica sul campo si è rivelata davvero impressionante sotto ogni punto di vista. Castriota ha iniziato ad affondare lentamente la  sonda nella neve e, scendendo di centimetro in centimetro, l’asta metallica ha continuato a penetrare fino a sparire completamente alla vista. L’attrezzo di 280 cm è stato letteralmente inghiottito dal manto bianco senza arrivare a sfiorare il terreno roccioso sottostante. L’operazione ha costretto la guida a tirare rapidamente fuori la sonda per evitare di perderla nelle profondità della coltre nevosa. Documentata dunque la presenza di quasi 3 metri di neve, se non di più, in una delle aree più iconiche e fotografate dell’intero massiccio montuoso.

La dedizione di chi vive la montagna

Dietro questo interessante documento c’è l’esperienza diretta di un uomo che vive le vette quotidianamente con rispetto e curiosità. Nato a Bologna nel 1979 e cresciuto successivamente in Abruzzo, Castriota ha trasformato con il tempo la sua grande passione nella sua professione principale. Dopo aver conseguito una laurea in farmacia e aver prestato servizio lavorativo nel settore sanitario durante le fasi più critiche dell’emergenza pandemica, ha deciso nel 2022 di cambiare radicalmente vita. Ha così intrapreso il rigoroso percorso per diventare guida alpina, completando brillantemente la sua complessa formazione della durata di 2 anni. Oggi, grazie alla sua straordinaria competenza e presenza sul territorio, abbiamo a disposizione queste preziose testimonianze che ci aiutano a misurare le reali condizioni meteorologiche e nivologiche delle nostre amate montagne.