L’Orcolat, il mostro che secondo la tradizione friulana vivrebbe nelle viscere del Monte San Simeone, è stato citato sia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia dal Premier Giorgia Meloni nei loro interventi al Consiglio regionale straordinario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per il cinquantesimo anniversario del terremoto che sconvolse il Friuli e l’Italia intera. “Viene da pensare – ha osservato il Capo dello Stato – che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi la sua radice in questa terra. Dal modo con il quale i friulani hanno reagito all’Orcolat, l’orco evocato dalle leggende locali, che quella sera, e poi di nuovo nel settembre di quello stesso anno, sembrò schiacciare il futuro”.
Poco prima Meloni aveva fatto riferimento alla stessa creatura mitologica, che quando “si sveglia, la terra trema, le montagne ballano”. Ma quella leggenda, ha sottolineato il Premier, racconta anche che “a domare l’Orcolat e la sua furia devastatrice sono degli esseri piccolissimi, apparentemente incapaci di fermare la sua forza dirompente, le farfalle. Penso che sia esattamente quello che è accaduto qui 50 anni fa, quando gli uomini e le donne di questa terra, piccoli come farfalle al cospetto della furia del terremoto, hanno testimoniato con la bellezza dell’impegno e la determinazione della volontà che la morte e la distruzione non avrebbero avuto il sopravvento”.
Mattarella: “Friuli un modello, in momenti difficili il Paese esprime risorse formidabili”
“Il nostro Paese conserva formidabili risorse morali di umanità e senso di unità, che sa esprimere nei momenti più difficili, prezioso patrimonio sociale e civile. È accaduto in Friuli. Era già accaduto prima altrove. E questa storia generosa si è sovente riproposta”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso. “Dopo le scosse di maggio, nel settembre di quel ’76 un nuovo durissimo colpo azzerò parte del lavoro fatto in estate. Ma le comunità colpite non se ne fecero travolgere. Lo esprime un bel detto friulano, molto noto – che io non ripeto per rispetto della pronuncia della lingua friulana. La devastazione materiale – è il senso di quel detto – non ha neppure scalfito la roccia, vale a dire la tenacia, la profonda identità delle genti friulane. La rete delle autonomie locali, forme di democrazia partecipativa vissuta con orgoglio, un rapporto nuovo con le istituzioni nazionali, hanno contribuito a costruire ciò che poi è stato chiamato ‘modello Friuli’“, ha detto il Capo dello Stato.
Mattarella: “il modello Friuli ha lasciato un’eredità preziosa”
“Quel lavoro ha lasciato al Paese un’eredità preziosa, premessa per la costituzione della Protezione Civile italiana“, ha continuato Mattarella. Una “rete operativa con gli enti locali e con il volontariato” con lo scopo “anche della prevenzione come obiettivo istinto dalle attività emergenziali di soccorso“. Un modello che il Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti “si trovò a sperimentare in questo contesto inedito e in una situazione di profonde difficoltà. Una nuova modalità di relazione tra apparati pubblici, rappresentanze locali e forze sociali”, ha poi aggiunto il Capo dello Stato.
Meloni: “il Friuli trasformò la tragedia del sisma in un modello di ricostruzione”
Dopo il sisma del 1976, i friulani “riuscirono a trasformare una tragedia in modello per l’Italia intera, il modello Friuli, il miglior modello di ricostruzione che l’Italia abbia riconosciuto fino ad oggi“. Lo ha detto il Premier Giorgia Meloni nel suo intervento al Consiglio regionale straordinario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per il 50° anniversario del terremoto del Friuli. Dopo quella “calamità dalla forza mai vista prima, che fermò la vita di quasi mille persone, distrusse città, borghi, frantumò pietre millenarie, in molti nel buio di quella notte pensarono che dalle viscere di quelle montagne si fosse risvegliato il leggendario Orcolat, lasciando dietro di sé morte e distruzione – ha ricordato Meloni -. Alla furia di quella scossa seguì un silenzio irreale. Eppure il tempo della paura e del dolore fu breve, perché ci fu un altro sentimento che immediatamente si fece largo nel cuore dei friulani: l’orgoglio, l’orgoglio dell’appartenenza, della volontà, della determinazione: non c’era tempo per piangere, per commiserarsi, bisognava agire, reagire”.
Meloni: “dal Friuli le basi per un sistema di Protezione Civile d’avanguardia”
Il “modello Friuli” post terremoto “nasceva da intuizioni semplici e brillanti e così visionarie per l’epoca da essere ancora efficaci oggi, le migliori che conosciamo. E molte di quelle intuizioni” sono state di “uno dei servitori dello Stato più lungimiranti, Giuseppe Zamberletti, al quale il governo di allora, il governo Moro, non aveva attribuito un compito facile come quello di Commissario per l’emergenza“, ha continuato Meloni, ricordando che Zamberletti “decise di creare in ogni comune un centro operativo per il coordinamento dei soccorsi e degli interventi di assistenza e di affidarne la responsabilità al sindaco, cioè la figura istituzionale che è più vicina al territorio e che meglio di chiunque altro conosce i bisogni della propria gente, e nacque così una rete nella quale tutte le figure coinvolte nell’emergenza, i tecnici, i militari, le forze dell’ordine, i volontari, i cittadini potevano lavorare al meglio insieme, ciascuno con il proprio compito, ciascuno con la propria competenza, come fa una squadra, con il coordinamento dello Stato”. “Questa è l’idea – ha ricordato Meloni – che, come tutti sappiamo, ha gettato le basi del sistema italiano di protezione civile che noi conosciamo oggi e del quale tutti andiamo fieri, un sistema che è all’avanguardia e che è diventato anche oggi, anche nei nuovi scenari di crisi, un punto di riferimento assoluto anche a livello internazionale”.
“L’Italia non ha dimenticato l’esempio del Friuli, quel modello, quella rotta che questo governo sta percorrendo per accompagnare nel percorso di rinascita e riscatto tanti altri pezzi d’Italia, territori che hanno vissuto la tragica esperienza di un terremoto, con misure strutturali, velocità nelle procedure, risorse adeguate, un quadro legislativo più chiaro ed efficace, non solo per intervenire nella fase di emergenza e ricostruzione ma anche per accelerare nell’attività di prevenzione“, ha aggiunto Meloni.
Meloni: “dopo il sisma in Friuli ondata di solidarietà mai vista prima”
“Più macerie si scoprono in Friuli, più cresce la voglia di riaggiustare: fu l’efficace sintesi di allora del Messaggero veneto” dopo il sisma, quando “i friulani erano pronti a fare da soli e tuttavia non furono lasciati soli: il popolo italiano riversò su queste montagne e valli un’ondata di solidarietà mai vista prima”, ha detto ancora il Premier Giorgia Meloni nel suo intervento. “Centinaia di migliaia di volontari da ogni parte della Penisola diedero alla rinascita del Friuli un contributo determinante. Ma – ha rimarcato Meloni – li avevano mossi i friulani, l’esempio dei friulani, perché come dicono i latini le parole muovono ma gli esempi trascinano. Fu l’esempio dei friulani a trascinare gli italiani. E i friulani risposero a quell’incredibile atto d’amore con parole che allora apparvero sui muri, ‘il Friuli ringrazia e non dimentica’. Parole oggi scolpite nella storia e nella memoria della nostra Repubblica“.
