Super El Niño verso il 2026: meno uragani sull’Atlantico? I modelli ECMWF e GFS mostrano un cambiamento radicale

Dopo anni dominati da La Niña e da un Atlantico estremamente attivo, il 2026 potrebbe segnare un netto cambio di scenario, con una stagione degli uragani meno estrema e un numero inferiore di cicloni tropicali intensi

Nel corso del 2026 l’Atlantico si prepara a una stagione degli uragani molto diversa rispetto a quelli degli ultimi anni. I nuovi dati a disposizione sullo stato dell’oceano Pacifico mostrano che un El Niño forte, con caratteristiche da potenziale ‘super evento‘, è ormai in rapida formazione e inizierà a influenzare in modo deciso il clima globale già durante il cuore della stagione degli uragani. Questo importante cambiamento , dopo anni dominati da La Niña e da un’Atlantico iper-attivo, promette di ridurre il numero delle tempeste e il rischio di grandi uragani a ripercussione diretta sugli Stati Uniti e sul Canada orientale, pur senza neutralizzare completamente la minaccia.

Al centro di questa transizione c’è la regione ENSO del Pacifico tropicale, dove le anomalie di temperatura superficiale stanno crescendo rapidamente e sono già oltre la soglia di El Niño, con un’intensa Kelvin wave calda che risale dagli strati sub-superficiali verso il Pacifico orientale.

Previsione uragani atlantici 2026

I più autorevoli modelli stagionali, da ECMWF a GFS, pianificano un evento di El Niño tra moderato e forte nel trimestre che va da agosto ad ottobre 2026, proprio nel picco della stagione degli uragani atlantici. Alcuni modelli spingono le anomalie oltre i 2 gradi nella zona Niño 3.4, spingendo quindi per un ‘super El Niño‘ che negli archivi degli ultimi 150 anni hanno lasciato un’impronta piuttosto chiara sulle statistiche degli uragani atlantici.

Quando il Pacifico centro-orientale si scalda così, la risposta dell’atmosfera è perentoria: si modifica la cella di Walker, si muove il ramo ascendente dei moti tropicali e, per compensazione, aumenta la tendenza a moti discendenti sulla fascia degli alisei atlantici. È proprio sopra la Main Development Region, specifica area dell’Oceano Atlantico tropicale compresa tra le coste dell’Africa occidentale e il Mar dei Caraibi dove nascono l’80% dei grandi uragani, che questa teleconnessione di El Niño tende a imporre aria più secca, più stabile e disturbata da un forte wind shear.

Le mappe stagionali dell’autorevole modello europeo ECMWF per l’estate e l’autunno 2026 mostrano in modo eloquente questa dinamica. Sul Pacifico tropicale domina un’anomalia di correnti ascensionali, mentre sull’Atlantico tropicale e Golfo del Messico emergono segnali di moti discendenti, aumento dello shear verticale e una fascia anticiclonica che si estende dalla Main Development Region verso le coste meridionali degli Stati Uniti. Parallelamente, le previsioni delle precipitazione indicano un Atlantico tropicale più secco del normale nel periodo clou della stagione, segnale tipico di un’attività ciclonica inferiore alla media.

Dal punto di vista statistico, gli anni di El Niño, ancor di più quelli di ‘super El Niño‘, sono associati a stagioni con meno tempeste e meno uragani di categoria 3 o superiore sull’Atlantico. Anche l’ACE, l’indice che misura l’energia ciclonica accumulata, tende a diminuire rispetto alle annate con La Niña o ENSO neutro. Nelle annate con un forte El Niño emerge inoltre un segnale che interessa direttamente la fascia costiera orientale degli Stati Uniti: il numero di landfall di grandi uragani sulla terraferma diminuisce, soprattutto lungo la costa del Golfo del Messico e il sud-est degli Stati Uniti, mentre le tempeste che riescono a svilupparsi hanno più probabilità di rimanere di moderata intensità o di trovare condizioni ostili man mano che si avvicinano al continente.

Per gli Stati Uniti e il Canada orientale questo non significa ‘rischio zero‘, ma un cambio di prospettiva. Il macroambiente nel 2026 sembra muoversi verso una stagione meno meno estrema rispetto agli anni record, con un numero inferiore di depressioni in grado di trasformarsi in uragani devastanti. In un contesto di El Niño forte è più probabile magari vedere episodi isolati, piuttosto che un susseguirsi di pericolosi uragani fino alla stagione autunnale.