Il cammino dell’Italia verso l’indipendenza industriale e la sostenibilità ambientale segna un nuovo, decisivo passo in avanti grazie alla recente deliberazione del Comitato interministeriale per la transizione ecologica. In una fase storica in cui l’accesso alle risorse naturali rappresenta il vero ago della bilancia geopolitica, il CITE ha approvato ufficialmente sette proposte progettuali presentate da imprese nazionali alla Commissione europea. Questa iniziativa si colloca con forza all’interno della seconda call per i progetti strategici prevista dal Critical Raw Materials Act (CRM), il regolamento europeo nato per garantire all’Unione un approvvigionamento sicuro e sostenibile di quelle risorse fondamentali per le tecnologie del futuro.
Le proposte italiane, che ora affronteranno il rigoroso processo di valutazione di strategicità da parte dell’esecutivo dell’Unione Europea, rappresentano l’eccellenza del sistema produttivo nazionale applicato alla transizione ecologica. Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, on. Gilberto Pichetto, che ha presieduto la riunione del Comitato, ha sottolineato come la capacità delle nostre aziende sia l’elemento chiave per consolidare il ruolo del Paese nei mercati globali. Secondo quanto affermato dal Ministro: “L’Italia, grazie alle capacità delle proprie imprese, prosegue il posizionamento nelle filiere strategiche delle materie prime critiche, tassello fondamentale per la sicurezza economica ed energetica”.
Il primato dell’economia circolare e l’impegno per la sicurezza energetica nazionale
L’orientamento dei progetti selezionati conferma una vocazione tutta italiana per il recupero delle risorse, un ambito in cui il nostro Paese vanta già primati importanti a livello continentale. Anche in questa seconda tornata di candidature, il riciclo emerge come il pilastro fondamentale della strategia nazionale, confermando la volontà di trasformare i rifiuti tecnologici in nuove risorse per l’industria. Il Ministro Gilberto Pichetto ha infatti evidenziato come questa scelta non sia casuale ma frutto di una visione strutturata: “Il riciclo, anche in questa seconda call di Progetti Strategici si conferma prioritario, dimostrando il forte orientamento italiano verso questo settore, che vede l’Italia tra i Paesi europei più impegnati”.
L’obiettivo finale resta la riduzione della dipendenza dalle importazioni extra-UE, specialmente per quei materiali indispensabili per la produzione di batterie, motori elettrici e dispositivi digitali. La strategia italiana mira a creare un sistema chiuso e resiliente, capace di autoalimentarsi attraverso l’ingegno e la tecnologia. Prosegue infatti il Ministro Pichetto: “Puntiamo su innovazione, sostenibilità e recupero efficiente delle risorse, massimizzando la capacità produttiva interna di materie prime derivanti dal riciclo, in piena coerenza con l’obiettivo europeo di autonomia strategica e sicurezza economica: l’Italia, in questo contesto, si conferma oggi ancor di più riferimento forte e credibile”.
Una leadership industriale per rispondere alle sfide della nuova geopolitica globale
Il sostegno governativo a queste iniziative non riguarda solo l’aspetto ambientale, ma tocca profondamente la tenuta del sistema economico nazionale di fronte alle turbolenze dei mercati internazionali. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha messo in luce quanto sia vitale per l’industria nazionale assicurarsi le forniture necessarie per non soccombere nella competizione globale, specialmente in un momento di forti tensioni geopolitiche. “Anche queste iniziative confermano che l’Italia può assumere la leadership in Europa nelle materie prime critiche, tanto più necessario in questa nuova fase geopolitica in cui prevale il conflitto”, ha dichiarato il Ministro Urso.
La sfida della trasformazione digitale e della rivoluzione verde richiede infatti una quantità senza precedenti di metalli e minerali rari, che l’Europa deve essere in grado di gestire internamente per evitare nuovi ricatti energetici o blocchi produttivi. Il senatore Urso ha concluso il suo intervento ribadendo la responsabilità del governo in questo percorso di crescita: “Abbiamo il dovere, l’urgenza e la responsabilità di contribuire concretamente all’autonomia strategica del nostro continente e supportare la resilienza del nostro sistema industriale nella competizione globale garantendo quanto serve alla duplice sfida della tecnologia digitale e green”.
Dalla trasformazione al recupero dei pannelli fotovoltaici: i sette progetti sul territorio
Entrando nel dettaglio tecnico delle proposte approvate, emerge un quadro variegato che copre l’intera catena del valore delle materie prime critiche. Delle sette iniziative selezionate dal CITE, cinque sono interamente dedicate al riciclo, una si concentra sulla trasformazione e un’ultima presenta un carattere integrato, combinando entrambe le fasi operative. Questo pacchetto di progetti si innesta su un percorso virtuoso già iniziato nel 2025, anno in cui la Commissione europea aveva già riconosciuto il carattere strategico di quattro progetti italiani focalizzati proprio sul recupero dei materiali.
Tra i protagonisti di questa nuova ondata di innovazione spicca il progetto CRM4Defence – Byproducts and Recycling of CRM for Defence, promosso da Leonardo S.p.A. e distribuito su diverse regioni italiane, segno della trasversalità di queste competenze. Nelle Marche, il progetto Neodymium Circular Magnets sviluppato da RarEarth S.r.l punta tutto sul riciclo e la trasformazione dei magneti, mentre il Piemonte ospiterà il REW-ITA green HUB di OMCD TEK HUB S.p.A. In Veneto, l’attenzione è alta grazie a due iniziative distinte: da un lato 9PV-up di 9-Tech, specializzato nel recupero di materiali dai pannelli fotovoltaici a fine vita, e dall’altro Alkeemia PureGraph di Alkeemia S.p.A., orientato alla trasformazione industriale.
Il panorama nazionale si completa con il progetto Relith del Massaro Group nel Lazio e con ReSuPLIR in Toscana, una proposta di Italrecycling & Investment S.r.l. che unisce l’attività di estrazione a quella del riciclo. Questa distribuzione geografica e settoriale dimostra come l’intera penisola sia coinvolta in uno sforzo corale per garantire che le materie prime critiche diventino il motore di una nuova era industriale per il Made in Italy, all’insegna della sostenibilità e dell’autonomia strategica.


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