L’industria delle calzature da prestazione sta per affrontare una trasformazione radicale grazie all’introduzione dei materiali programmabili. Fino ad oggi, le scarpe sportive di alta gamma sono state realizzate assemblando numerosi componenti diversi, come schiume a varia densità, piastre in carbonio e diversi tipi di gomme, rendendo il loro riciclaggio pressoché impossibile a causa della difficoltà di separare i materiali. Tuttavia, i ricercatori del Fraunhofer Cluster of Excellence Programmable Materials CPM hanno sviluppato un approccio pionieristico che promette di coniugare massime prestazioni atletiche e sostenibilità ambientale. La chiave di questa innovazione risiede nell’utilizzo di un monomateriale la cui risposta meccanica non dipende dalla sua composizione chimica, ma dalla complessa geometria interna della sua struttura, definita a livello microscopico.
Il potere dei metamateriali: una sola materia per mille funzioni
Il concetto alla base della ricerca è quello dei metamateriali, strutture ingegnerizzate che esibiscono proprietà non presenti nei materiali naturali. Attraverso una progettazione precisa, è possibile far sì che lo stesso pezzo di polimero si comporti come una spugna morbida in un punto e come una plastica rigida in un altro. Tobias Gustmann, ricercatore presso il Fraunhofer CPM, ha spiegato chiaramente la portata di questa tecnologia dichiarando: “Utilizzando materiali programmabili, possiamo creare diverse proprietà meccaniche in diverse aree della suola della scarpa utilizzando un solo materiale”. Questo elimina la necessità di incollare strati differenti, riducendo i punti di rottura e semplificando drasticamente la catena di produzione delle calzature high-tech.
Prestazioni personalizzate: ammortizzazione e supporto su misura
Ogni atleta ha un appoggio diverso e necessita di un supporto specifico per prevenire infortuni e ottimizzare la spinta. La tecnologia del Fraunhofer permette di personalizzare la risposta elastica della suola in modo millimetrico. La variazione della rigidità avviene attraverso il controllo della forma delle celle che compongono la struttura interna della suola. In merito a questo meccanismo, Tobias Gustmann ha precisato che: “La geometria del materiale ne determina le proprietà. Ad esempio, la suola può essere morbida e ammortizzante nella zona del tallone, ma rigida e di supporto nella zona del mesopiede”. Tale livello di controllo consente di creare scarpe che si adattano perfettamente allo stile di corsa dell’utente, offrendo un’esperienza di ammortizzazione dinamica finora impensabile con i metodi di produzione tradizionali.
Sostenibilità estrema: verso un’economia circolare senza sprechi
Oltre ai vantaggi prestazionali, il passaggio a una produzione basata su un monomateriale rappresenta una vittoria decisiva per la transizione ecologica. Attualmente, la maggior parte delle scarpe da ginnastica finisce in discarica perché i costi energetici ed economici per separare le colle e i diversi polimeri superano il valore del materiale recuperato. Christoph Eberl, portavoce del Fraunhofer CPM, ha evidenziato l’obiettivo etico e industriale del progetto affermando testualmente: “Il nostro obiettivo è creare prodotti ad alte prestazioni che siano completamente riciclabili. Utilizzando un unico materiale per l’intera suola, possiamo semplificare significativamente il processo di riciclaggio alla fine del ciclo di vita del prodotto”. Una volta esausta, la scarpa può essere semplicemente triturata e rifusa per creare nuovi prodotti, senza perdita di qualità.
Stampa 3D e il futuro dell’industria calzaturiera
La realizzazione di queste strutture complesse è resa possibile dalle tecnologie di stampa 3D e di produzione additiva, che permettono di tradurre i modelli matematici in oggetti fisici con precisione microscopica. I ricercatori stanno testando diversi poliuretani termoplastici (TPU), materiali noti per la loro eccezionale resistenza e flessibilità, ideali per sopportare le sollecitazioni ripetute tipiche della corsa. Questa innovazione non si limita solo allo sport, ma potrebbe presto essere estesa a settori come l’automotive, la protezione antinfortunistica e il design di mobili, dove la capacità di programmare la materia offrirà soluzioni più leggere, resistenti e, soprattutto, amiche dell’ambiente. Il futuro della produzione industriale sembra dunque risiedere nella capacità di “istruire” un singolo materiale a svolgere molteplici compiti, eliminando gli sprechi e massimizzando l’efficienza.



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