Una corte federale americana ha respinto la richiesta di risarcimento da 150 miliardi di dollari avviata da Elon Musk contro OpenAI, ritenendo la società di intelligenza artificiale guidata da Sam Altman non responsabile nei confronti dell’uomo più ricco del mondo per aver deviato dalla sua missione originaria di beneficio dell’umanità. Il processo, cominciato il 28 aprile, è stato visto come un momento chiave – in caso di sconfitta – per il futuro di OpenAI e dell’intelligenza artificiale in generale, sia per quanto riguarda il modo in cui dovrebbe essere utilizzata sia per chi dovrebbe trarne beneficio, anche economicamente.
Il verdetto di una giuria composta da nove membri, che in pratica lascia tutto inalterato, è arrivato dopo undici giorni di testimonianze e argomentazioni in cui la credibilità di Musk e di Altman è stata ripetutamente messa in discussione. Durante il duro confronto legale, ciascuna delle due parti ha accusato l’altra di essere più interessata al denaro che al servizio del pubblico.
La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha rigettato velocemente il ricorso. La giuria ha stabilito all’unanimità che Musk ha atteso troppo a lungo prima di presentare la sua denuncia e ha superato i termini di prescrizione. Musk è stato co-fondatore di OpenAI, la società lanciata nel 2015 che ha poi creato ChatGPT. Dopo aver investito 38 milioni di dollari nei primi anni, Musk ha accusato l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, e il suo vice di essersi concentrati sul profitto alle sue spalle.
Le accuse di Musk
Nella sua arringa finale, l’avvocato di Musk, Steven Molo, aveva ricordato ai giurati che diversi testimoni hanno messo in dubbio la sincerità di Altman o lo hanno definito un bugiardo, e che Musk non ha dato una risposta completamente affermativa quando gli è stato chiesto durante il processo se, secondo lui, fosse completamente affidabile. “La credibilità di Sam Altman è direttamente in discussione“, ha detto Molo. “Se non gli credete, loro non possono vincere“.
Musk ha accusato OpenAI di aver cercato indebitamente di arricchire investitori e insider a spese della no-profit, e di non aver dato priorità alla sicurezza dell’IA. Il maggiore azionista di SpaceX ha inoltre sostenuto che Microsoft sapeva fin dall’inizio che OpenAI fosse più interessata al denaro che all’altruismo.
La risposta di Altman
Il team legale di Altman ha replicato che era Musk a vedere opportunità di profitto, e che ha aspettato troppo a lungo per sostenere che OpenAI avesse violato il suo accordo fondativo di costruire un’intelligenza artificiale sicura a beneficio dell’umanità. “Il signor Musk può avere il tocco di Mida in alcuni settori, ma non nell’IA“, ha dichiarato in aula William Savitt, avvocato di OpenAI, nella sua arringa finale.
Musk: “farò appello contro il verdetto”
Elon Musk intende fare appello contro il verdetto della giuria. “Il giudice e la giuria non si sono pronunciati sul merito del caso, ma su un tecnicismo“, ha detto Musk su X. “Per chiunque segua il caso nel dettaglio, non vi è alcun dubbio che Sam Altman e Greg Brockman si siano effettivamente arricchiti appropriandosi indebitamente di un ente di beneficenza. Presenterò ricorso presso il Nono Circuito, poiché creare un precedente che consenta di saccheggiare gli enti di beneficenza è deleterio per la filantropia“, ha messo in evidenza Musk.


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