L’industria del cemento si trova oggi di fronte a una sfida monumentale: decarbonizzare un processo produttivo che è rimasto sostanzialmente invariato per oltre due secoli. Una risposta concreta e scientificamente validata arriva da un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Communications Sustainability, parte del portfolio Nature, intitolato “Silicate-derived calcium as a pathway to low-carbon Portland cement“. La ricerca, condotta da un team interdisciplinare guidato da Jeff Prancevic e Cody Finke, dimostra che è possibile produrre il comune cemento Portland partendo da rocce silicatiche ricche di calcio, come il basalto, invece del tradizionale calcare. Questa transizione non è solo un esercizio teorico, ma una soluzione pratica che potrebbe abbattere drasticamente le emissioni di anidride carbonica, affrontando alla radice il problema chimico della produzione di leganti per l’edilizia.
Il limite insuperabile del calcare e la necessità di un nuovo paradigma
Attualmente, la produzione di cemento è responsabile di circa il 4,4% delle emissioni globali di gas serra. Il problema principale risiede nel calcare, la materia prima fondamentale che viene riscaldata oltre i +1.500°C per ottenere l’ossido di calcio. Questo processo, noto come calcinazione, rilascia inevitabilmente enormi quantità di CO2 come sottoprodotto chimico, indipendentemente dalla fonte di energia utilizzata per alimentare i forni. Anche se l’intera industria passasse domani all’energia rinnovabile, le emissioni derivanti dalla decomposizione chimica del calcare rimarrebbero una barriera insormontabile per il raggiungimento degli obiettivi net-zero. Lo studio evidenzia come le tecnologie di cattura del carbonio siano estremamente costose e difficili da implementare su vasta scala, rendendo necessaria la ricerca di una materia prima che non contenga carbonio intrinseco.
Il basalto come alternativa abbondante e priva di emissioni di processo
La proposta dei ricercatori si concentra sulle rocce silicatiche mafiche, tra cui il basalto e il gabbro, che costituiscono la maggior parte della crosta terrestre e sono prive di carbonio. Attraverso un’analisi geologica dettagliata, il team ha confermato che queste rocce sono presenti in quantità tali da poter soddisfare la domanda globale di cemento per centinaia di migliaia di anni. A differenza del calcare, che “espira” CO2 quando viene lavorato, il basalto contiene calcio legato a silicati, permettendo di estrarre la materia prima necessaria per il cemento Portland senza generare emissioni di processo. Questa scoperta sposta il focus della decarbonizzazione dalla gestione dei rifiuti (la cattura della CO2) alla prevenzione della loro formazione attraverso una chimica dei materiali più intelligente e basata sui primi principi della termodinamica.
Efficienza energetica e abbattimento delle emissioni dell’ottanta per cento
Uno dei dati più sorprendenti emersi dallo studio riguarda l’efficienza energetica del nuovo processo. L’analisi termodinamica rivela che produrre cemento Portland da silicati richiede teoricamente meno della metà dell’energia necessaria per il processo basato sul calcare. Se si considera l’intero ciclo produttivo ottimizzato e l’utilizzo di gas naturale come fonte energetica, le emissioni totali per tonnellata di cemento potrebbero scendere da circa 609 kg a una frazione compresa tra i 43 e i 59 kg. Questo rappresenta una riduzione potenziale superiore all’80% rispetto ai metodi convenzionali. Anche applicando le tecnologie esistenti meno ottimizzate, i ricercatori hanno calcolato che si otterrebbe comunque una riduzione immediata delle emissioni superiore al 25%, rendendo questa via percorribile fin da subito.
Il vantaggio strategico di produrre un materiale standard collaudato
Un ostacolo frequente per le innovazioni nel settore delle costruzioni è la resistenza del mercato verso nuovi tipi di cemento con chimiche alternative, che richiedono decenni di test per garantire sicurezza e durata nel tempo. Lo studio affronta direttamente questo problema sottolineando che il prodotto finale del processo basato sul basalto è il comune cemento Portland, lo stesso identico materiale utilizzato oggi in tutto il mondo. Questo significa che non sarebbe necessario modificare le normative edilizie, le infrastrutture esistenti o le pratiche di cantiere. I ricercatori hanno stimato che l’adozione di un materiale completamente nuovo richiederebbe la costruzione di circa 13.000 edifici pilota e miliardi di dollari in investimenti per superare la percezione del rischio, un tempo che il pianeta non può permettersi.
La raffineria di roccia e la coproduzione di metalli preziosi
Oltre ai benefici climatici, l’approccio basato sui silicati apre la strada a un modello economico radicalmente nuovo: la “Rock Refinery“. Poiché il basalto contiene non solo calcio, ma anche quantità significative di alluminio, ferro e magnesio, il processo di estrazione del cemento può generare sottoprodotti di alto valore commerciale. Lo studio indica che, processando il basalto per il cemento, sarebbe possibile soddisfare contemporaneamente gran parte della domanda globale di acciaio e alluminio, riducendo la necessità di miniere separate e minimizzando i rifiuti minerari complessivi. Questo approccio integrato non solo migliora l’economia del processo, ma trasforma il cementificio in un centro di produzione multi-industriale, rendendo la transizione verso il cemento verde non solo un dovere ambientale, ma un’opportunità economica senza precedenti.


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