Le anomalie dei vasi renali possono giocare un ruolo decisivo nello sviluppo dell’ipertensione arteriosa negli adolescenti, rendendo più complessa la gestione della malattia. A lanciare l’allarme è uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, che evidenzia anche un dato preoccupante: 4 ragazzi ipertesi su dieci presentano già segni di danno cardiaco nonostante la giovane età. L’ipertensione arteriosa, spesso priva di sintomi e per questo definita “killer silenzioso”, rappresenta nel tempo un importante fattore di rischio per patologie gravi come ictus, infarto e insufficienza renale. La ricerca punta ora l’attenzione su una causa ancora poco considerata nei più giovani: le alterazioni dei vasi sanguigni renali, che potrebbero contribuire in modo significativo all’insorgenza della malattia. In vista della Giornata mondiale contro l’ipertensione arteriosa, lo studio richiama l’importanza della diagnosi precoce e di controlli mirati negli adolescenti, per individuare tempestivamente eventuali anomalie e prevenire complicanze cardiovascolari già in età pediatrica.
L’ipertensione arteriosa
L’ipertensione arteriosa rappresenta una delle principali emergenze di salute pubblica a livello mondiale e contribuisce a circa il 12,8% dei decessi globali. Tradizionalmente associata all’età adulta, negli ultimi anni la patologia sta registrando una crescita significativa anche tra bambini e adolescenti, complice soprattutto l’aumento dei casi di obesità infantile. Secondo i dati disponibili, la pressione alta interessa tra il 3% e il 7% della popolazione pediatrica apparentemente sana, ma la percentuale sale fino al 20-25% tra i minori in sovrappeso o obesi. Nei più giovani l’ipertensione può essere collegata a patologie renali, endocrine o cardiovascolari; tuttavia, in circa un caso su 3 non è possibile individuare una causa precisa. In queste situazioni si parla di ipertensione “essenziale”.
Si tratta di una condizione particolarmente insidiosa perché tende a persistere nel tempo e può causare danni agli organi già in età pediatrica. Tra le complicanze più frequenti figurano le alterazioni cardiache, come l’aumento della massa del ventricolo sinistro e modifiche strutturali del cuore, segnali di un possibile rischio cardiovascolare precoce.
Il ruolo dei reni e le conseguenze sul cuore
Uno studio condotto dalle unità operative dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dedicate alla Medicina dello sport e ipertensione arteriosa e all’Imaging multimodale accende i riflettori su una possibile causa dell’ipertensione giovanile finora poco approfondita: le anomalie anatomiche delle arterie renali. La ricerca, che ha coinvolto 107 bambini e adolescenti affetti da ipertensione primaria, ha evidenziato che circa il 65% dei pazienti presenta alterazioni della vascolarizzazione renale, tra cui arterie accessorie o vasi di calibro ridotto. Secondo i ricercatori, queste anomalie potrebbero compromettere il corretto afflusso di sangue al rene, innescando meccanismi ormonali in grado di favorire l’aumento della pressione arteriosa. Un elemento che suggerisce un possibile ruolo diretto del rene anche nei casi di ipertensione apparentemente “senza causa”.
L’indagine ha inoltre rilevato che il 41% dei giovani pazienti mostra già segni di danno cardiaco sotto forma di ipertrofia ventricolare sinistra, una condizione che indica come la pressione alta possa compromettere il cuore sin dalle prime fasi della vita. Dal confronto tra i pazienti con anomalie renali e quelli privi di alterazioni non sono emerse differenze significative nei valori della pressione o nell’entità del danno cardiaco. Tuttavia, nei ragazzi con anomalie vascolari renali l’ipertensione si è dimostrata più difficile da controllare, richiedendo più frequentemente il ricorso a terapie combinate con diversi farmaci.
“In molti ragazzi quella che chiamiamo ipertensione essenziale (“senza causa”) potrebbe in realtà dipendere da come sono fatti i vasi del rene – spiega Ugo Giordano, responsabile dell’Unità operativa semplice di Medicina dello Sport e Ipertensione Arteriosa del Bambino Gesù e primo autore dello studio – Riconoscere queste anomalie aiuta a capire meglio la malattia e a intervenire prima, per proteggere il cuore”.
I risultati suggeriscono quindi l’importanza di approfondire lo studio della vascolarizzazione renale nei giovani con ipertensione arteriosa persistente, soprattutto nei casi più difficili da controllare o già associati a segni di danno d’organo. “Resta comunque fondamentale, sempre come primo approccio, intervenire sugli stili di vita – conclude Giordano – alimentazione equilibrata, riduzione del sale, attività fisica regolare e controllo del peso rappresentano il primo passo per prevenire e gestire l’ipertensione anche nei più giovani”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?