Veneto tra maltempo e siccità, “piogge preziose ma resta l’emergenza acqua”

L'assessore Venturini commenta il dossier Arpav: deficit pluviometrico al 66% e falde in sofferenza nonostante le recenti piogge superficiali

Le recenti precipitazioni che hanno interessato il territorio regionale non devono trarre in inganno i cittadini veneti, poiché la crisi idrica rimane una minaccia concreta per i prossimi mesi estivi. Sebbene i temporali di questi giorni offrano un sollievo immediato ai campi agricoli e alla vegetazione, i dati scientifici pubblicati dall’Arpav nel rapporto aggiornato al 30 aprile delineano un quadro di estrema fragilità ambientale. Il sistema delle falde acquifere dell’alta pianura continua a registrare livelli di siccità classificati tra severi ed estremi, mentre le portate dei principali fiumi regionali subiscono contrazioni drastiche rispetto alle medie storiche. In questo scenario, le riserve nevose in quota risultano quasi del tutto esaurite a causa di un aprile eccezionalmente caldo che ha accelerato i processi di fusione naturale. La gestione della risorsa diventa dunque un imperativo categorico per evitare razionamenti critici nel corso della stagione più calda dell’anno e proteggere la stabilità del comparto produttivo locale.

Il paradosso climatico degli invasi e il calore di aprile

Le precipitazioni sul territorio rappresentano una “boccata d’ossigeno” per l’ecosistema, ma l’assessore regionale al Clima, Elisa Venturini, invita alla massima cautela. L’analisi del bacino del Piave mostra dati apparentemente rassicuranti che però nascondono un’insidia strutturale legata alle temperature anomale dell’ultimo periodo. “Siamo di fronte a un paradosso climatico – dichiara l’assessore Venturini – Vediamo gli invasi del Piave quasi pieni, all’84%, ma non è merito delle piogge. È il risultato di un aprile eccezionalmente caldo, il terzo più bollente dal 1991, che ha fuso prematuramente la neve in quota. Abbiamo ‘mangiato’ le nostre riserve estive in anticipo: nel bacino del Piave restano appena 40 milioni di metri cubi di neve, un valore ben lontano dalla norma“.

I numeri del deficit: fiumi e piogge sotto la soglia critica

Il rapporto dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale mette in luce un quadro deficitario su larga scala. Aprile si è concluso con un calo pluviometrico del 66%, posizionandosi come il 4° mese più secco degli ultimi 35 anni. La media regionale si è fermata a 32 mm, contro i 94 attesi normalmente. Questa carenza si riflette direttamente sulla salute dei corsi d’acqua. Le portate dei fiumi veneti mostrano segni di sofferenza evidenti rispetto alle medie storiche: il Bacchiglione segna un -57%, l’Adige un -47% e il Brenta un -38%. Per riequilibrare l’anno idrologico servirebbe un mese di maggio straordinariamente piovoso, con almeno 297 mm di acqua.

L’appello per un uso consapevole della risorsa idrica

La situazione del sottosuolo è quella che preoccupa maggiormente le istituzioni. Nelle aree dell’alta pianura e in centri nevralgici, lo stato della falda è critico, con livelli che non riescono a beneficiare delle piogge superficiali di breve durata. “Mentre la pioggia di questi giorni bagna la superficie e dà sollievo all’agricoltura – sottolinea Venturini – la situazione delle falde rimane preoccupante. In centri importanti come Cittadella e Castelfranco Veneto i livelli sono sensibilmente sotto le medie storiche. Per recuperare il deficit accumulato servirebbe un mese di maggio con precipitazioni triple rispetto alla norma. Vista la gravità della situazione e la scarsità di piogge reali dell’ultimo periodo, è bene che tutti, dai grandi utilizzatori ai singoli cittadini, imparino a trattare con la massima attenzione questa risorsa. L’acqua non è infinita e ogni goccia risparmiata oggi è una garanzia per la stagione estiva che ci attende. Continueremo a monitorare la situazione, ma la gestione idrica richiede oggi più che mai lungimiranza e rispetto per un bene così prezioso e fragile“.