Alle 17:38 ora locale di oggi un collasso della colata lavica sui versanti sud-occidentali del Mayon ha generato una nuova corrente piroclastica, ripresa in diretta dal Quick Response Team di PHIVOLCS e da diversi osservatori nelle comunità a valle. Nelle immagini si vede una massa grigia densa che scivola veloce lungo il sistema di canaloni, con nubi di cenere che si alzano oltre le creste e si srotolano sopra gli edifici in primo piano. Non si registrano vittime né nuovi ordini di evacuazione, e il vulcano resta sotto Alert Level 3 con divieto di ingresso nella zona di pericolo permanente di 6 km.
È il volto più spettacolare e insidioso di un’eruzione effusiva che va avanti in modo quasi continuo da quattro mesi, da quando il 6 gennaio 2026 Mayon è entrato nella sua attuale fase eruttiva con emissione di lava dal cratere sommitale. Da allora lo schema si è ripetuto con notevole regolarità: lava che trabocca dalla sommità e alimenta colate lungo i canaloni Mi-isi, Bonga e Basud, con crolli periodici delle porzioni più instabili che innescano correnti piroclastiche e frane incandescenti.

A metà febbraio PHIVOLCS stimava in 11,82 milioni di metri cubi il volume di lava effusa dal cratere, mentre considerando anche i detriti vulcanici il volume totale dei prodotti eruttivi stava già avvicinando i 24 milioni di metri cubi, un accumulo che modifica rapidamente la morfologia dei canali di deflusso. I sistemi di canaloni che convogliavano le colate durante le eruzioni del 2018 e del 2023 sono ormai parzialmente riempiti da quei depositi, con il risultato che il nuovo materiale non segue più percorsi fissi ma tende a farsi strada dove trova spazio e pendenza.
Sul fronte dei gas, i livelli di anidride solforosa (SO₂) registrati a febbraio sono stati i più alti degli ultimi quindici anni per Mayon, con medie che hanno raggiunto 5.503 tonnellate al giorno, più del doppio della media di gennaio. PHIVOLCS sottolinea da settimane che un’emissione così elevata indica degassamento di magma superficiale e, quando aumenta, può segnalare nuova risalita magmatica con possibilità di fontane di lava o fasi esplosive di moderata entità.
Nonostante ciò, tra marzo e aprile l’istituto ha descritto l’evoluzione complessiva come “quasi stazionaria”: lava in effusione continua, collassi dal settore sommitale, PDC e cadute di blocchi documentati giorno dopo giorno, con oltre 80 giorni consecutivi di attività effusiva già a fine marzo e oltre 100 a fine aprile. Il pomeriggio di ieri (117° giorno dell’eruzione) si inserisce quindi in una sequenza di lungo periodo che, secondo i tecnici, potrebbe protrarsi ancora; l’eruzione del 2023 era durata circa cinque mesi, e quella attuale si sta già avvicinando a quella soglia.
Nel suo messaging PHIVOLCS insiste su un punto chiave: i collassi delle colate sono una conseguenza naturale dell’accumulo instabile di lava sui versanti alti e non sono, di per sé, un segnale di brusca escalation. La corrente piroclastica di ieri è stata innescata esattamente da questo meccanismo, con il cedimento di materiale incandescente sul fianco sud-occidentale e la sua rapida discesa a valle lungo i canaloni.
Proprio perché queste PDC da collasso possono formarsi e precipitarsi verso il basso in modo improvviso, la zona di pericolo permanente di 6 km resta non negoziabile: non perché ci si aspetti un evento catastrofico imminente, ma perché in qualunque pomeriggio il vulcano può produrre episodi come quello registrato alle 17:38.
Mayon è il vulcano più attivo delle Filippine e gli abitanti della provincia di Albay convivono con i suoi umori da generazioni. Oltre 4.000 persone sono state evacuate già a gennaio nei centri di accoglienza, mentre il resto della popolazione segue con attenzione i bollettini, osserva le colate nelle notti limpide e controlla i canaloni come altrove si controllano le previsioni del tempo, consapevole che questo processo, iniziato a inizio anno, potrebbe accompagnare la loro quotidianità ancora per settimane.


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