Il sogno spaziale di Elon Musk subisce una frenata improvvisa, imposta direttamente dalle autorità federali americane. A pochi giorni dal suo spettacolare volo di debutto, l’enorme megarazzo Starship V3 di SpaceX è stato costretto a rimanere a terra. La Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti ha infatti classificato l’ultimo test, il volo 12 per il programma Starship, come un vero e proprio incidente. Questo provvedimento rende obbligatoria un’indagine approfondita prima che il colossale veicolo spaziale possa nuovamente solcare i cieli. Un portavoce della FAA ha precisato formalmente che il ritorno al volo per il sistema Starship-Super Heavy sarà autorizzato esclusivamente quando l’agenzia avrà la certezza tecnica che nessun sistema, processo o procedura legata a questo imprevisto possa in alcun modo compromettere la sicurezza pubblica.
Il gigante d’acciaio e il suo ruolo per l’esplorazione
Il sistema Starship è composto da 2 elementi principali, entrambi progettati per essere completamente e rapidamente riutilizzabili: un booster di base chiamato Super Heavy e una navicella spaziale superiore nota come Starship, o semplicemente Ship. SpaceX è convinta che questo vettore, il lanciatore più grande e potente mai costruito nella storia dell’ingegneria aerospaziale, rivoluzionerà il volo spaziale rendendo economicamente fattibile la colonizzazione di Marte e altre imprese ambiziose. La nuova variante V3, alta ben 124,4 metri, rappresenta una componente fondamentale di questa visione avveniristica. Secondo i vertici dell’azienda, si tratta della prima iterazione della navicella capace di viaggiare nello Spazio profondo, progettata per trasportare gli astronauti sulla superficie lunare nell’ambito della missione Artemis IV della NASA, programmata per la fine del 2028.
Luci e ombre del 12° volo
Il test suborbitale della scorsa settimana rappresentava un banco di prova cruciale per l’azienda e, sotto molti aspetti, si è rivelato un successo tecnico. Lo stadio superiore Ship ha rilasciato con precisione 20 satelliti Starlink fittizi, insieme a 2 Starlink reali dotati di telecamere per riprendere lo scudo termico del veicolo nello Spazio. Inoltre, lo stadio superiore ha superato brillantemente il rientro nell’atmosfera terrestre, effettuando un ammaraggio morbido e controllato al largo delle coste dell’Australia, esattamente come pianificato dai computer di bordo. I problemi sono invece emersi con il booster Super Heavy, che avrebbe dovuto compiere un ammaraggio altrettanto morbido nel Golfo del Messico. Il razzo non è riuscito a eseguire le accensioni dei motori necessarie per un rientro controllato, concludendo la sua corsa con un impatto violento sulla superficie dell’oceano.
L’indagine della FAA e i tempi di recupero
Proprio questo ammaraggio brusco ha spinto la FAA a intervenire tempestivamente, imponendo a SpaceX di condurre un’inchiesta dettagliata per individuare le cause del fallimento del booster. L’agenzia governativa supervisionerà direttamente le indagini guidate dall’azienda, partecipando a ogni singola fase del processo e approvando il rapporto finale, incluse le eventuali azioni correttive da implementare sulle future navicelle. Al momento non è chiaro quanto durerà questo iter burocratico e tecnico. Gli analisti del settore suggeriscono comunque di non aspettarsi ritardi eccessivamente prolungati, considerando la proverbiale rapidità operativa di SpaceX. A titolo di esempio, lo scorso febbraio un simile blocco imposto dalla FAA al razzo Falcon 9 si è risolto in appena 4 giorni, permettendo al vettore di riprendere rapidamente le proprie missioni.
