L’attesa sta per finire a Boca Chica, dove il silenzio del deserto texano è stato squarciato dal boato dei 33 motori Raptor che hanno dato vita al booster Super Heavy della nuova versione “V3“. SpaceX ha completato con successo il test di fuoco statico, una prova di forza necessaria per confermare che l’architettura aggiornata del veicolo più grande mai costruito sia pronta a staccarsi dalla rampa di lancio tra pichi giorni. Questo volo, il 12° della serie Starship, rappresenta un punto di svolta tecnologico fondamentale per l’introduzione di migliorie strutturali che promettono di aumentare drasticamente le capacità di carico e l’affidabilità del sistema complessivo. La prova di giovedì scorso è durata 14 secondi, durante i quali il colosso d’acciaio è rimasto ancorato a terra sprigionando una spinta senza precedenti, dimostrando che i problemi tecnici incontrati nei test precedenti sono ormai un ricordo del passato e che la strada verso l’orbita terrestre è ora spalancata per le ambizioni di Elon Musk.
La potenza della Versione 3 e i traguardi del test
Il successo ottenuto il 7 maggio presso il sito di Starbase non era affatto scontato. Si è trattato della prima accensione completa e a piena potenza per un booster Super Heavy “Versione 3“, un’evoluzione tecnica che punta a ottimizzare le prestazioni del primo stadio. In precedenza, SpaceX aveva tentato test simili a marzo e aprile, ma entrambi si erano interrotti prematuramente a causa di anomalie nelle attrezzature di terra. Questa volta, però, tutto è filato liscio: i 33 motori Raptor hanno funzionato all’unisono per l’intera durata prevista, confermando la solidità della nuova configurazione.
Anche lo stadio superiore, la navetta chiamata semplicemente “Ship“, ha già superato i propri test di accensione lo scorso 14 aprile. Con i suoi 122 metri di altezza complessiva, Starship detiene il primato di razzo più imponente e potente mai realizzato, capace di trasportare oltre 100 tonnellate di carico utile in orbita terrestre bassa. Questi test statici rappresentano l’ultimo semaforo verde prima della missione effettiva, che segnerà il ritorno al volo dopo una pausa durata diversi mesi.
Il ruolo cruciale nel programma Artemis della NASA
La missione, in programma 15 maggio, non è un semplice esperimento isolato, ma un tassello fondamentale nel mosaico del programma Artemis della NASA. L’agenzia spaziale statunitense ha infatti scelto Starship come uno dei lander che riporteranno l’umanità sulla superficie lunare. Secondo i piani attuali, la navetta di SpaceX dovrebbe partecipare alla missione Artemis III, prevista per la fine del 2027. In tale occasione, il veicolo rimarrà in orbita terrestre per testare le delicate operazioni di rendezvous e aggancio con la capsula Orion. Il vero sbarco sulla Luna per gli astronauti è invece programmato per la missione Artemis IV, attualmente fissata per la fine del 2028. Starship dovrà dimostrare di poter gestire non solo il trasporto, ma anche la complessa logistica del rifornimento in orbita e l’implementazione di sistemi di supporto vitale, elementi indispensabili per garantire la sicurezza degli equipaggi durante la permanenza nello Spazio profondo.
Le sfide e il futuro suborbitale
Nonostante l’entusiasmo per i progressi della Versione 3, la strada è ancora in salita. Il volo numero 12 sarà, come i precedenti, una missione suborbitale. Il lungo intervallo di tempo trascorso dall’ultimo lancio di ottobre 2025 è stato causato in parte da un incidente avvenuto lo scorso novembre, quando il booster originale destinato a questo test è andato distrutto durante una prova di pressione. Questo intoppo ha costretto gli ingegneri a una revisione accurata delle procedure e dei materiali.
Il prossimo obiettivo di SpaceX sarà dimostrare che Starship può raggiungere l’orbita stabile e, soprattutto, essere rifornita lontano dalla Terra. Senza la capacità di trasferire propellente nello Spazio, i viaggi verso Marte o insediamenti stabili sulla Luna rimarrebbero fantascienza. Il lancio della prossima settimana servirà a raccogliere dati vitali su come la nuova struttura del V3 reagisce alle sollecitazioni del volo reale, portando l’umanità un passo più vicino a diventare una specie multiplanetaria.


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