Il vulcano Mayon, celebre in tutto il mondo per la sua forma conica quasi perfetta, è tornato in attività con un’eruzione che ha costretto migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Situato a circa 330 chilometri a Sud/Est di Manila, il vulcano domina la regione di Bicol ed è tra i più attivi delle Filippine. Le autorità hanno innalzato il livello di allerta a 3 su una scala di 5 , segnalando attività stromboliana e fontane di lava di breve durata. Un segnale chiaro: il rischio è concreto e in evoluzione.
Evacuazioni e centri di accoglienza sotto pressione
La risposta delle autorità è stata immediata. Migliaia di persone hanno lasciato le proprie abitazioni, e quasi 1.500 famiglie sono state trasferite in centri di evacuazione gestiti dal Dipartimento del Welfare e dello Sviluppo Sociale. L’ordine è chiaro: mantenersi fuori da un raggio di 6 km dal cratere, considerato zona ad alto rischio per possibili colate laviche, frane e altre conseguenze dell’attività vulcanica.
Già nei giorni precedenti, l’attività del vulcano aveva causato gravi disagi. Un totale di 52 centri abitati è stato colpito dalla ricaduta di cenere, che ha ricoperto strade e abitazioni, compromettendo la circolazione e la vita quotidiana. Le squadre di soccorso e i vigili del fuoco sono intervenuti rapidamente. Il portavoce Achilles Santiago ha confermato la presenza sul campo di unità operative impegnate a fornire assistenza e coordinare gli interventi con le agenzie governative e la protezione civile locale.
Un’attività in crescita da mesi
Il Mayon non è nuovo a questo tipo di fenomeni: erutta periodicamente, ma negli ultimi mesi i segnali di attività si erano intensificati. Dall’inizio dell’anno, gli esperti avevano registrato un aumento dei fenomeni vulcanici, culminato ora in questa fase più critica. Il Mayon rappresenta un paradosso affascinante: da un lato è una delle principali attrazioni turistiche del Paese, simbolo naturale di straordinaria bellezza; dall’altro, è una minaccia costante per le comunità che vivono ai suoi piedi.


