La geografia dell’obesità: sta crollando nei Paesi ricchi, aumenta i n quelli poveri. I dati smontano il mito dell’epidemia globale

Una ricerca pubblicata su Nature rivela che l'aumento dell'obesità si è fermato nelle nazioni ricche mentre accelera drammaticamente nelle economie emergenti, ridisegnando la mappa della salute mondiale

La narrazione dell’obesità come un’epidemia globale uniforme e inarrestabile è stata ufficialmente messa in discussione da un imponente studio scientifico pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. La ricerca, condotta dalla NCD Risk Factor Collaboration (NCD-RisC) in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha analizzato i dati di oltre 232 milioni di individui in 200 paesi e territori, coprendo un arco temporale che va dal 1980 al 2024. I risultati indicano chiaramente che, sebbene l’obesità rimanga più diffusa oggi rispetto alla fine del XX secolo, le traiettorie di crescita variano in modo sostanziale tra le diverse popolazioni, i sessi e le fasce d’età. Il dato più sorprendente emerso dall’analisi di oltre 4.050 studi basati sulla misurazione di altezza e peso è che l’aumento dei tassi di obesità ha raggiunto un plateau, ovvero una fase di stabilità, in molte nazioni ad alto reddito, mentre continua a correre senza sosta nelle regioni in via di sviluppo.

Un’analisi senza precedenti su 232 milioni di persone

Per giungere a queste conclusioni, il team di ricerca, che comprende quasi 2.000 scienziati da tutto il mondo, ha utilizzato modelli statistici avanzati per stimare la prevalenza dell’obesità e la sua velocità di cambiamento, misurata come variazione annuale assoluta in punti percentuali. L’obesità è stata rigorosamente definita attraverso l’indice di massa corporea (BMI): per gli adulti il limite è stato fissato a 30 chilogrammi per metro quadro, mentre per bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni si è fatto riferimento a un valore superiore a due deviazioni standard sopra la mediana dei riferimenti di crescita dell’OMS. Questa metodologia granulare ha permesso di superare le descrizioni puramente qualitative del passato, offrendo una visione dinamica che non si limita a fotografare lo stato attuale, ma valuta la rapidità con cui il fenomeno evolve. Il vasto set di dati utilizzato copre oltre il 99% della popolazione mondiale, garantendo una solidità statistica che conferma come l’andamento del peso corporeo sia influenzato da una complessa interazione di fattori sociali, economici e tecnologici che agiscono in modo diverso a seconda del contesto nazionale.

Il plateau dell’Occidente: quando il benessere impara a frenare

Nelle nazioni ad alto reddito dell’Europa occidentale, del Nord America e dell’Australasia, la crescita dell’obesità ha subito una brusca decelerazione già a partire dagli anni ’90. I pionieri di questo rallentamento sono stati i paesi del Nord Europa, con la Danimarca che ha mostrato i primi segni di stabilizzazione intorno al 1990, seguita da Islanda, Svizzera, Belgio e Germania durante tutto il decennio successivo. Entro la metà degli anni 2000, la prevalenza dell’obesità tra i bambini e gli adolescenti ha iniziato a stabilizzarsi nella maggior parte di questi paesi, e in alcuni casi, come in Italia, Portogallo e Francia, si sono osservate indicazioni di un piccolo declino. Tuttavia, la stabilizzazione è avvenuta a livelli di prevalenza molto diversi: se in Francia e Giappone i tassi sono rimasti bassi, intorno al 3-6% per alcune fasce d’età, in paesi come gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda il plateau si è verificato a livelli decisamente più endemici, colpendo tra il 19% e il 25% dei giovani. In Italia, il plateau per le ragazze e i ragazzi si è assestato rispettivamente all’8% e al 12%, mentre per gli adulti le cifre salgono al 14-15%.

L’accelerazione nei paesi a basso reddito: la nuova frontiera dell’emergenza

Contrariamente ai segnali di progresso visti nelle economie avanzate, l’obesità continua ad aumentare vertiginosamente nella maggior parte dei paesi a basso e medio reddito in Asia, Africa, America Latina e nelle nazioni insulari del Pacifico e dei Caraibi. In molte di queste regioni, la velocità di crescita nel 2024 è stata la più alta mai registrata dal 1980. Nazioni come il Perù, la Tonga e le Samoa hanno mostrato le velocità più elevate al mondo, con incrementi che superano lo 0,5 o addirittura lo 0,9 punto percentuale all’anno. Questo aumento accelerato colpisce sia i paesi dove la prevalenza era storicamente bassa, come in Africa orientale (Etiopia, Ruanda), sia quelli dove i livelli avevano già superato quelli delle nazioni ricche. In America Latina, paesi come il Brasile e l’Argentina registrano ora tassi di obesità negli adulti che oscillano tra il 27% e il 39%, superando significativamente le medie europee. Anche in Cina e India, pur partendo da livelli bassi, l’ascesa è classificata come accelerata in tutte le fasce d’età e sessi.

Bambini e adolescenti: il segnale precoce del cambiamento

Un aspetto cruciale evidenziato dalla ricerca pubblicata su Nature è lo sfasamento temporale tra le diverse generazioni. Nelle nazioni occidentali, il rallentamento della crescita dell’obesità è apparso prima nei bambini e negli adolescenti, seguiti dagli adulti con circa un decennio di ritardo. Questa dinamica suggerisce che i cambiamenti nell’ambiente alimentare e nelle abitudini di attività fisica influenzino inizialmente le fasce più giovani. Al contrario, in molti paesi a medio reddito, il rallentamento tra gli adulti è avvenuto prima o in assenza di un analogo miglioramento tra i minori, indicando una persistente esposizione dei giovani a fattori obesogenici. Esistono comunque delle eccezioni degne di nota anche nei paesi ricchi: in Australia, Finlandia e Svezia, la prevalenza dell’obesità tra i bambini ha continuato ad aumentare costantemente o addirittura ad accelerare, in controtendenza rispetto al resto del mondo sviluppato.

Oltre le calorie: i driver sociali e tecnologici della crisi

L’eterogeneità dei dati raccolti suggerisce che i cosiddetti “driver globali” – come l’urbanizzazione o la maggiore disponibilità di cibi processati – non bastino a spiegare le differenze tra i paesi. I ricercatori ipotizzano che il controllo dell’obesità nelle nazioni ricche sia stato favorito da trend economici graduali e da una maggiore consapevolezza nutrizionale tra le fasce di popolazione con reddito ed educazione più elevati. Tuttavia, questo ha spesso portato a una maggiore disuguaglianza interna, poiché le politiche basate solo sull’informazione tendono a favorire chi ha già le risorse per scegliere alternative sane. Nei paesi in via di sviluppo, la meccanizzazione del lavoro, il miglioramento del potere d’acquisto e il commercio alimentare hanno portato benefici nutrizionali come l’aumento dell’altezza, ma hanno anche scatenato l’obesità perché i sistemi sanitari erano ancora focalizzati quasi esclusivamente sulla lotta alla denutrizione. Inoltre, in molte nazioni insulari, il rapido passaggio dalle diete locali a cibi processati importati ha peggiorato drasticamente la situazione in assenza di risposte fiscali o normative adeguate.

La necessità di politiche nutrizionali su misura

Lo studio conclude che fermare l’aumento dell’obesità non è un destino inevitabile, ma richiede interventi politici mirati e urgenti. I numerosi casi di plateau e inversione di tendenza dimostrano che il fenomeno può essere contenuto, ma le strategie devono essere personalizzate per ogni nazione. Mentre i nuovi farmaci per la perdita di peso (come gli agonisti del recettore GLP-1) potrebbero influenzare i trend futuri, il loro impatto attuale è limitato dall’alto costo e dalla scarsa copertura nei sistemi pubblici, il che rischia di aumentare ulteriormente le disparità di salute. È fondamentale che i governi, specialmente nei paesi in via di sviluppo, implementino politiche fiscali e normative – come le tasse sulle bevande zuccherate o il miglioramento dei pasti scolastici – per garantire che il cibo sano sia non solo disponibile, ma anche accessibile alle fasce più svantaggiate della popolazione.