L’influenza aviaria H5N1 può trasmettersi dai gatti domestici all’uomo. A indicarlo è un’indagine pubblicata nel report settimanale Mmvr, il Morbidity and Mortality Weekly Report dei Cdc Usa, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, che ha documentato il caso di un veterinario asintomatico nel quale test sierologici successivi hanno rilevato le tracce dell’infezione. Il professionista era stato esposto, per motivi di lavoro, a un felino infetto da virus A H5N1. Il caso risale all’inizio di dicembre 2024 e rappresenta l’aspetto più rilevante dell’indagine: nonostante l’assenza di sintomi, nel veterinario sono state individuate evidenze sierologiche compatibili con una precedente infezione da A H5N1 dopo il contatto con un gatto domestico infetto.
Il gatto domestico malato dopo il consumo di cibo crudo
All’inizio di dicembre 2024, all’attenzione del veterinario è arrivato un gatto domestico malato. L’animale, nell’arco di 11 giorni, è stato valutato in quattro ambulatori veterinari. Presentava segni di infezione delle vie respiratorie superiori ed evidenza radiografica di lesioni polmonari. Il quadro clinico era complesso. Il felino non coordinava bene i movimenti a causa di un disturbo neurologico transitorio che impediva il controllo dei muscoli e mostrava debolezza degli arti posteriori. Erano presenti anche problemi evidenti agli occhi: una uveite bilaterale progressiva con emorragia, distacco della retina e cecità.
Secondo quanto riportato nell’indagine, tutti i segni clinici hanno cominciato a manifestarsi dopo che il gatto aveva ingerito un alimento crudo commerciale per animali domestici, una miscela di pollame. Il felino è sopravvissuto, ma ha riportato danni permanenti alla vista.
Trentuno persone esposte durante le visite veterinarie
Durante le visite veterinarie a cui è stato sottoposto il gatto, 31 persone sono state esposte all’animale. Il caso del veterinario è emerso successivamente, nell’ambito di un’indagine sierologica sull’influenza A H5N1 condotta ad aprile 2025 dal Dipartimento di sanità pubblica della Contea di Los Angeles e dai Cdc Usa.
Le autorità sanitarie hanno invitato tutte le persone esposte a gatti infetti a partecipare allo studio, con l’obiettivo di determinare se si fosse verificata la trasmissione del virus anche in soggetti asintomatici.
L’indagine nella Contea di Los Angeles su gatti infetti ed esposizioni umane
Tra novembre 2024 e gennaio 2025, nella Contea di Los Angeles, in California, sono state identificate 139 persone esposte a 19 gatti domestici infetti da A(H5N1). Tra queste persone figuravano familiari e operatori di ambulatori veterinari. I gatti coinvolti avevano consumato prodotti di origine animale crudi, tra cui latte crudo, carne cruda o cibo crudo per animali domestici acquistati in canali commerciali. Nove di questi gatti sono stati sottoposti a test e tutti sono risultati positivi al clade 2.3.4.4b dell’H5N1, genotipo B3.13, lo stesso coinvolto nella maggior parte delle infezioni umane da H5N1.
Gli altri casi sono stati individuati tramite segnalazioni veterinarie, referti di laboratori commerciali o test di routine per l’influenza A su tessuto cerebrale di gatti soppressi.
Il veterinario asintomatico e le evidenze sierologiche di infezione
Le persone esposte erano state tutte monitorate. Trenta avevano segnalato sintomi simil-influenzali, ma nessuna aveva ricevuto un risultato positivo al test per l’influenza A(H5). Nell’ambito dell’indagine sierologica successiva, 25 persone su 139 hanno accettato l’invito a sottoporsi all’esame. È così che si è arrivati al caso del veterinario: il professionista era sempre rimasto asintomatico, ma gli esiti hanno mostrato evidenze sierologiche di infezione da A H5N1.
Secondo quanto emerso, il veterinario non aveva utilizzato dispositivi di protezione individuale per bocca e occhi durante l’esposizione al gatto e non aveva segnalato altri fattori di rischio noti per l’infezione.
Il report dei Cdc e l’attenzione della comunità scientifica
Il report ha attirato l’attenzione della comunità scientifica ed è stato segnalato anche dall’American Veterinary Medical Association, l’Avma, sul proprio sito. Il punto centrale evidenziato dagli esperti riguarda la possibile trasmissione zoonotica del virus dal gatto domestico all’uomo.
La vicenda assume particolare rilievo perché riguarda un operatore veterinario rimasto senza sintomi, ma con evidenze sierologiche successive di infezione. Questo elemento rafforza l’importanza del monitoraggio delle persone esposte ad animali infetti e dell’adozione di misure di protezione adeguate negli ambulatori veterinari.
Le raccomandazioni: no ai prodotti animali crudi per i gatti
Gli autori dello studio collegano il caso anche al consumo, da parte dei gatti coinvolti, di prodotti animali crudi. Il gatto domestico visitato dal veterinario aveva sviluppato i segni clinici dopo aver ingerito un alimento crudo commerciale per animali domestici a base di pollame.
Nel report viene quindi richiamata l’attenzione dei proprietari di animali sulla necessità di evitare la somministrazione di alimenti crudi ai gatti, soprattutto in un contesto in cui il virus H5N1 continua a essere oggetto di sorveglianza per il suo potenziale zoonotico.
Come scrivono gli autori dello studio: “questi risultati – scrivono gli autori dello studio – forniscono la prova della trasmissione zoonotica del virus dell’influenza A H5N1 dai gatti domestici all’uomo. Si consiglia ai proprietari di non somministrare ai gatti prodotti animali crudi”, mentre “i veterinari devono essere consapevoli dei rischi di infezione, utilizzare dispositivi di protezione individuale adeguati e attenersi alle pratiche di controllo delle infezioni raccomandate per ridurre il rischio di trasmissione zoonotica dell’influenza A H5N1”.
Il caso documentato dai Cdc Usa non riguarda solo la salute animale, ma anche la protezione delle persone che vivono o lavorano a stretto contatto con i gatti. La presenza del virus in felini domestici esposti a latte crudo, carne cruda o cibo crudo commerciale per animali solleva un tema concreto per proprietari, famiglie e operatori veterinari.


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