Telespazio, azienda del gruppo Leonardo, ha effettuato il 25 maggio un esperimento di Moon-Bounce, una prova di comunicazione radio basata sull’invio di un segnale dalla Terra verso la Luna, sulla sua riflessione sulla superficie lunare e sul successivo ritorno del segnale verso il nostro pianeta. La sperimentazione è stata condotta trasmettendo un segnale radio da un’antenna del Centro spaziale del Lario, in provincia di Como, verso la superficie lunare. Il segnale, dopo essere stato riflesso dal satellite naturale della Terra, è stato reinviato verso il pianeta ed è stato ricevuto dal Centro spaziale del Fucino, in Abruzzo. In linea teorica, lo stesso segnale poteva essere captato da ogni antenna che, in quel momento, si trovasse in visibilità della Luna.
La notizia assume un rilievo particolare perché mette in evidenza la capacità di utilizzare infrastrutture italiane già operative per attività avanzate di comunicazione radioastronomica, sperimentazione spaziale e collegamenti su distanze estremamente superiori rispetto a quelle normalmente affrontate nelle comunicazioni satellitari geostazionarie.
Che cos’è il Moon-Bounce e perché è importante per le comunicazioni spaziali
La comunicazione Terra-Luna-Terra, conosciuta anche come Earth–Moon–Earth communication o EME, e nota comunemente come “Moon-bounce”, è una tecnica di comunicazione radio che sfrutta la superficie lunare come riflettore naturale. Il principio consiste nell’emettere onde radio da un trasmettitore terrestre, indirizzarle verso la Luna e ricevere il segnale riflesso da un altro punto sulla Terra.
La distanza media tra la Terra e la Luna è di circa 384mila chilometri, un dato che rende particolarmente significativo l’esperimento svolto da Telespazio. La prova, infatti, non riguarda soltanto la trasmissione di un segnale radio, ma anche la capacità di gestire puntamento, tracciamento, ricezione e propagazione su una distanza che supera di gran lunga quella delle orbite geostazionarie tradizionalmente utilizzate per molte comunicazioni satellitari.
La tecnica EME rappresenta una forma di comunicazione complessa perché il segnale deve affrontare un percorso molto lungo, subire la riflessione sulla superficie lunare e tornare a Terra con caratteristiche tali da poter essere ricevuto e interpretato. Proprio per questo, un esperimento di Moon-Bounce costituisce una dimostrazione concreta delle competenze tecniche e operative necessarie per le future comunicazioni nello spazio cislunare.
Dal Centro spaziale del Lario alla Luna: il ruolo dell’antenna LARIO 1
L’esperimento è stato eseguito dai tecnici di Telespazio con l’ausilio di un’antenna parabolica del Centro spaziale del Lario, infrastruttura che abitualmente comunica con satelliti in orbita geostazionaria a circa 36mila chilometri dalla Terra. In questo caso, la stessa capacità tecnologica è stata applicata a un collegamento molto più ambizioso, indirizzato verso la Luna e basato sulla riflessione del segnale radio sulla sua superficie.
L’antenna utilizzata è denominata LARIO 1. Si tratta di una parabola di 32 metri di diametro, dotata di un sistema di movimentazione che le consente di effettuare operazioni di puntamento, inseguimento e tracciamento non solo di satelliti artificiali, ma anche di pianeti e galassie visibili dal teleporto lombardo.
La capacità di puntare e seguire oggetti celesti con precisione è un elemento centrale per esperimenti di questo tipo. Nel caso del Moon-Bounce, infatti, il corretto orientamento dell’antenna verso la Luna è essenziale per inviare il segnale radio lungo la traiettoria prevista e consentirne poi la riflessione verso la Terra.
Il segnale ricevuto al Centro spaziale del Fucino
Dopo la trasmissione dal Centro spaziale del Lario, il segnale radio è stato riflesso dalla superficie lunare ed è stato ricevuto dal Centro spaziale del Fucino, in Abruzzo. Il collegamento tra i due centri spaziali italiani, mediato dalla Luna, ha permesso di dimostrare in modo concreto la riuscita della comunicazione Terra–Luna-Terra.
Il Fucino ha un valore simbolico e tecnologico particolare nella storia delle telecomunicazioni spaziali italiane. Il suo coinvolgimento nell’esperimento conferma il ruolo strategico delle infrastrutture nazionali nel campo delle comunicazioni satellitari e delle future applicazioni legate all’esplorazione lunare.
Un test che evidenzia le capacità italiane nella sperimentazione spaziale
L’esperimento di Moon-Bounce ha evidenziato le capacità tecniche del sito italiano nelle attività di comunicazione radioastronomica e di sperimentazione spaziale. La prova condotta da Telespazio conferma la possibilità di utilizzare infrastrutture terrestri avanzate per attività che guardano oltre l’orbita terrestre e si proiettano verso l’ambiente cislunare.
Il dato tecnologico è particolarmente rilevante perché l’antenna del Centro spaziale del Lario è abitualmente impiegata per comunicare con satelliti in orbita geostazionaria. L’orbita geostazionaria, posta a circa 36mila chilometri dalla Terra, rappresenta una distanza significativa per le telecomunicazioni satellitari, ma il collegamento con la Luna impone un salto di scala: la distanza media Terra-Luna è infatti di circa 384mila chilometri.
Questa differenza mette in prospettiva la portata dell’esperimento. Passare da comunicazioni con satelliti geostazionari a un segnale riflesso dalla Luna significa misurarsi con condizioni di propagazione, attenuazione e tracciamento più complesse, in un contesto che richiama direttamente le esigenze delle future missioni lunari.
Moonlight, il programma ESA per le comunicazioni e la navigazione lunare
La sperimentazione condotta da Telespazio si inserisce in un contesto più ampio, nel quale l’azienda, insieme al contributo del gruppo Leonardo, svolge un ruolo di primo piano. Telespazio è infatti prime contractor del programma Moonlight dell’Agenzia Spaziale Europea, finalizzato alla realizzazione di un’infrastruttura di comunicazione e navigazione in orbita lunare, il primo sistema del suo genere.
Nell’ottobre 2024, Telespazio ha firmato con l’ESA il contratto LCNS, acronimo di Lunar Communication and Navigation Services, assumendo la guida di un consorzio europeo che include partner industriali e accademici. Il programma è destinato a sostenere le future missioni di esplorazione umana e robotica sulla Luna, fornendo servizi essenziali per le comunicazioni e la navigazione.
Il sistema previsto dal programma Moonlight si baserà su una costellazione di cinque satelliti in orbita cislunare. L’obiettivo è supportare gli allunaggi precisi, la navigazione di superficie e le comunicazioni ad alta velocità tra la Luna e la Terra. Si tratta di capacità considerate fondamentali per rendere più sicure, efficienti e continuative le missioni lunari dei prossimi anni.
Lunar Pathfinder atteso nel 2027 e piena operatività entro il 2031
Il percorso verso la nuova infrastruttura lunare europea prevede una progressione già definita. Il primo satellite, il Lunar Pathfinder, è atteso in orbita nel 2027. La piena operatività del sistema è invece prevista entro il 2031.
In questa prospettiva, l’esperimento di Moon-Bounce assume un significato che va oltre la singola prova tecnica. La trasmissione del segnale dal Centro spaziale del Lario verso la Luna e la ricezione al Centro spaziale del Fucino si collocano idealmente nel quadro delle attività che preparano l’Europa e l’Italia a un ruolo sempre più rilevante nell’esplorazione lunare.
La futura costellazione prevista da Moonlight dovrà garantire servizi di comunicazione e navigazione attorno alla Luna, contribuendo a creare un’infrastruttura stabile a supporto delle missioni umane e robotiche. In questo scenario, le competenze maturate nelle comunicazioni spaziali e radioastronomiche costituiscono un elemento strategico.
Il legame storico tra Telespazio, il Fucino e la Luna
Il rapporto tra Telespazio e la Luna ha radici profonde. Nel luglio del 1969, una antenna parabolica del Centro spaziale del Fucino fu tra le prime in Europa a ricevere e ritrasmettere le immagini televisive dell’allunaggio dell’Apollo 11. Quelle immagini portarono nelle televisioni degli italiani uno degli eventi più straordinari della storia dell’umanità.
Il nuovo esperimento di Moon-Bounce richiama direttamente quella tradizione, aggiornandola al contesto tecnologico e strategico contemporaneo. Se nel 1969 il Fucino ebbe un ruolo nella ricezione e nella diffusione delle immagini dello sbarco sulla Luna, oggi le infrastrutture italiane tornano a essere coinvolte in attività che guardano alla Luna come destinazione operativa, scientifica e tecnologica.
La continuità storica tra la ricezione delle immagini dell’Apollo 11 e le attuali sperimentazioni radio evidenzia il valore delle competenze sviluppate in Italia nel campo delle comunicazioni spaziali. Il passaggio dalla memoria dell’allunaggio alla costruzione di nuove reti lunari conferma il ruolo di Telespazio nel percorso di ritorno alla Luna.
L’esperimento durante “C’è posta per E.T.” dell’INAF
L’esperimento di Moon-Bounce si è tenuto nel corso dell’evento conclusivo della seconda edizione del concorso “C’è posta per E.T.” dell’Istituto nazionale di astrofisica, patrocinato dall’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, DIGIT srl, AMSAT Italia e dal Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia dell’Università degli Studi dell’Aquila.
La cornice dell’iniziativa aggiunge una dimensione divulgativa e scientifica alla prova tecnica. Il tema della comunicazione radio, della trasmissione di segnali nello spazio e del rapporto tra Terra e Luna si intreccia infatti con attività rivolte alla conoscenza, alla ricerca e alla sperimentazione.
La scelta di realizzare il test in occasione dell’evento conclusivo del concorso rafforza il collegamento tra ricerca scientifica, infrastrutture spaziali e cultura dell’esplorazione. L’esperimento ha così unito il valore operativo della prova radio con il significato educativo e simbolico di un’iniziativa dedicata al dialogo con lo spazio.
Dalla Terra alla Luna, un segnale per il futuro delle comunicazioni spaziali
Il Moon-Bounce realizzato da Telespazio rappresenta una dimostrazione concreta della capacità italiana di operare nel campo delle comunicazioni spaziali avanzate. Il segnale inviato dal Centro spaziale del Lario, riflesso dalla superficie lunare e ricevuto dal Centro spaziale del Fucino, mette in evidenza il potenziale delle infrastrutture nazionali nel supportare attività legate alla futura presenza umana e robotica sulla Luna.
La prova assume ulteriore rilevanza perché si colloca nel momento in cui l’Europa, attraverso l’ESA, lavora alla costruzione di una vera infrastruttura lunare di comunicazione e navigazione. Il programma Moonlight, guidato da Telespazio come prime contractor, punta a realizzare un sistema stabile in orbita lunare, con una costellazione di cinque satelliti destinata a supportare allunaggi, navigazione di superficie e collegamenti ad alta velocità.
Dal segnale radio rimbalzato sulla Luna alla futura rete europea in orbita cislunare, l’esperimento conferma il ruolo centrale delle comunicazioni nello sviluppo della nuova esplorazione spaziale. Per Telespazio, per Leonardo e per le infrastrutture italiane del Lario e del Fucino, la Luna continua a essere un punto di riferimento tecnologico, storico e strategico.




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