Partiamo subito da un presupposto: se vi sembra più rassicurante chiamarla solo tromba d’aria, sappiate che per i dizionari e per i manuali di meteorologia è comunque sinonimo di tornado e che il tipo di danni prodotti non cambia minimamente a seconda della parola scelta nei titoli. “Italia travolta da tornado? Mai esistito un tornado in Italia, scambiate le trombe d’aria per tornado“, scrive un utente nei commenti, accompagnando la frase con una raffica di faccine sorridenti. È un’obiezione che ormai compare puntualmente sotto ogni articolo o video di cronaca meteo: da una parte le immagini di vortici impressionanti che spazzano principalmente il nord Italia, dall’altra chi minimizza, convinto che i ‘tornado‘ esistano solo negli Stati Uniti e che qui, al massimo, si possa parlare di ‘trombe d’aria‘.
Dal punto di vista scientifico, difatti, la distinzione non esiste: tornado e tromba d’aria indicano lo stesso fenomeno, cioè una colonna d’aria in rapida rotazione che scende dalla base di un temporale fino a toccare il suolo. La tromba d’aria, o tornado, è un vortice ad imbuto, capace di generare venti anche oltre 300 km/h nei casi più violenti.

In Italia, per tradizione, il termine più usato è ‘tromba d’aria‘, mentre in altri Paesi, come gli USA, si preferisce ‘tornado‘: cambia la parola, non la fisica del fenomeno. La confusione nasce dal fatto che spesso si chiamano ‘trombe d’aria’ anche violente raffiche lineari di vento, il cosiddetto downburst, che non hanno un vortice ben definito; in questi casi non si tratta né di tromba d’aria né di tornado, ma di un altro tipo di fenomeno.
Usare il termine ‘tornado‘ negli articoli di approfondimento non è un’americanata, ma una scelta coerente con il linguaggio meteorologico moderno, adottato addirittura anche dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare. Ormai si usano tornado e tromba d’aria come sinonimi proprio per allinearsi al lessico internazionale e per evitare fraintendimenti con altri fenomeni come i downburst, che possono produrre danni simili ma hanno dinamiche completamente diverse.

Affermare che in Italia non si sia mai verificato un tornado è smentito dalla storia e dalle statistiche: il nostro Paese è tra le aree europee più colpite da questi fenomeni, soprattutto in Pianura Padana e perfino lungo le zone costiere. Basti pensare al celebre tornado del Montello del 24 luglio 1930, in Veneto, classificato come F5 sulla scala Fujita: uno dei più violenti di sempre in Europa, con venti stimati vicini ai 500 km/h.
Altri episodi drammatici parlano da soli: il tornado che sconvolse Venezia l’11 settembre 1970, stimato F4, il vortice che colpì l’Oltrepò Pavese nel 1957, quello fra Parma e Piacenza nel 1965 e i casi più recenti come Dolo-Mira nel 2015 o Taranto nel 2012. In Sicilia, nel 1851, un duplice tornado in provincia di Trapani provocò centinaia di vittime, ed è ricordato come uno degli eventi tornadici più letali della storia europea.
Le faccine sorridenti sotto i nostri video o sotto i nostri articoli di cronaca non cambiano la realtà fisica né i dati storici: tornado e tromba d’aria sono lo stesso fenomeno, e l’Italia ha una lunga, e spesso tragica, lista di vortici documentati, anche di intensità estrema. Utilizzare il termine ‘tornado‘ nei resoconti di cronaca meteo non è un’esagerazione, ma il modo più corretto per chiamare per nome un fenomeno che da sempre fa parte, nel bene e nel male, del nostro clima.


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